Antonio Di Grado: "Simenon, Bernanos e il maestro siciliano: così uguali, così diversi"
di Salvo Fallica*
Intervista di Salvo Fallica ad Antonio Di Grado ripresa da repubblica.it
Sciascia, Simenon, Bernanos: pensieri ed opere di grandi scrittori che si sfiorano e si intersecano mostrando similitudini inaspettate in un bel libro di uno studioso autorevole quale Antonio Di Grado, professore di letteratura italiana all'università di Catania, presidente della Fondazione Sciascia.

Emblematico il titolo del libro " Un cruciverba italofrancobelga". Sciascia, Bernanos, Simenon, edito da Bonanno. Accanto alla profondità critica ed analitica vi è una storia originale che vive assieme al testo, ovvero i luoghi degli autori. Una dimensione di geografia della letteratura, una suggestiva cornice dei luoghi che si intersecano con la narrativa.

Spiega Di Grado: "L'assolata e desolata Sicilia di Sciascia, la tetra provincia francese (molto spesso il Pas-de-Calais) dei due scrittori d'oltralpe. E tra questi mondi così lontani ma per certi versi affini l'università di Liegi, città natale di Simenon, e la Fondazione Sciascia di Racalmuto recentemente hanno gettato un ponte: a dicembre si è tenuto un convegno sui due scrittori a Liegi, nel castello di Colonster dove è conservato il Fondo Simenon".

Come è nata l'idea di questo libro?
"Dall'amore per tre grandi scrittori apparentemente dissimili. Dalla voglia, perciò, di farli dialogare per coglierne le segrete affinità ".

Quali sono a suo giudizio i collegamenti intellettuali, filosofici, scritturali, etici fra i tre autori?
"Un intellettuale laico, razionalista e scettico. Uno scrittore cattolico ossessionato dal demonio e visitato dalla Grazia. Un libertino in cerca di destini segnati e vite deviate. Tre mondi diversi. Ma non chiusi: la fede è una costante tentazione del laico Sciascia, che si arresta rispettoso dinanzi al "cancello della preghiera"; il libero pensiero e la vocazione al dissenso sono familiari pure al credente Bernanos; infine Simenon condivide coi primi due una radicale estraneità, che mi piace definire anarchica, nei confronti di ideologie, istituzioni, norme e convenzioni della società costituita".

Scendendo in un'analisi più particolareggiata quali sono le similitudini fra Sciascia, Bernanos e Simenon?
"Sono tutti e tre degli irregolari, che sfuggono ai canoni e alle etichette della storiografia letteraria, ma anche ai luoghi comuni e alle idee dominanti dei contesti sociali e degli assetti politici entro i quali, da solitari e da ribelli, vissero. E a ben esplorare, si trovano non solo evidenti e copiosi riferimenti del più giovane Sciascia ai due grandi scrittori transalpini, ma anche reciproci apprezzamenti e dissimulate influenze tra Bernanos e Simenon".

Può delineare l'interazione fra la Sicilia e Sciascia e fra Simenon e la sua terra natia?
"Nec tecum nec sine te, dicevaBorgesedellaSicilia. CosìSciascia: ciò che legava lui, intellettuale europeo, alle radici isolane cui consegnò le sue spoglie, era quel grumo di pessimismo (la Sicilia irredimibile) e di speranza ("la silenziosa fragile speranza dei siciliani migliori"), di sgomento e fascinazione, che a questa terra lega i suoi figli migliori. E la Sicilia, anche solo "come metafora", resta al centro della sua opera, diversamente dal Belgio vallone di Simenon, visitato solo raramente nei suoi romanzi ma ben vivo nella memoria (come nelle sue opere più sincere, da " Pedigree" a " Lettera a mia madre").

Il giallo di Sciascia e quello di Simenon...
"Quello di Sciascia è un giallo insolito, un giallo di idee, dove si affrontano entità astratte  -  verità e giustizia, impostura e violenza  -  cui l'autore dà sangue e nervi, drammatizzandole alla stregua di personaggi, problematizzandole e se è il caso inquisendole. Al centro di questo incrocio di tensioni si agita però un uomo, solitario e destinato alla sconfitta: è la figura del detective, che molto deve al caparbio, granitico, scontroso e umanissimo Maigret di Simenon".

 

*collaboratore "la Repubblica"



10/02/2015
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