"Nel nome di Sciascia e dell'Italia che resiste"Intervista ad Andrea Camilleri sulla Sicilia, Montalbano, la memoria e l'Unità. "Felice che il giornale di Gramsci sia ritornato"
di Salvo Fallica*
In questo articolo ripreso da l'Unità del 7 luglio 2015 Salvo Fallica intervista lo scrittore Andrea Camilleri

“Io sono stato prima un lettore assiduo dell’Unità, poi un suo collaboratore e quindi non posso che salutare con gioia il suo ritorno in edicola ed augurarvi tanta fortuna”. Così il grande scrittore Andrea Camilleri saluta il ritorno de l'Unità mostrando una stima autentica per lo storico giornale fondato da Gramsci, ancora una volta rinato. Da l'Unità a Salvo Montalbano, dal nuovo romanzo all'attualità, da Pontormo a Pirandello, da Sciascia a Pasolini, dai temi di etica e legalità alla visione della Sicilia 'redimibile', dalla Rai al cinema.

Molti dei suoi libri incentrati sul commissario Salvo Montalbano traggono degli spunti da fatti di cronaca nera, e diventano lo stimolo per le sue creazioni narrative. Nel caso del suo ultimo romanzo "La giostra degli scambi", edito da Sellerio, nella nota finale precisa che è una delle poche storie montalbaniane che non hanno questa scaturigine. Ci affascina comprendere come sia nata questa invenzione pura.

E’ vero che spesso negli altri romanzi di Montalbano c’era una prova evidente, un ritaglio di giornale, una notizia alla tv, etc, da dove io facevo partire la narrazione ma naturalmente alterando di molto il punto di origine della notizia e sviluppandola appunto diversamente. In questo caso non parlerei di purezza assoluta dell’invenzione. Non esiste un’invenzione che non sia contaminata o dal reale o da letture o da ricordi. Non posso esibire nessuna pezza d’appoggio ma tanti frammenti di piccoli fatti che io ho collegato fra loro. Inoltre, tenga presente, che il tema dello 'scangio' che mi diverte molto è presente in molti romanzi storici come ha acutamente rilevato il professore Salvatore Silvano Nigro”.

Può dirsi che in un certo qual modo nel gioco degli scambi vi è una ispirazione letterario-filosofica che rimanda ad un autore da Lei molto apprezzato, Pirandello? Quanto, più in generale, questo intellettuale ha influenzato la sua opera?

Ho diretto in teatro, radio e televisione oltre quaranta opere di Pirandello. Ho avuto l‘onore di mettere in scena per la prima volta in Italia un suo piccolo atto unico inedito. Ho scritto numerosi saggi e perfino una personale biografia. Come vuole che non ne sia influenzato? D’altra parte, un giorno, parlandone con Sciascia convenimmo che 'non potevano non dirci Pirandelliani'.”

I suoi romanzi sono intrisi da un efficace ritmo narrativo teatrale, in questo libro questo aspetto sembra accentuato. In particolare la serie di episodi degli scambi: dalla schermaglia del commissario con due mosche fastidiose, alla rissa nella quale in maniera comica viene coinvolto Montalbano fino all'arresto da parte dei carabinieri (equivoco presto sciolto), vi è un umorismo ed uno stile che ricordano un suo romanzo storico "Il birraio di Preston". Riscontra questi parallelismi?

“No, se esistono, sono inconsci. Però è pur vero che in questo libro mi sono divertito a presentare l’assassino come vittima di una gag da cinema muto (la padellata in testa!)”.

L'autorevole studioso Salvatore Silvano Nigro, nel risvolto di copertina, mette in evidenza il remake da Lei operato di una scenetta antica e surreale tratta dal 'Libro mio' di Pontormo ripresa poi dal Contesto di Leonardo Sciascia. Può raccontarci cosa rappresenta metaforicamente l'uomo che resta chiuso in casa e risponde di non esserci a chi bussa alla sua porta? E come è nata l'ispirazione di inserirla nel romanzo?

Vorrei precisare che io sono stato un appassionato lettore del 'Libro mio', anche perché esiste ma non è mai stato pubblicato un atto unico, di cui io sono stato co-autore, dedicato proprio a Pontormo e alla sua esistenza. Nel caso specifico, che cosa significa chiudersi in casa e rispondere con la propria voce che non lo si è? In sé il gesto è assurdo ma ha una valenza addirittura metafisica: il tentativo non riuscito della negazione dell’esserci”.

Nei suoi romanzi, montalbaniani, storici, fantastici, Sciascia è presente anche indirettamente. Ha influito nella sua nascita di scrittore?

“Certo, ha influito come hanno influito su di me i grandi maestri della filosofia e della letteratura. Perché leggere Sciascia e rimettere in elasticità il cervello”.

Sciascia è stato uno dei più grandi scrittori ed intellettuali italiani ed europei del '900 impegnati sul piano sociale e civile. Quanto le sue opere hanno ancora dirci?                                                       “Fino a qualche decennio fa l’interpretazione della realtà e del mondo che ci circonda era resa più facile, almeno in Italia, dalla presenza di intellettuali come Sciascia e Pasolini. Oggi, purtroppo, l’indecifrabilità è resa più difficile dalla scomparsa del loro filo d’Arianna”.

Lei però, con le sue opere ed anche le sue dichiarazioni pubbliche, è la dimostrazione di come sia debole la tesi della Sicilia “irrimedibile”. Ed anche fatti storici importanti, dai grandi risultati ottenuti dai magistrati e delle forze dell'ordine nella lotta alla mafia ai giovani siciliani che si inventano idee brillanti e creano "sturt up" che competono a livello internazionale, le danno ragione. Una visione più ampia, oltre alle consuete ombre anche le luci. Forse, il concetto espresso da Sciascia è stato incompreso perché decontestualizzato?

Certo. Lei ha colto perfettamente nel segno. Tante polemiche intorno a Sciascia sono nate dalla decontestualizzazione di alcune sue frasi. Avevano ragione i gesuiti: datemi la frase di un uomo e ve lo farò impiccare. Voglio dire proprio questo che se si riportano solo alcuni pezzi di ragionamenti, non collegati fra loro, si può uccidere un uomo”.

Ne "La giostra degli scambi", prosegue l'approfondimento del rapporto fra Montalbano e la vecchiaia. Anzi, Montalbano si interroga in maniera ancora più intima su questo tema. E mostra un sentimento di tenerezza poetico nei confronti della sua fidanzata Livia. Come sta cambiando il commissario?

“Montalbano cambia proprio nello stesso modo in cui lo descrive lei. Vorrei sottolineare che io non sono né consapevole né particolarmente interessato a Montalbano e ai suoi cambiamenti, se non nel momento in cui lo racconto, solo allora rifacendomi al punto in cui l’ho lasciato nel romanzo precedente vedo come sta e ne scrivo”.

Come vive il papà del commissario il rapporto con la vecchiaia?

“Non ho un rapporto con la vecchiaia, io sono vecchio. E’ una condizione lungamente prevista e quindi la accetto e cerco, fisicamente, di renderla il meno gravosa possibile e soprattutto di mantenere in esercizio il cervello in modo che possa invecchiare assai più lentamente di altre parti del mio corpo”.

Di recente, in occasione di una manifestazione culturale a Palermo, è tornato in Sicilia. Ed in un silenzio discreto, abilmente protetto da una sua importante collaboratrice, Valentina Alferj, si è poi spostato nella sua terra natia, nell'Agrigentino, a Porto Empedocle. Quali sensazioni ed emozioni ha provato?

“La sensazione del ritorno a casa che è la cosa più importante. Una sensazione di benessere che è quella di chi ritorna a casa, dopo una lunghissima assenza, e si ritrova tra le persone e gli oggetti che sempre gli sono stati cari. Ogni volta che torno, la prima sensazione di felicità mi è data dallo stesso respirare, perché in realtà gli odori del mio paese, prevalente quello del porto, sono rimasti sostanzialmente immutati. Quindi si tratta di riconoscere e tornare a respirare quell’aria che è stata la prima della mia vita e che per il periodo di tutta la mia giovinezza mi ha tenuto in vita.

Nella mia prima giovinezza non c’erano tutti i bar e i caffè che oggi si trovano nel mio paese. Ce n’erano solo due o tre, il più importante era il caffè Castiglione, noto per i suoi gelati, pezzi duri, che piacevano tanto a Mussolini che se li faceva mandare a Roma con un apposito idrovolante. Il caffè Castiglione era il gran luogo di incontro di Porto Empedocle ed aveva anche una sua storia letteraria. Tutte le volte che Pirandello tornava a Vigata, il suo tavolino era sempre affollato di amici e conoscenti che andavano a rendergli omaggio, non solo ma egli era avidissimo di racconti di vita paesana e quindi era ben felice di ricevere materiale che poi ha in realtà sviluppato in alcune novelle”.

Negli ultimi anni sembra aver un tocco magico anche nei commenti politici. Tempo fa fece un endorsement per Rosario Crocetta e vinse, per la prima volta da quando vi è l'elezione diretta del presidente della Regione, un esponente di sinistra. Sempre su l'Unità si espresse positivamente su Enzo Bianco, e divenne sindaco di Catania. Di recente ha fatto lo stesso con Calogero Firetto, neo sindaco di Agrigento per il centro-sinistra. Montalbano che dice di queste doti profetiche?

Per amor del cielo! Nessun dato profetico. Sono decenni che voto senza che il mio candidato venga eletto. Dei tre esempi che lei porta, si trattava di tre bravi amministratori dei loro rispettivi paesi e quindi ,dati i risultati ottenuti, mi è sembrato giusto sostenerli, aldilà di ogni appartenenza politica”.

Qual è il suo giudizio sulla Rai degli ultimi lustri?

“Non la seguo. Non posso dare un giudizio, non ho nessun elemento per parlarne bene o male. Certo che è molto trasformata rispetto ai tempi in cui io vi lavoravo. Mi servo del televisore in modo improprio, solo per vedere i film o seguire qualche dibattito politico”.

Vedere Salvo Montalbano nei panni di Topalbano l'ha divertita? Anche la Walt Disney omaggia il suo personaggio così come la BBC (con la fiction sul commissario), segni ulteriori di un successo multimediale ed internazionale. Prova anche un po' di emozione?

Certo che provo emozione! Con Topalbano mi sono addirittura entusiasmato. Per me è stata una sorta di Nobel”.

                                                                          

 Pubblicata sul quotidiano l’Unità del 7 luglio 2015

*collaboratore de "L'Unità"



13/07/2015
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