“Crocetta se la caverà benissimo senza maggioranza si governa meglio”  Bianco: Ecco come facevo quando ero sindaco di Catania
di Antonella Romano*
Pubblichiamo l'intervista di Antonella Romano ad Enzo Bianco apparsa su "Repubblica"

 

«Ho governato anch’io senza maggioranza. Certo, non era la Sicilia ma la città di Catania. Nel mio caso ho avuto meno problemi quando sono stato sindaco senza maggioranza che non quando sono stato eletto col 68 per cento dei voti. Paradossalmente, con una maggioranza, i vincoli politici finiscono con l’essere oppressivi. Crocetta, insomma, non si scoraggi: potrà governare benissimo».

Crocetta ha detto che con lui la musica cambia, che nel parlamento abituato alle alchimie politiche, governerà senza inciuci ma chiedendo il voto di volta in volta. Il governatore, eletto con il 30,4 per cento dei voti, è di fatto un presidente senza maggioranza. Senatore Enzo Bianco, questo secondo lei non rappresenta un problema?

«Posso dire, per l’esperienza vissuta da me, che credo che Crocetta stia imboccando la strada giusta. Nel 1993 la mia fu la prima elezione diretta di un sindaco in Italia. La Dc rimase il primo partito. Ma il suo candidato arrivò quarto. Primo arrivai io, secondo Claudio Fava, terzo Enzo Trantino. Vinsi ma ero in minoranza, i miei consiglieri del “Patto per Catania” erano 20 su 60. Ero anch’io un’“anatra zoppa”».

Come ha governato senza maggioranza dal  ’93 al ’97?

«Bene. Tanto che nel 97 sono state rieletto con quasi il 70 per cento dei voti e una maggioranza vastissima. Ho govemato meglio senza maggioranza. Avevo 20 consiglieri e a sostenermi molte volte c’erano i quattro della Rete. È stato più difficile governare con 45 consiglieri, quelli della lista civica “Con Bianco per Catania”, e quelli di Margherita, Ds e Verdi».

E quale consiglio darebbe oggi a Crocetta?

«L’Ars non è vocata a1 suicidio. Non si è mai vista un’assemblea di tacchini che decide di finire le attività a Natale. Crocetta ha davanti un bivio. Trovare alleanze mercanteggiando, vendendo pezzi di potere. Lo ha fatto Lombardo quando ha perso la sua maggioranza bulgara: ha navigato a vista, con un uso spregiudicato del potere. Oppure c’é l’altra strada, che mi pare Crocetta stia imboccando: fare quegli atti che servono per la Sicilia e che l’opinione pubblica e gli elettori, anche quelli che si sono astenuti o hanno votato M5S, si aspettano».

Se non troverà la maggioranza sui singoli atti, Crocetta chiamerà il popolo a votare di nuovo. E a quel punto –ha detto– i siciliani gli daranno il 60 per cento, per fare chiarezza.

«Può anche dimettersi, se crede. Anche io l’ho minacciato diverse volte. Di fronte agli atteggiamenti del Consiglio comunale, che voleva bloccare provvedimenti popolari, io dicevo: mi dimetto. Ai tempi se il sindaco si dimetteva, si andava al referendum e gli elettori sceglievano. Sono sicuro che Crocetta sarebbe rieletto con una maggioranza vastissima».

E per quanto riguarda la composizione della giunta, lei come si comportò?

«Era il momento della crisi dei partiti. Chiamai persone con nessuna esperienza politica ma di grande competenza specifica. Antonio Guarnaccia, che era un imprenditore, lo misi a gestire l’anagrafe. Nel giro di poco tempo, i documenti vennero consegnati a domicilio in 24 ore. Chiamai il docente universitario Paolo Berretta come vice sindaco. Amalgamai gente prestigiosa politicamente con le competenze e la freschezza della società civile. Crocetta punti sulla qualità, senza eccezioni. Ascolti tutti ma decida lui, senza tirarla per le lunghe».

Quando era senza maggioranza, come ottenne il successo?

«Chiamai a darmi una mano dieci personalità catanesi di eccezionale livello, ambasciatori nel mondo come Pasquale Pistorio, Giuseppe Vita, Elio Catania e Luciano Modica, il rettore di Pisa. Costituimmo il gruppo Athena. Venivano una volta ogni due mesi e portavano idee e innovazione.

Anche Crocetta chiami -se posso dargli un consiglio- dieci siciliani, un trust di cervelli, per alzare il livello qualitativo della partita.

 



23/11/2012
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