«Paese stremato, la crisi sarebbe devastante»
di Salvo Fallica*
Il vicepresidente di Confindustria in questa intervista di Salvo Fallica per “l’Unità” si appella alla responsabilità delle forze politiche e sociali: "non possiamo fare così del male all’Italia"

«L’Italia sta attraversando un momento di profonda fragilità politica ed economica. La situazione è più che preoccupante e non rendersene conto è da irresponsabili».

Con chiarezza e nettezza, il presidente di Confindustria Sicilia e vicepresidente nazionale con delega alla legalità, Antonello Montante, risponde così al’Unità sulle convulse e drammatiche fasi che vive il Paese, in un momento nel quale il presidente Napolitano ha stigmatizzato, come mai aveva fatto prima, la scelta di una parte politica che mette a rischio la vita del governo Letta.

Dopo la battuta iniziale, Montante aggiunge: «C'è bisogno di tante cose, ma soprattutto di un governo che sia nella pienezza dei poteri. Una crisi in questo momento creerebbe effetti di cui è difficile prevedere l'impatto. Di certo, come sempre accade, a pagarne le conseguenze più pesanti sarebbero imprese e famiglie».

Quanto è importante il valore della stabilità?

«Un Paese stabile diventa credibile, dà garanzie ed attrae investimenti. Oggi, più che mai, bisogna fare leva sul senso comune di responsabilità e trovare un accordo per lavorare a soluzioni che garantiscano la stabilità, così da scongiurare il rischio di tensione sociale. La stabilità politica è il presupposto anche per la stabilità finanziaria ed economica».

Confindustria, i vescovi, l'Ue, tutti uniti

Nel chiedere che il governo Letta continui. Può sintetizzare tutti i rischi che

corre il Paese, a livello economico, finanziario e sociale se cade

il governo?

«Una crisi di governo ora sarebbe un gravissimo danno per l’Italia e rischierebbe di far ripiombare il nostro Paese in una spirale negativa che in questo momento non possiamo permetterci. La coperta è già cortissima. Le imprese sono allo stremo, la disoccupazione è ai massimi storici, un ulteriore passo indietro rischierebbe di far saltare ogni equilibrio. Il patto di Genova, siglato ad inizio settembre tra imprese e lavoratori, contiene richieste precise in materia di fisco, politica industriale, efficienza della spesa pubblica. Tutte cose sulle quali non è più possibile tergiversare. Senza dimenticare la spada di Damocle dell’Unione europea che ha imposto di rispettare il patto di stabilità al 3 per cento. Insomma, non è tempo di divisioni perché faremmo il gioco di Paesi che in termini di competitività e di credibilità politica risultano più forti e aggressivi dell’Italia. Bisogna piuttosto lasciare che il governo vada avanti sulla legge di stabilità e sugli altri provvedimenti necessari per valorizzare le potenzialità di ripresa e assicurare la tenuta dei conti pubblici».

In questa fase così difficile non vi è il rischio anche per la battaglia della legalità e dell'etica? Non vi è il pericolo che in una fase di eventuale destabilizzazione del Paese, la criminalità organizzata rialzi la testa?

«Maggiore è la debolezza di un Paese, maggiore è la possibilità che la criminalità organizzata ne tragga vantaggio. Anzi, è proprio questo il terreno dal quale trae linfa il malaffare. Negli ultimi anni abbiamo fatto un lavoro enorme sul fronte della legalità e dell’etica: Confindustria, con altre istituzioni, ha ribaltato un sistema, emarginando chi distorce il mercato, facendo concorrenza sleale a tutte quelle imprese sane che vivono di vero mercato e che rappresentano la maggioranza del tessuto economico italiano. Alla base di tutto però serve una politica forte e credibile, capace di sostenere i propri cittadini».

Quali sono le urgenze dell'Italia?

«Le urgenze sono tante, ma non crediamo nel tutto e subito. Sicuramente occorre reperire risorse per tagliare il cuneo fiscale. Ma anche la progressiva eliminazione del costo del lavoro dalla base imponibile Irap, la detassazione e decontribuzione delle retribuzioni legate alla produttività, la delega fiscale, la velocizzazione del pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione, la salvaguardia dei marchi storici del nostro paese che hanno fatto diventare l’Italia una potenza industriale a livello mondiale. E poi c’è l'emergenza credito perché le banche continuano a razionare i prestiti».

Vuol lanciare un appello a tutte le parti

politiche?

«Posso solo ribadire l’invito alla responsabilità. Non è il momento delle liti. È il momento di remare tutti nella stessa direzione per salvare la “nave-Italia” dagli abissi»

 


* collaboratore de L'Unità



02/10/2013
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