Enzo Bianco: «Scendo in campo per ridare dignità a Catania»
di Giuseppe Bonaccorsi*
Pubblichiamo l'intervista a Enzo Bianco a firma di Giuseppe Bonaccorsi apparsa sul quotidiano "La Sicilia"

intervista al senatore Pd che attacca a tutto campo il sindaco e «consiglia» a Berretta di seguire la strada che porta in Parlamento: «Chi ha scelto di fare una cosa la faccia sino in fondo»

 

Sen. Bianco. Lei ha scelto piazza dell’Elefante a Librino come luogo simbolo per l’avvio della sua campagna elettorale...

«Nel 1997 chiesi agli imprenditori, che avevano vinto gli appalti dei fondi CER per l’edilizia popolare, di fare un regalo alla città finanziando questa piazza. L’ho inaugurata 16 anni fa da sindaco: era verde e con una bambinopoli. Oggi è un disastro. Questa piazza è il simbolo di 12 anni di Giunte Scapagnini-Stancanelli. Ho anche scelto questo luogo in antitesi all’altra apertura di campagna elettorale».

 

A cosa si riferisce?

«A palazzo degli Elefanti per l’annuncio della candidatura del sindaco uscente, nella sala della Giunta, nel luogo istituzionale che non è di uno, ma di tutti. Noi invece rispondiamo a un simbolo con un altro simbolo: Librino e i quartieri degradati. E lo facciamo in mezzo ai cittadini».

 

I suoi avversari, vicini anche al sindaco Stancanelli, sostengono che lei ha scelto Catania quando ha capito che non sarebbe stato candidato in Parlamento.

«Il mio rapporto con Catania è sempre infarcito di bugie e falsità. Ci sono abituato e sorrido. Ma questo è incredibile. Qualunque cittadino può consultare il sito del Pd e vedrà che il segretario nazionale martedì, prima che iniziasse la direzione per le liste, mi ha rivolto un caloroso invito a guidare una delle liste del Pd come riconoscimento del mio lavoro come sindaco, ministro... e come presidente nazionale dei Liberal Pd. A questi signori, che sono gli stessi che hanno costruito la favola della candidatura dell’attuale primo cittadino, dico che la mia è stata una scelta serena, pacata e felice perché mi scommetto nella città senza paracadute».

 

Dal Pd le chiedono di fare le primarie.

«Io mi pongo una semplice domanda: che candidatura deve esprimere il Pd a Catania? Una candidatura di testimonianza, per dire che noi siamo una minoranza malmessa numericamente, sapendo, quindi, che si va a perdere? Se è questo che il Pd vuole non interessato».

 

E lei, allora a cosa punta?

«Credo che noi abbiamo il dovere di rilanciare questa città, di vincere e di tornare a guidarla. Alle ultime regionali il Pd ha preso a Catania il 9,36%. Tutto il centrosinistra, compreso Se e la lista Crocetta, il 19,01, meno di un quinto dei catanesi che hanno votato, ma se consideriamo che il 55% degli elettori non ha votato siamo meno di un decimo.
E allora mi chiedo: per vincere a Catania possiamo fare delle primarie di coalizione o dobbiamo rivolgerci, come io ho già fatto, agli elettori del mio partito, a tutto il centrosinistra, ma anche alla maggioranza dei catanesi che non hanno votato? E io intendo rivolgermi anche agli elettori di Grillo, che hanno espresso un voto di protesta, ma soprattutto anche ai molti elettori di centrodestra insoddisfatti per la condizione della città».

 

Quindi le primarie...?

«Le primarie di coalizione non sono uno strumento adeguato. Noto con soddisfazione che ieri l’on. Raia ha dato un segnale diverso a chi vuole le primarie anguste di partito».

 

Lei rivolgerà la sua attenzione anche al Centro che continua a crescere?

«Certamente. Per educazione politica io vengo dall’anima moderata del Pd. Facciamo prima le Politiche, dopo un discorso non potrà non aprirsi. Tra l’altro con l’Udc del sen. D’Alia io ho condotto in questi anni una battaglia di opposizione molto forte al governo Lombardo. Quindi convergenze auspicabili, ma sul piano dell’azione programmatica della città. Se uno ha un mente un progetto civico queste risorse che Monti sta cercando di avvicinare alla politica sono sicuramente una risorsa preziosa».

 

Nel Pd il deputato Giuseppe Berretta ha annunciato che parteciperà alle primarie per il sindaco. Il Pd si spaccherà?

«Noto con soddisfazione che Berretta, per cui nutro molta considerazione, oggi ha scelto la strada del Parlamento. Francamente trovo incomprensibile che se uno inizia un percorso contemporaneamente pensi di farne un altro. E poi serve un po’ di serietà.
Chi ha scelto di fare una cosa la faccia sino in fondo. Mi permetto di ricordare che la questione è stata affrontata in modo chiaro nel regolamento della direzione nazionale Pd: chi si candida alle primarie per le Politiche non può candidarsi a sindaco delle città metropolitane. Qualcuno, però, ha sollevato una polemica incomprensibile dicendo che Catania non è città metropolitana. Ma allora cos’è, un paese? Raccomanderei a chi parla così di ripassare i principi del diritto costituzionale. Nelle Regioni a Statuto speciale Catania è la città in cui nascono le città metropolitane».

 

Parliamo del suo avversario diretto per la poltrona, il sindaco uscente Raffaele Stancanelli. Cosa pensa della sua azione amministrativa?

«Questo sindaco è una delusione e lo voglio dire chiaramente. All’inizio gli feci una apertura di credito. Nonostante le critiche dei miei colleghi sostenni la sua azione per avere dal governo nazionale i 140 mln necessari per risanare la città rispetto agli scempi delle Giunte Scapagnini. La Lega non votò il provvedimento e furono decisivi i voti di una parte del Pd su mia richiesta. Ho assunto quindi un atteggiamento di grande responsabilità...
Oggi devo dire francamente che la delusione vera è soprattutto la condizione della città. Da tutti i punti di vista Catania è peggiorata, la qualità di vita e scaduta in un modo impressionante. Non ci sono regole, la città è scomparsa dal panorama nazionale, nessuno ne parla più come faceva prima. Noi rischiamo persino di avere la festa di S. Agata senza luminarie in via Etnea, almeno così si sente dire in giro. E poi soprattutto le periferie sono abbandonate a se stesse.
Quindi non dò un giudizio personale sul sindaco, mi dispiace che i toni della sua polemica nei miei confronti, siano astiosi e velenosi. Penso che Catania abbia diritto d’avere una prospettiva diversa».

 

L’amministrazione attuale l’accusa, tra l’altro, d’aver prodotto una parte del deficit con i mutui per l’Amt.

«Questo è l’esempio delle falsità con cui, Scapagnini e poi Stancanelli hanno provato a coprire le loro inefficienze. Ritengo la situazione finanziaria del Comune di oggi persino peggiorata rispetto a quella di Scapagnini.
Nonostante Stancanelli abbia la fama di essere un attento risanatore, tutti i parametri dicono che la città è peggiorata.
Quanto ai mutui, quelli contratti dalla mia amministrazione sono inferiori al 25% del totale. Vuol dire che i due terzi sono stati contratti dalle Giunte successive, compreso dalla Giunta Stancanelli che ha fatto la devoluzione dei mutui trasformando quelli esistenti in mutui trentennali.
Io ho fatto mutui, sì, ma per investimenti e ogni anno nella mia amministrazione c’era un avanzo di gestione.
Quanto ai mutui per ripianare l’Amt, pienamente legittimi, venivano fatti a fronte di un piano industriale con cui noi compravamo i bus che circolavano in città. Oggi i bus circolanti sono meno della metà rispetto ad allora.
Quindi il sindaco misuri le parole quando parla della mia amministrazione».

 

Se lei dovesse essere eletto, da cosa comincerà per sollevare la città?

«Innanzitutto diciamoci la verità, oggi il Comune è in una situazione di default. Mi verrà, quindi, consegnata una città in ginocchio.
Invito i catanesi a guardare cos’è oggi il Corpo dei vigili urbani... Ho intenzione di chiamare una squadra di massimo livello per amministrare, non una squadra di assessori che fanno una specie di albergo a porte girevoli dove un assessore entra e l’altro esce. Bisogna rimettere ordine alla pubblica amministrazione e affrontare il disagio dei quartieri. E poi c’è la sicurezza perché Catania sta tornando ad essere insicura».

 

Lei teme una campagna fatta di veleni, qualcuno che esca fuori il caso Lusi?

«Sicuramente. Me ne hanno dette di tutti i colori, ma sono sereno. Si è chiusa la fase preliminare e una persona è stata rinviata a giudizio, cioè Lusi. Io sono parte civile in questo processo e dai giudici sono stato considerato come calunniato. Quindi sul mio passato non c’è un’ombra. Se qualcuno pensa di intimidirmi in questo modo troverà pane per i suoi denti».

 

*Giornalista quotidiano "La Sicilia"


 



13/01/2013
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