Ricordo di Ida Carrara
Nelle parole di Enzo Bianco un personale e affettuoso ritratto della grande artista

Con Ida Carrara se ne va una delle ultime grandi signore del Teatro italiano, una regina del palcoscenico.

Avevo un rapporto personale molto forte con Lei, così come lo avevo avuto con Turi Ferro, anima di Catania.

Appartenevano entrambi a quella ristrettissima schiera di interpreti che erano il teatro italiano, perché al palcoscenico sapevano dare tutto: l’entusiasmo, il ragionamento, la volontà, il cuore, l’anima.

Nessuno poteva pensare che la totale dedizione di Ida e Turi al teatro avesse, come oggi sempre più di frequente accade, il fine di mettersi in mostra. Nessuno poteva pensare che, in scena, lavorassero con tale passionale furia per acquisire gloria, riconoscimenti, per rimanere sotto i riflettori anche dopo la fine dello spettacolo.

Erano, anzi, entrambi assolutamente schivi, lontani anni luce da atteggiamenti divistici, che peraltro, vista la loro grandezza, sarebbero stati più che giustificati.

La loro dedizione era all’arte.

A questo Ida era stata educata fin da bambina, lei che, ultima di quindici figli aveva calcato i palcoscenici di tutt’Italia come si conveniva alle rappresentanti di una famiglia teatrale attiva fin dall’Ottocento. Chi non ricorda le sue sorelle maggiori, Franca Manetti e Maria Tolu, la nipote, Fioretta Mari, che hanno contribuito a far diventare Catania una delle piazze teatrali più importanti d’Italia.

Nel corso della sua carriera Ida Carrara ha saputo vestire tutte le maschere del teatro classico e moderno riuscendo sempre a stupirci, a emozionarci, a scuoterci, a commuoverci. Ma poi la straordinaria attrice tornava a essere semplicemente Ida. Ida la moglie, Ida la madre, Ida l’amica.

Il teatro era per lei una sorta di religione, con cerimonie da celebrare in pubblico, dai piccoli spettacoli ai grandi successi internazionali. Ma alla vita pubblica corrispondeva, per Ida, una difesa strenua del privato che era difesa della propria normalità, della propria umanità.

La famiglia Ferro era in tutto e per tutto una famiglia normale.

Come ogni padre Turi portava Guglielmo, bambino, a giocare al pallone. Come ogni madre Ida era affettuosa e preoccupata nei confronti di tutti i suoi figli, oltre a Guglielmo Enza e Francesca. E lo stesso ha continuato a fare, fino all’ultimo, da nonna, con i suoi nipotini: Salvatore, Chiara, Rolando, Ruggero, Galatea.

Contemporaneamente, anche dopo la morte di Turi, continuava a essere l’incontrastata regina delle scene, bellissima, carismatica e sorridente.

Unica.

Il suo straordinario magnetismo lo ha dimostrato fino alle sue ultime rappresentazioni, con il pubblico che le tributava, commosso,  applausi a scena aperta.

Catania, oggi, dopo averla amata e applaudita, è costretta con dolore a piangerla, tributandole un commosso saluto e stringendosi alla famiglia.



07/12/2013
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