Antonio Manganelli nel ricordo del Ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri Basilica S.Maria degli Angeli - Roma, 23 marzo 2013
di redazione

 

In questo momento di profonda commozione, sento il dovere di ricordare - a nome del Governo, del Ministero dell'Interno e mio personale - Antonio Manganelli.

Ricorderò il Capo della Polizia, il collega, l'amico... ma soprattutto vorrei parlare dell'uomo.

Non ripercorrerò la Sua carriera nei dettagli: una carriera bellissima, purtroppo non lunga quanto avremmo tutti voluto, una carriera brillante e densa delle più grandi soddisfazioni che un funzionario possa sperare o desiderare.

"Sbirro", come lui amava definirsi, valente investigatore, con vasta esperienza dai sequestri di persona alla lotta alla mafia, dallo SCO al Servizio Centrale di Protezione, Questore di Palermo prima e di Napoli poi, Capo della Criminalpol e, infine, appassionato, generoso ed efficiente Capo della Polizia.

Un vero leader, unanimamente riconosciuto, e sempre un numero uno.

Voglio ora riandare con la mente alle Sue qualità umane, perché non rimangano nascoste o sovrastate dalla statura del personaggio pubblico.

Antonio aveva un carattere solare, aperto, pronto all'amicizia. Era un uomo che amava la vita.

Da persona sensibile e fine di animo amava la musica, il teatro e le arti.

Amava lo sport e, da Capo della Polizia, ne ha difeso bellezza e innocenza dall'oltraggio dei violenti.

Antonio Manganelli era un uomo saggio.

Per una innata inclinazione a ricercare il bene comune, ha usato la Sua intelligenza e il Suo acume solo per costruire, mai per distruggere.

In ogni momento, le Sue decisioni mi sono parse come quelle di chi vuole unire e non dividere, comprendere e non condannare o escludere.

Retto e prudente, innamorato della Sua professione, ha vissuto una vita straordinaria sapendo viverla con pienezza e senza eccessi.


La Sua moderazione non era quella dell'uomo modesto, ma della persona seria, consapevole che la coerenza è un rischio sottile che va affrontato sempre.

È stato un esempio. Lo è stato in un tempo in cui la forza di testimoniare, con i gesti e le parole, sembra aver abbandonato la scena del mondo. Un esempio ed un testimone anche nella malattia, sopportata con dignità, coraggio e serenità.

Oggi con il nostro affetto lo accompagniamo, quasi tenendolo per mano, nel Suo ultimo viaggio, stringendoci alla moglie Adriana e alla figlia Emanuela.

Antonio ora è nella Luce. Gli fanno corona i Suoi compagni di corso: Ninni Cassarà e Alfredo Albanese. Con loro c'è il giovane Beppe Montana e tutti i ragazzi e le ragazze delle scorte. Con loro ci sono gli amici più cari: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e tanti tanti tanti altri. Un triste elenco, veramente troppo lungo.

A noi non resta che un grande rimpianto e una profonda gratitudine.

Ciao, Antonio... grazie di cuore.

 



10/04/2013
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