I fratelli Sacco, sfida alla mafia
di Salvo Fallica*
In questa intervista rilasciata a “L’Unità”, Andrea Camilleri parla del suo nuovo romanzo. Il libro racconta la storia di cinque fratelli dell’Agrigentino. Lo scrittore: «Erano semplici contadini che, continuamente minacciati, furono costretti a difendersi...con le armi». Un romanzo che ricostruisce una storia complessa del novecento e nel contempo fa riflettere su alcune grandi tematiche dell’attualità.

Con La banda Sacco (edito da Sellerio, pagine 192, euro 13.00), nelle librerie da oggi, Andrea Camilleri torna ad una delle sue grandi passioni intellettuali, la storia.

Nel dialogo con l’Unità l’inventore del commissario Salvo Montalbano parla del suo nuovo libro, riflette su un caso giudiziario e storico, che Umberto Terracini definì «unico», quello dei fratelli Sacco. Semplici contadini divennero proprietari terrieri e si trovarono da soli a sfidare la mafia nell’Agrigentino degli anni Venti. Camilleri parla del passato e del presente, ed interviene anche sul dibattito lanciato da questo giornale sulla battaglia per la legalità e l’etica.

A differenza di altri romanzi storici, nei quali spesso ha preso spunto da un singolo documento o da una breve citazione storiografica, in questo caso ha potuto leggere diversi atti giudiziari. Come ha influito questo sul suo metodo di lavoro?

«Si vede già dal fatto che ho dovuto dividere il libretto narrando prima i fatti, così come appresi da tutti gli atti, e fare le mie considerazioni raccogliendole tutte nella parte finale del volume. Non è però la prima volta che racconto i fatti come andarono e i fatti come sono andati secondo me. Penso alla storia di Persico...».

Può raccontare ai lettori chi erano i fratelli Sacco?

«Erano cinque fratelli, onestissimi lavoratori e figli di un ancor più onesto contadino, i quali, abbandonati dallo Stato e continuamente minacciati dalla mafia, furono messi in condizioni, malgrado loro, di doversi difendere con le armi».

Denunciano le minacce ed i tentativi di estorsione dei mafiosi e la loro vita cambia...

«Cambia appunto perché i rappresentanti della legge non sono in grado di intervenire...”

Hanno qualcosa dei giustizieri tipo film western?

«Ma questa è una contaminazione che viene a posteriori. Non credo che all’epoca i fratelli Sacco potessero avere l’atteggiamento e i modi che noi siamo abituati a vedere nei giustizieri dei western. Erano piuttosto dei disgraziati, lontani dalle loro famiglie, nascosti tra montagne e che perdettero tutti i loro averi a causa di questa latitanza».

La loro cultura del lavoro, del sacrificio, il loro Non piegarsi alle ingiustizie ne fa degli antesignani nella lotta contro il racket mafioso?

«Certamente! E faccio notare che non sono solo loro a non volersi piegare alle minacce della mafia, la storia comincia con il rifiuto del loro padre (che muore assassinato) di pagare il cosiddetto “pizzo”».

Nel suo libro vi è anche una denuncia del potere sottile della mafia, che non è solo quella che assassina le persone,ma cambia e sconvolge le vite degli uomini, crea un clima di terrore e paura?

«Cosa risponderle…è evidente che oggi come allora la mafia, e tutte le associazioni a delinquere che conosciamo, minano nel profondo l’essere umano, sottraendo la tranquillità, il lavoro, distruggendo il vivere quotidiano degli individui».

Come definerebbe la complessa vicenda giudiziaria dei fratelli Sacco?

«Una vicenda tragica, finita con tre ergastoli. La verità è nascosta attraverso una fitta ragnatela di falsi testimoni, di giochi politici e di menzogne ben camuffate da sincerità. I fratelli Sacco pagano non solo per quello che hanno fatto o non hanno fatto, ma pagano anche per una confusa situazione sociale e politica che regnava in quegli anni nell’isola».

Vi è una ispirazione sciasciana nella sua rilettura garantista del complesso caso Sacco?

«Dopo le “letture” sciasciane è difficile non subirne il fascino ma soprattutto il metodo di ricerca».

Dalla storia all’attualità. Il procuratore di Catania Giovanni Salvi ha detto che la Sicilia è cambiata e sta cambiando. Magistratura e forze dell’ordine hanno ottenuto molte vittorie. Ed inoltre vi è la risposta sociale, la battaglia etica di Confindustria Sicilia con Ivan Lo Bello e Antonello Montante, movimenti come Addiopizzo. Qual è la sua opinione?

«Sono d’accordo con il procuratore Salvi. Fortunatamente il cambiamento della Sicilia che prima era sotterraneo ora, come un fiume carsico, inizia a venire alla luce del sole».

Su l’Unità abbiamo raccontato dell'iniziativa coraggiosa del vescovo di Acireale, che con

un decreto ha deciso di negare i funerali ai boss mafiosi che non hanno mostrato alcun pentimento in vita. Cosa ne pensa?

«Che è stato coerente con il suo credo».

Ad 88 anni il suo successo cresce ancora in maniera progressiva, in ogni angolo del mondo. In Inghilterra non solo Montalbano trionfa sulla Bbc, ma vi è anche un ristorante che ha inventato un panino ispirato al commissario. Quali sensazioni prova?

«Alla mia età, appunto, cosa vuole che provi? Se non il tentativo vano di cercare di capire le ragioni del successo…»

  

 

*Collaboratore de “L’Unità”



19/10/2013
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