Dal «vaffa» di Grillo, all’«uffa» di tutti
di Nino Milazzo

 

Le certezze sono soltanto due. Sappiamo che la Seconda Repubblica del bipolarismo imperfetto è finita, irreparabilmente sepolta dalle rovine che essa stessa ha provocato nel corso del suo inglorioso ventennio. E sappiamo pure che la Terza Repubblica. non è ancora nata perché il voto di febbraio l’ha fatto abortire. Ne discende l’amara consapevolezza che sarà impresa ardua tentare nuovamente di fecondare la nostra disastrata democrazia, paralizzata e isterilita da un conflitto insanabile tra le tre maggiori forze politiche attestate su un asse di equilibrio che le condanna all’impotenza.

Tutti contro tutti e al centro della sfida il Quirinale che, nell’impossibilità di dare un governo al Paese, si dibatte tra i limiti del semestre bianco e le tensioni fomentate dalle incognite che accompagnano l’attesa del nuovo inquilino. Questo è il quadro attuale della palude italiana. Ed è drammaticamente chiaro a tutti che il protrarsi di tale situazione spalanca prospettive di autentico pericolo per la tenuta sociale ed economica del Paese, mentre tiene in allarme i governi e le istituzioni internazionali. Il timore – timore motivato – è che si riproponga la minaccia di un attacco della speculazione di uguale o maggiore intensità rispetto a quello che si scatenò nell’autunno del 2011 e che indusse il presidente Napolitano a giocare la carta Monti come estremo rimedio al disastro-Berlusconi.

La responsabilità del disperante stallo politico che si è determinato dopo il recente responso delle urne è sicuramente attribuibile alla sciagurata legge elettorale a suo tempo ideata dal leghista Calderoli e approvata dal centrodestra, una legge congegnata in modo da mettere l’Italia dinanzi a un diabolico dilemma: o una maggioranza bulgara o l’ingovernabilità. Ma, se si spinge lo sguardo oltre l’orizzonte dell’ultimo risultato elettorale, si scopre che la crisi italiana non può essere ascritta soltanto a questa causa specifica, che i partiti non hanno saputo o voluto rimuovere. La crisi ha radici e dimensioni ben più vaste, legate, fra l’altro, all’assenza di alcune riforme istituzionali, prima fra tutte quella che avrebbe dovuto eliminare la trappola del bicameralismo perfetto.

In un quadro patologico così complesso, il male maggiore è quello delle degenerazioni che hanno colpito e diviso i partiti. Si spiega così l’insorgere e la diffusione del fenomeno montante dell’anti- politica, che nelle esasperazioni indotte dalla recessione, si è rapidamente trasformato in qualcosa di diverso: è diventato movimento anti-sistema, che mette tutto, proprio tutto, in discussione. Con quali prevedibili esiti?

Visto come si sono messe le cose, non appare affatto improbabile il rischio che, presa nel vortice di questo caos e spaventata dal vuoto che si è creato nella struttura istituzionale del Paese, la gente possa, prima o poi, reagire con una protesta indiscriminata così verso la casta come verso i sedicenti innovatori che promettono di spazzarla via. I segni della stanchezza, infatti, cominciano ad affiorare dagli umori più profondi di un’opinione pubblica sempre più disorientata e preoccupata. E se il grido di battaglia della rivolta contro l’esistente è stato finora il “vaffa” a cinque stelle, presto potrebbe risuonare un indignato “uffa” dei molti cittadini che non sopportano più l’inconcludenza dell’intero areopago repubblicano.

C’è un “uffa” da indirizzare a Beppe Grillo, che dopo avere dissepolto il modello orwelliano del grande fratello che tutto domina e controlla e dopo avere imposto un culto della personalità di stampo simil-stalinista all’interno del proprio movimento, pretende di fare la rivoluzione inchiodando il proprio popolo a un rifiuto totale e incrollabile di tutto e tutti per puntare all’inquietante e delirante obiettivo del cento per cento dei consensi.

C’è un “uffa” rivolto a Berlusconi, che, dopo avere promesso il fatidico definitivo passo indietro, è tornato spavaldo sulla breccia e ha ripreso a inquinare la vita italiana con il veleno dei suoi maneggi di imputato, dei suoi interessi di tycoon, delle sue ambizioni di piccolo (piccolissimo) Cesare. Infine c’è un “uffa” destinato a tutti i vertici PD, che, a ogni livello, altro non fanno che litigare: anche quando la casa brucia.

Nessun dubbio: stressata e tradita da una classe dirigente cieca e mediocre, l’Italia ha bisogno di un cambiamento vero, che nessuno degli attori ancora alla ribalta può darle. Ma gli italiani sono un popolo che sa scegliere responsabilmente?

 



10/04/2013
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