Usque tandem, Berlusconi?
di Nino Milazzo
Pubblichiamo una lettera di Nino Milazzo che già nel titolo manifesta un interrogativo che anche tanti italiani dopo l'ennesima "discesa in campo" del cavaliere si pongono: sino a quando?

Nel tempo in cui l'uso del latino, sia pure circoscritto semplicemente alle citazioni più o meno dotte, non era stato ancora del tutto sopraffatto e completamente cancellato dall'egemonia invasiva dell'inglese, avremmo fatto ricorso alla celebre espressione ciceroniana : Usque tandem...Fino a quando, cavalier Berlusconi, abuserai della nostra pazienza e anche della loro , di quelli, cioè, che per anni ti sono stati fedelmente vicini e che ora ti guardano smarriti o incazzati?

Davvero, non se ne può più. Un giorno dice che ha deciso di uscire di scena, l'indomani ci ripensa e annuncia che no, tornerà in prima linea. Un altro giorno approva ed elogia il lavoro di Monti e poi, dopo essere stato condannato dal Tribunale di Milano, lo lapida accusandolo di essere l'affossatore del Paese. Un altro giorno ancora rimette in discussione la propria candidatura: forse sì, forse no, deve rifletterci su. Ora l'oracolo di Palazzo Grazioli ha rotto ogni ambiguità e incertezza: per la sesta volta (la sesta), Berlusconi scenderà in campo da commander in chief della destra italiana per salvare -quant'è buono lui - l'Italia dal disastro. E, come prologo di questo acido thriller, ha già ordinato alle truppe che ancora gli obbediscono in Parlamento di negare la fiducia al governo e di causarne, probabilmente, la prematura caduta. E chi se ne frega se resteranno su binario morto alcuni importanti provvedimenti legislativi. E chi se ne frega se il famigerato spread tornerà a salire. Arcore prima di tutto: prima dell'Italia.

Come leggere questa tragicommedia italiana? Possibile che il Nostro non abbia compreso che il suo ciclo si è chiuso e che non può più sperare di mantenere il trono di moderno satrapo che ha occupato per tanto, troppo tempo? Noi tutti sappiamo che la sua libido di potere è enorme, ma sappiamo pure che non gli difettano l'intuito e l'astuzia. Da statista dilettante, ha ormai imparato il mestiere del politico, il che deve avergli sviluppato il senso del realismo. E dunque si deve supporre che stavolta il suo reale obiettivo sia meno ambizioso rispetto alle precedenti occasioni. Lo spazio per le illusioni è davvero stretto, se non inesistente.

Ebbene, se la logica vale ancora in politica, tutto quello che egli può fare è solo questo: mantenersi a galla, cominciando con il boicottare la riforma della legge elettorale e conservando quindi in vita il deprecato porcellum, che, se non interverrà una modifica dell'ultima ora, gli darà ancora la pessima facoltà di procedere a una scelta personale (non collegiale) degli uomini di fiducia di cui ha bisogno per formare una piccola massa di manovra da giostrare per la difesa dei suoi interessi.

Forse - chissà- immagina un futuro prossimo venturo in cui, nonostante tutto, gli sia persino possibile inserirsi e avere un ruolo nella partita che si aprirebbe nel caso in cui l'ipotesi di un Monti bis, carezzata da Casini e dalla pattuglia Montezemolo-Riccardi, dovesse prendere corpo a seguito dell'esito delle prossime elezioni politiche. Attenzione, però: se non siamo ai confini della fantapolitica, poco ci manca, considerato che il centrosinistra, alla luce di tutti i sondaggi, appare il favorito nella corsa a Palazzo Chigi, con o senza le nuove regole elettorali. E Bersani lo ha detto e ripetuto chiaramente: basta governo tecnico, si torna alla politica.

Per fortuna un primo chiarimento del rebus italiano, quello delle urne, non è lontano. Ma il fatto è che, nell'attesa del voto, la campagna elettorale dovrà registrare e sopportare una voce arrogante che non ha nulla di nuovo e credibile da dire. Berlusconi, ancora Berlusconi. Pensavamo di averlo mandato in pensione e speravamo di vedere in competizione una destra finalmente normale, non più dominata da un padrone, ma ispirata dai valori che storicamente e legittimamente le appartengono. E invece siamo ancora costretti a dover fare i conti con un potere che, da ingombrante relitto qual è, potrà ostacolare la navigazione della democrazia italiana e ritardarne la rinascita dopo gli anni della grande rissa.

La situazione è umiliante soprattutto per le forze che si sono finora riconosciute e riunificate nel partito nato per partenogenesi berlusconiana sul predellino di un'auto. Infatti, neanche l'esempio sicuramente positivo delle primarie del centrosinistra, dove il leader della maggiore formazione della coalizione si è messo in gioco rinunciando all'automatica candidatura che gli spettava in forza di una norma dello statuto del proprio partito, è valso a rianimare il Pdl - quel che resta del PdL - e a fargli ritrovare l'orgoglio e la forza di liberarsi dal giogo del monarca assoluto che lo tiene in pugno sin dalla sua nascita e ancor prima, quando era Forza Italia, priva cioè della confluenza degli eredi del vecchio MSI e della svolta di Fiuggi.

Aspettiamo di vedere quale sarà l'esito del voto. Ma è chiaro sin da ora che le elezioni saranno solo una tappa. Ben altro chiarimento, più vasto e profondo, sarà necessario dopo il parto del nuovo Parlamento, il varo del nuovo governo e la scelta del successore del presidente Napolitano. Un Paese che ha un debito pubblico di duemila miliardi, un bilancio sotto il torchio di Bruxelles, un Pil in discesa , una disoccupazione (per ora) prossima al 12%, un esercito di esodati in allarme, una scuola in rivolta, un Paese in queste condizioni ha il diritto di aspirare innanzi tutto a una quanto più rapida risalita possibile dalla voragine della recessione. Ma l'Italia è anche il Paese che sconta uno dei più alti tassi di evasione fiscale e che occupa una mortificante posizione nella classifica mondiale della corruzione, la scala del disonore. Anche queste sono sfide epocali da affrontare. E la spada è nelle mani della politica. Quale politica?

 



06/12/2012
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