Bianco: «L'Italia non resti sola»
di Salvo Fallica*
Intervista di Salvo Fallica al sindaco di Catania Enzo Bianco sulla tragedia dell'immigrazione, apparsa su "L'Unità" di domenica 11 agosto.

Quella che ha colpito Catania, la Sicilia, è una tragedia, che fa riflettere sui drammi che si consumano nel Mar Mediterraneo. L’immigrazione è una questione di emergenza, ma non solo a livello locale, lo è a livello nazionale ed internazionale. L’Europa deve farsi carico di questo problema, che riguarda non una nazione ma l’umanità». Enzo Bianco, sindaco di Catania ed ex ministro dell’Interno, isi ferma un istante e poi aggiunge: «Prima ancora dell’analisi razionale e politica, vi è l’aspetto umano. La prima cosa che ho detto dinanzi a questa tragedia è che Catania è in lutto. Ma questo è un lutto che va oltre la città, deve far meditare tutti. Papa Francesco nel suo storico viaggio a Lampedusa ha reso omaggio alle tante persone morte nel Mediterraneo, credo che sulle parole del pontefice bisogna aprire immediatamente un grande dibattito. Bisogna trovare una soluzione razionale a livello internazionale. Non si possono abbandonare le persone al loro destino. Le parole bellissime di papa Francesco sono una luce che non solo può illuminare le menti ed i cuori di tutti, ma anche spingere i governanti verso la soluzione di una delicata questione. Lo dico con nettezza, dinanzi a queste tragedie che si ripropongono, non si può far finta di nulla. L’Europa non può far finta che nulla accade». Bianco non nasconde la sua emozione: «Catania è una città centrale nel Mediterraneo, la sua storia, il suo presente, parlano di incontri fra popoli e civiltà. È una città tollerante, accogliente e piena di umanità, i miei concittadini sono profondamente turbati per l’accaduto. A nome di tutti i catanesi voglio rendere omaggio a queste persone che hanno tragicamente perso la vita. Non dimentichiamo che si tratta di persone in fuga da scenari drammatici che affrontano una traversata infernale. In questo caso, dalle prime notizie che giungono si tratta di siriani, palestinesi ed egiziani. La gran parte viene dalla Siria, e dunque trattandosi di scenari di guerra hanno diritto allo status di rifugiati. Si affidano all’immigrazione clandestina perché disperati e vengono trattati in maniera spietata da masnadieri che speculano sulla loro vita. Vi sono criminali che organizzano i viaggi clandestini strumentalizzando la vita di esseri umani che sono alla ricerca di una uscita da un tunnel buio. I criminali vanno perseguiti, la questione dell’immigrazione va risolta in maniera razionale ed etica».
C’è un’emergenza da affrontare, soccorsi da coordinare e vittime di cui prendersi cura. «È evidente che questo sbarco a Catania è insolito, non fa parte delle rotte dell’immigrazione clandestina. Non vi è una struttura apposita ben rodata, ma in pochissimo tempo siamo riusciti ad intervenire con efficienza e spirito di solidarietà. In primo luogo vorrei ricordare il lavoro straordinario delle forze dell’ordine, ed ancora la protezione civile, il mondo del volontariato. Grazie alla Comunità di Sant’Egidio abbiamo potuto dare un pasto caldo agli immigrati. Tutta la macchina sta funzionando e potenzieremo le strutture d’emergenza. Catania ha un cuore grande, e non si tira indietro. Fa parte della storia di questa comunità».
Bianco fa una breve pausa, poi argomenta: «Faccio notare una coincidenza che fa riflettere, una metafora dell’Occidente. Proprio nello stesso giorno dello sbarco degli immigrati e la tragedia dei 6 morti, son arrivati in città 12.500 turisti con le navi da crociera. Abbiamo preparato tutto in maniera meticolosa, per Catania era una giornata di festa. Dopo anni difficili e nel pieno della crisi, l’arrivo di tanti turisti è una inversione di tendenza, un momento importante per una città che punta anche su questo settore per tornare a crescere. Erano pronti concerti e feste, musica all’aperto. Ovviamente niente feste, concerti e musica. La risposta dei miei concittadini, anche quelli che operano in questo settore, è stata di solidarietà verso gli immigrati. Vorrei portare all’attenzione dell’Europa questa cultura dell’accoglienza, del rispetto del prossimo. L’Europa deve abbandonare gli egoismi e comprendere che i confini dell’Italia sono i confini del Vecchio Continente». Come si può intervenire allora? «Già tredici-quattordici anni fa proposi l’istituzione delle agenzie transfrontaliere, solo con la cooperazione internazionale si possono risolvere i problemi. Da ministro dell’Interno, sulla scia del mio predecessore (l’attuale presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano), attuai la linea della cooperazione. Feci accordi con 27 Paesi. Credo che questa linea vada perseguita, anche con innovazioni, con nuove idee. Senza dialogo costruttivo non si possono trovare soluzioni vere».

 

* Collaboratore de "L'unità"



19/08/2013
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