La «leggenda» di Pontormo
di Salvo Fallica*
Recensione di Salvo Fallica pubblicata su L'unità. Ecco come l'autore Silvano Nigro decostruisce un  mito nel libro L'orologio di Pontormo 

 

Il libro di Salvatore Silvano Nigro sul Pontormo è (L'orologio di Pontormo, Bompiani, pagine 224, Euro 12,50) un viaggio nella dimensione culturale ed umana dell'artista, nel contempo è anche un itinerario nella storia dell'arte e della letteratura del Cinquecento. Con la particolarità che questo itinerario non è circoscritto nel tempo oggetto dell'analisi, ma attinge ai secoli precedenti e si proietta nei successivi, con direzioni che trascendono schematizzazioni e classificazioni semplici. La storia del Pontormo è divenuta una “leggenda”, è stata transcodificata in invenzione letteraria dai suoi contemporanei e da chi è venuto dopo. Nigro, con sapienza filologica, riesce a decostruire il mito, mostrare il nucleo centrale dell'invenzione di un pittore manierista. Un'invenzione che scaturisce dalle contraddizioni del Pontormo medesimo, dal suo vivere lontano dal mondo cercando di ascoltare con orecchio “filologico” la realtà, chiuso in una stanza nella quale si nascondeva non rispondendo a chi bussava alla sua porta. Creando malumori ed equivoci, lasciando con un “palmo di naso” il Bronzino, che le sue rimostranze le metterà pure per iscritto, contribuendo alla costruzione di un caso letterario. Bronzino scriverà al “dottissimo” Benedetto Varchi. Nigro racconta: “Di nessuna porta si fidava ormai il Bronzino. Neppure di quella del Varchi. Non andrà più 'in persona'. Manderà lettere. Agli amici, soprattutto”. Ma il caso accennato, Varchi lo fa dilagare. Vien inserito nella trama linguistica dell'Ercolano (pubblicato postumo nel 1570).  Nigro parte da un diario di Jacopo Pontormo, ovvero Il libro mio, un testo che come ha sintetizzato Giorgio Manganelli nell'introduzione, l'artista scrisse fra il 1554 ed il 1556, compilazione di appunti, “annotazioni duramente quotidiane”. Il Pontormo vi descrive aspetti della vita quotidiana in maniera cruda. Nella descrizione dei suoi malanni, degli “estremi ardori”, delle “lune cattive”, delle “secrezioni”, vi è la sua lotta con il corpo, la sua dialettica con la vita. Nigro coglie in pieno questa filosofia esistenziale non metafisica, intrisa di un'angoscia moderna. Pontormo si interroga per giorni sul chi avrà bussato. Il che era maggiore dell'impegno che avrebbe provocato l'apertura della porta. Solo a pochi Pontormo apre, amici che gli portano il cibo, che lo assistono. Ma lui è sempre solo nel suo mondo, che racconta in maniera dura e colta, mostrando la conoscenza sottile delle Metamorfosi di Ovidio, dell'opera del Berni e di autori minori e maggiori dei secoli che l'hanno preceduto. Su quella scala che Pontormo utilizzava per accedere od uscire dalla stanza posta nella sommità della sua casa, anche grandi protagonisti della storia letteraria ci han meditato. “Leopardi ci specillò sopra, a proposito di complimenti e convenevoli. Una scala a pioli gli sembrò 'corpo' di sufficiente insensatezza a esemplificare, in commedia, un sentimento ridicolo”. Leonardo Sciascia farà dialogare sul Pontormo due personaggi de Il contesto. Era così sui generis il Pontormo, che della sua vera natura “non se ne accorsero neppure gli amici più intimi”. Che non capendolo lo inventarono o reinventarono, creandone una forma leggendaria. L'orologio di Pontormo è metaforicamente lontano dal meccanicismo del razionalismo deterministico del secolo successivo, è una dimensione del suo tempo, vi è la modernità rinascimentale, ma la sua non è la gioia esistenziale della riconquistata centralità dell'uomo. Vi è invece un precorrere una modernità ansiosa, contraddittoria e angosciata. Vi è un uomo che aspetta la fine del mondo, permeato da una visione religiosa, un mondo che “solo le piaghe di Cristo potevano salvare”.

*Giornalista de "L'Unità"

 



10/03/2013
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