La Sicilia è come la Florida. In più c'è la transumanza
di Salvo Fallica*
Pubblichiamo un articolo di Salvo Fallica apparso sul quotidiano L'Unità che illustra le "grandi manovre" a destra, al centro ed a sinistra per la "battaglia" del Senato. Crocetta intanto conquista la maggioranza all'Assemblea Regionale.

 

vi ricordate l’alleanza con la quale il centro-sinistra ha vinto le regionali in Sicilia? Ebbene, dimenticatela pure, adesso si gioca un’altra partita. Non c’è più l’alleanza Pd-Udc, questa volta la coalizione si regge sull’asse Pd-Sel, il Centro democratico di Tabacci, i Moderati di Portas, e ancora una volta la lista Crocetta, “Il Megafono”, che con il suo 6% e stata determinante par la Vittoria alle regionali.

Se la Lombardia è l’Ohio, la Sicilia può essere la Florida. E non c’entra nulla il mare, il sole e il clima: è un parallelo tutto elettorale. Potrebbero essere infatti la Lombardia e la Sicilia a decidere non solo la maggioranza in Senato, ma anche la garanzia di stabilità del futuro governo. Nell’isola, che in un tempo lontano fu la terra del 61 a zero per la destra, gli esperti sondaggisti e gli addetti ai lavori prevedono un testa a testa. Senza entrare nel gioco delle previsioni, è utile invece ricostruire la mappa del voto in Sicilia. Ed anche gli spostamenti da un partito all’altro, che in Sicilia assumono dimensioni più rilevanti che in altre regioni d’Italia. Ma non vi sono solo gli spostamenti da un partito all’altro; ci sono anche molti esponenti della società civile che sono scesi in campo per la prima volta. Si pensi al mecenate-artista Antonio Presti, numero due del Megafono, o all’assessore regionale e magistrato Nicolo Marino che in quella lista è in terza posizione. E con il Megafono c’è anche il nipote di Placido Rizzotto.

Il cattolico democratico Giovanni Barbagallo, candidato PD in Senato, spiega: «In molti sottovalutano il buon risultato che avrà Crocetta in Sicilia.

Se Ingroia non sfonda nei sondaggi, è perché buona parte di quell’elettorato sceglie Pd, Sel o lista Crocetta. E non solo: molta gente moderata ed anche di destra sta aderendo al Megafono. Si pensi a deputati ed esponenti autorevoli di Grande Sud, quali Michele Cimino, l’ex sindaco di Siracusa, Titti Bufardeci, la Tamajo: non sono in lista con Crocetta, ma hanno aperto un dialogo con il governatore alla Regione».

Cosa accade intanto negli altri partiti? Al centro della scena vi è anche l’Udc, che alle regionali ha superato il 10%. L’operazione di espansione del partito guidato in Sicilia da Giampiero D’Alia era iniziata con l’arrivo dal Mpa di Lombardo di Lino Leanza, già segretario del partito degli autonomisti. In pratica la corrente di Leanza era un partito nel partito: così molte migliaia di consensi sono passati al partito di Casini a Catania e in provincia. Sempre in questi luoghi nelle ultima settimane è avvenuto uno dai passaggi più sorprendenti: il senatore Giovanni Pistorio, ritenuto uno dei politici più vicini a Lombardo, ha lasciato anch’egli il Mpa, assieme al deputato regionale d’Agostino (e con loro diversi consiglieri comunali), insomma un pezzo del gruppo di comando del partito. Nella sua roccaforte storica, il partito di Lombardo appare decisamente inde-bolito, «ma Raffaele — spiegano attenti conoscitori del mondo ex Dc - non va mai sottovalutato, ha ancora il suo radicamento nel territorio». Trapela che sia stato lo stesso Silvio Berlusconi medesimo a chiedergli di candidarsi.

La partita è decisamente aperta, perché il leader di Grande Sud, Gianfranco Miccichè, nonostante la defezione di gran parte del gruppo parlamentare alla Regione, ha una sua forza nelle varie province siciliane. E per Berlusconi l’alleanza ritrovata con Miccichè e Lombardo, oltre al sostegno del Pid di Saverio Romano e dei fratelli d’Italia di Ignazio La Russa, è un punto di forza in Sicilia. I giochi sono aperti, anche perché i passaggi da un partito all’altro a ridosso delle presentazioni delle liste, possono spostare consensi decisivi nella partita del Senato. Nel Pid di Saverio Romano c’é comunque da registrare, a svantaggio del cavaliere, la perdita di un pezzo di partito in provincia di Siracusa. Se ne è andato il deputato regionale Pippo Gianni, con una motivazione chiara: ha contestato la scelta di Berlusconi di far tornare nella coalizione Miccichè e Lombardo. Gianni, assieme ad esponenti del partito aretuseo, ha deciso di sostenere alle nazionali il “Centro democratico” di Tabacci.

Il Pdl in Sicilia ricandida molti uscenti e prevale la linea Alfano-Schifani-Castiglione, da tempo saldamente alla leadership del partito nell’isola.

Come in un gioco pirandelliano, proprio in dirittura d’arrivo anche l’Udc montiana, cresciuta a spese del Mpa, rischia di perdere un deputato regionale dai molti consensi, Marco Forzese, che ha contestato le decisioni del partito di Casini nella formazione della lista. Il suo j’accuse è netto: «L’Udc e il nuovo Mpa». Dove guarda Forzese? Da indiscrezioni con Rosario Crocetta.

Fli, dopo le polemiche dei giorni scorsi, ha recuperato l’ex assessore regionale Alessandro Aricò, che è entrato in lista dopo Fini e Granata. Invece sono rimasti fuori due deputati regionali uscenti, Livio Marrocco e Luigi Gentile; hanno palesato che a giorni decideranno cosa fare. Colpo di scena finale sul fronte ex Grande Sud: la moglie di Riccardo Savona (altro parlamentare regionale che ha lasciato Miccichè) Maria Cristina Bertazzo, si candida con la lista dei Moderati di Portas al Senato. E il Pd? L’esclusione dalle liste di Vladimiro Crisafulli e Papania ha creato polemiche, ma entrarnbi hanno ribadito che daranno indicazioni di voto a favore dei democratici. Crisafulli rilancia e invita all’apertura della campagna elettorale ad Enna, storico feudo rosso nel cuore della Sicilia, Pier Luigi Bersani. Sostiene che farà campagna elettorale come se fosse ancora nella lista. Il segretario siciliano dei democratici Giuseppe Lupo si dice fiducioso che il centrosinistra prevarrà in Sicilia, sull’onda dell’entusiasmo delle primarie: «Il Pd si è aperto alla società civile. Ha delle liste forti, e non abbiamo subito perdite a differenza di molte altre forze politiche». Di sicuro c’è già un vincitore in queste fase pre-elettorale, ed è il governo Crocetta, che ora ha una maggioranza più solida nel parlamento siciliano, avendo superato quota 46. La sera dello scrutinio, sulla carta, erano 39.

*Giornalista de L'Unità

 



23/01/2013
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