Lo Bello: “Prioritaria la lotta per la legalità. Corruzione, potenziare le norme”
di Salvo Fallica*
Pubblichiamo l'intervista di Salvo Fallica a Ivan Lo Bello apparsa su l'Unità del 20 gennaio 2013. Una intervista nella quale Lo Bello spiega che in questa campagna elettorale il tema della lotta alle mafie è ancora marginale. Che fra le priorità nella lotta per la legalità occorre rafforzare le norme anticorruzione ed introdurre il reato di autoriciclaggio. In merito alla Sicilia, Lo Bello da un giudizio molto positivo sul piano etico e culturale della elezione di Rosario Crocetta.

 

Le ultime vicende di cronaca giudiziaria, da Parma alla Lombardia ai precedenti scandali nel Lazio, mostrano che la lotta per la legalità è una priorità nazionale. Partendo da questi temi inizia il dialogo con Ivan Lo Bello, vicepresidente nazionale di Confindustria con delega all’istruzione e protagonista assieme ad Antonello Montante della battaglia etica lanciata dalla Sicilia.

Ritiene che le norme anti-corruzione da poco approvate dal Parlamento possano in futuro porre un freno su questo delicato fronte? O bisognerà invece potenziarle? Non v’è alcun dubbio che le norme anti-corruzione vadano potenziate. Va però dato atto al ministro Severino di aver fatto un buon lavoro, considero il bicchiere mezzo pieno. Sul fronte della lotta alle mafie bisogna rafforzare la legge contro il riciclaggio. In particolare introdurre il reato di autoriciclaggio che in altri Paesi è punito molto duramente. In Italia, invece si assiste al paradosso, che un soggetto mafioso che ricicla direttamente i proventi delle sue attività illecite non viene punito per l'autoriclaggio. Confido che il futuro Parlamento apporti delle modifiche ai punti deboli della normativa vigente”.

In questa campagna elettorale la lotta contro le mafie sembra avere uno spazio marginale... “In questa fase appare marginale. Credo e spero che nel proseguo del confronto dei programmi, il tema venga posto in primo piano. La questione è d’interesse nazionale, basti pensare alle recenti indagini sulla presenza della ‘ndrangheta nel Nord d’Italia. Le mafie, oltre ad essere un problema etico-morale, determinano una sistematica distorsione dell’economia di libero mercato, violano le regole ed i principi della democrazia”.

Il procuratore della Repubblica di Catania, Giovanni Salvi, sulle pagine de l'Unità, ha lanciato un allarme: sono ancora troppo poche le denunce contro gli estorsori. Qual è il suo giudizio? “Il Procuratore Salvi ha fatto bene a lanciare questo allarme. Perché nella realtà etnea si registra uno dei più bassi indici di denuncia contro le estorsioni. E’ un problema serio, perché si tratta di una delle aree economicamente più dinamiche sul piano industriale e commerciale del Sud. La questione non riguarda però solo il pizzo, tante indagini hanno già evidenziato che a Catania vi è un alto tasso di mafia imprenditrice, e gravi sono le collusioni tra mafiosi ed alcuni imprenditori. La Procura di Catania con indagini molto efficaci ha già dimostrato queste collusioni e non ho dubbi che allo stato attuale stia facendo il massimo sforzo per svelare altre collusioni”.

Rosario Crocetta, che fa della lotta alla mafia una ragione di vita, è stato eletto presidente della Regione. Come giudica questi avvenimenti? “Sul piano culturale ed etico l’elezione di Crocetta ha un valore molto positivo. Nella sua esperienza da sindaco di Gela non solo ha combattuto seriamente le cosche mafiose, ma è stato al fianco degli imprenditori sani che si sono ribellati al racket delle estorsioni. Sa che non vi è vero sviluppo senza legalità. La Sicilia ha indici di disoccupazione molto alti, cresce la povertà. Il nuovo governo regionale deve puntare ad un cambiamento di modello di politica economica, ovvero combattere il sistema clientelare ed assistenziale. Bisogna incentivare le imprese sane che investendo creano occupazione e competono lealmente. In passato vi è stato chi ha fatto da ostacolo allo sviluppo, e non parlo solo di burocrati ma anche di un pezzo rilevante della classe dirigente”.

Prima delle elezioni una sua denuncia sul rischio di default della Regione Siciliana fu ripresa anche dai media internazionali. Crocetta ha detto di aver diminuito di un miliardo di euro la spesa. Come stanno adesso le cose?

“La situazione finanziaria è migliorata. La politica di taglio agli sprechi ed ai privilegi è giusta ed efficace, va continuata in maniera rigorosa. Vi sono ancora molte cose da fare, penso al settore della ‘formazione’ che non ha formato nessuno ed è servito spesso per finanziare un sistema di clientele, improduttivo, inefficace ed ingiusto”.

Il presidente Napolitano ha più volte rimarcato la necessità di una nuova politica industriale. Perché in questo Paese questo tema non viene affrontato in maniera adeguata? “Il presidente Napolitano sempre attento alle questioni sociali ed economiche ha più volte indicato la giusta via per rilanciare il Paese: senza una razionale ed organica politica industriale non vi è futuro per l’Italia e penso che uno dei primi punti che il prossimo presidente del Consiglio dovrà affrontare sia proprio questo. E' evidente che le future politiche industriali dovranno essere diverse dalle tradizionali politiche del Novecento”. Lei è vicepresidente nazionale di Confindustria con la delega all'istruzione. Come immagina la scuola del futuro?

“La scuola del futuro deve saper avvicinare l’istruzione al mondo del lavoro, con un equilibrio tra cultura umanistica e cultura tecnica. La Germania, patria di grandi filosofi, di raffinati filologi, è anche il luogo di uno sviluppo industriale nel quale la preparazione tecnica è un valore fondamentale. Nelle scuole vi è una solida preparazione generale di base ed una preparazione tecnica adeguata ad entrare nel mondo del lavoro. I ragazzi sin da giovanissimi sono messi nelle condizioni di conoscere cos’è il mondo delle imprese”. Ad ogni elezione siciliana, nazionale, qualcuno indica sempre il suo nome... “Sono stato promotore con Antonello Montante di un codice etico che prevede che i principali esponenti di Confindustria Sicilia non possono candidarsi se non decorsi tre anni dalla scadenza del loro mandato. Abbiamo voluto salvaguardare una stagione che ha visto Confindustria Sicilia protagonista di un profondo rinnovamento del sistema delle imprese, e fortemente critica verso un pezzo del mondo politico legato a logiche clientelari ed assistenziali”.

*Giornalista quotidiano l’Unità

 



21/01/2013
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