Mario Bolognari: "L'elezione di Mattarella ha ribaltato uno stereotipo"
di Salvo Fallica*
In questo articolo ripreso da "La Repubblica", Salvo Fallica intervista Mario Bolognari in occasione di una conferenza a Oxford dell'antropologo taorminese.

"L'IMMAGINE nel mondo proiettata dall'elezione del nuovo presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha una ricaduta fortemente positiva sull'Italia, ed in particolare sulla Sicilia. Quando il Financial Times ha messo in evidenza che è stato eletto un siciliano nemico della mafia ha colto nel segno. È il riconoscimento della parte sana della Sicilia ed è anche l'immagine di una Sicilia sobria che smonta triti e ritriti luoghi comuni sull'isola".
Così Mario Bolognari, antropologo, neodirettore del Dipartimento di Civiltà antiche e moderne dell'ateneo di Messina affronta il tema della Sicilia fra realtà e stereotipi in vista della conferenza che terrà venerdì all'Oxford Literary Festival su "La Sicilia riflessa. Immagine e rappresentazione attraverso il cinema degli anni '50 e 60". L'isola che si riflette nel cinema ma anche quella che riflette su se stessa.

"Il tema che svilupperò è il passaggio dalla società italiana dal mondo agricolo a quello industriale dopo la seconda guerra mondiale. Analizzerò in film che dovevano rappresentare tutto quello che era arretrato nell'Italia dell'epoca. Si tratta in gran parte di stereotipi superati dalla storia, ma allora erano le uniche immagini della Sicilia".

Di quali film si tratta?
"Si tratta di due film di Germi, "Divorzio all'italiana" e "Sedotta e abbandonata", fondati sulla rappresentazione estremizzata di una Sicilia arcaica, arretrata tout court, una Sicilia ignorante, con tutti i cittadini ipergelosi, iperpassionali. Una visione che pur partendo da alcuni dati di realtà li forza all'estremo con una operazione macchiettistica. Storpiava la realtà giocando con dei luoghi comuni. Ma ci sono anche i film stranieri, "Der Bunte traum" (1952), regia di Géza von Cziffra e "Gitarren klingen" (1959), regia di Hans Deppe. Sono fondati sugli stereotipi dell'Isola come luogo paradisiaco, esotica, selvaggia, popolata da gente mossa solo dalla passione sessuale, senza una dimensione civile. Una Sicilia che non è mai stata così, nemmeno negli anni più difficili".

Perché i luoghi comuni sono difficili da smontare?
"I luoghi comuni hanno un radicamento forte nelle opinioni pubbliche, sono pregiudizi positivi o negativi che influenzano il modo di pensare. Hanno anche qualche addentellato alla realtà, ma sono riduzioni superficiali che parlano alla pancia delle persone ed attecchiscono facilmente. Per capire la realtà bisogna superare il velo degli stereotipi".

La Sicilia è vittima degli stereotipi?
"In tanti nel mondo sono convinti di sapere cos'è la Sicilia, e credono di poter dare un giudizio definitivo. Spesso si tratta di luoghi comuni, magari costruiti dal cinema, dalla letteratura. Si è giocato con le parole per creare le immagini stereotipate".

Quali parole?
"Ad esempio la parola isola rimanda a un mondo che è misterioso, tutto da interpretare, come se esistesse una chiave di lettura del tutto che solo in Sicilia si può trovare. Omertà: si è fatto credere per tanto tempo che i siciliani fossero omertosi, diversi dagli altri. Il maggior numero delle denunce contro la mafia, contro il pizzo, è in Sicilia. La ribellione contro la mafia è partita dalla Sicilia. Quando in Lombardia dalle intercettazioni su una inchiesta sulla 'ndrangheta è emerso che i lombardi avevano paura di denunciare i mafiosi si è iniziato a capire che non vi sono popoli omertosi ma persone che hanno paura di criminali feroci. Non vi è alcuna tara antropologica dei siciliani".

Vi sono anche "parole positive" sulla Sicilia?
""La Sicilia è al centro del Mediterraneo, il luogo dove tante civiltà si incontrano, ricca di luoghi bellissimi". In questo caso l'elemento di verità è più forte, si parte da dati reali ma sono ugualmente luoghi comuni. Quanti posti al mondo sono belli ed al centro di una realtà geografica? Tanti. E anche le esaltazioni estetiche nascondono altri pregiudizi negativi. "Dato che vivete in un paradiso terrestre, non fate nulla dalla mattina alla sera". Basta studiare la storia contadina, fatta di duro lavoro, sacrifici, per svelare questa mistificazione".

 

Dunque la Sicilia non è "felicissima" né "buttanissima"?
"Esatto. La Sicilia va letta nelle sue contraddizioni, luci ed ombre. I luoghi comuni sono giochi complessi che servono anche ad influenzare il consenso. In passato l'immagine della Sicilia arretrata tout court era una costruzione politico-ideologica che faceva comodo a quelle classi dirigenti che lucravano sulle condizioni di difficoltà della Sicilia creando clientelismo ed assistenzialismo".

 

*collaboratore "La Repubblica"



14/04/2015
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