Il Mistero di Ben Nissim
di Salvo Fallica*
In questa intervista di Salvo Fallica pubblicata sul quotidiano l'Unità, lo scrittore Andrea Camilleri, si confronta con la figura dall’identità cangiante vissuta nella seconda metà del Quattrocento: «Un contesto antico che mi permette di sperimentare la mia scrittura» in una sorta di "reinvenzione" dello storico personaggio.

Un libro che fa discutere e partendo dalla storia racconta un personaggio sui generis dalle plurime sfaccettature.

Un romanzo che narrando una figura misteriosa e dalla identità cangiante, fa riferimento ad un periodo ricco di vitalità e profondità culturale, quale l'Umanesimo.

Per Andrea Camilleri il confronto con la storia è un elemento costante della sua produzione narrativa, alla serie «gialla» con protagonista Salvo Montalbano alterna romanzi storici ed altri incentrati su temi sociali ed artistici.

Fa parte della sua personalità sperimentare e raccontare, così come narrare partendo da spunti storici e storiografici che poi rielabora in maniera letteraria, riempendo i tanti vuoti con invenzioni aderenti alle caratteristiche dei personaggi e delle vicende estrinsecate.

Documenti, letture di libri, l'introduzione ad un catalogo di una mostra, tutto può diventare oggetto di ispirazione per Camilleri, che nell' intervista parte da questo e parla anche di Montalbano, di cinema, di Europa e d'Italia (non nasconde la sua profonda delusione per la situazione attuale).

L'incipit è legato all'analisi della genesi del romanzo Inseguendo un'ombra. Camilleri spiega: «Come racconto nel romanzo, la storia nasce nel 1980, dalla lettura del catalogo su una mostra di un amico comune a me e Sciascia, Arturo Carmassi. E per la prima volta, grazie allo scritto di Sciascia leggevo della figura di Mitridate. Da allora il mistero di questo personaggio mi rimase impresso e fermentò nella mia mente fino a quando non mi decisi a scriverne una possibile storia».

Questa volta si tratta di una vicenda ambientata nella seconda metà del Quattrocento. L'affascina questo periodo storico?

«Credo si tratti di uno dei periodi più interessanti e fecondi della storia del nostro paese. Si passa dall'età medievale all'età moderna, basti pensare alla rivoluzione estetica ed intellettuale che fecero Piero della Francesca, il Pollaiolo o lo stesso Pico Della Mirandola e Marsilio Ficino. Un'era irripetibile, almeno fino ad oggi!»

Cos'è il romanzo storico per Camilleri?

«Il romanzo storico è quel contesto storico, appunto, e narrativo che mi permette ogni volta di sperimentare. Innanzitutto sperimentare la scrittura mettendomi in condizione di pensare come si pensava allora, o la stessa lingua cercando ogni volta di scrivere nella lingua più vicina al periodo che scelgo di raccontare.

È evidente che la storia si ripete, Vico insegna, e quindi raccontare una vicenda accaduta in un dato periodo storico è per me il modo più semplice di "spacciare" la contemporaneità».

Chi è davvero SamuelBen Nissim?

«E chi lo sa? Io ho dato una mia risposta narrativa "plausibile". Altro non so fare».

Nei suoi romanzi storici, vi sono spesso citazioni di Pirandello e Sciascia, si pensi in particolare a «La scomparsa di Patò».Quanto hanno contribuito alla sua formazione di scrittore ed ancor di più nel pensiero culturale camilleriano?

«Evidentemente molto. Sono cresciuto confrontandomi con il teatro di Pirandello e ricaricandomi con i romanzi sciasciani».

Il suo successo non conosce confini, eppure non smette di emozionarsi. A Barcellona per la consegna del premio Carvalho non nascondeva una vera commozione.

Cosasi prova a trionfare in Europa a 88 anni?

«Non si tratta di trionfare ma piuttosto di ritrovare dei cari amici lontani. L'esperienza di Barcellona è stata emotivamente straordinaria proprio perché mi sono ritrovato a casa. L'Europa è casa, non dobbiamo dimenticarlo».

Salvo Montalbano sa che il Camilleri romanziere storico è giunto sino alla lontana Australia con il film di Mortelliti?

«Montalbano, non è geloso. Felice di Mortelliti e del successo del film di Patò».

Di recente è diventato bisnonno. È preoccupato per il futuro delle nuove generazioni in Italia ed in Europa?

«Sono molto preoccupato, anzi di più mi sento di aver fallito. Se una generazione come la mia, che ha vissuto la guerra, la ricostruzione, il boom economico, lascia ai suoi nipoti un'Italia così devastata senza futuro, di certo ne abbiamo colpa anche noi».

 

 

*collaboratore de “L’Unità”



18/05/2014
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