Con una condanna, la parola fine del processo di Enzo Bianco contro Scapagnini
La sentenza sul processo "Cenere" è giunta all'atto finale: condannati Umberto Scapagnini e la sua Giunta.  Le dichiarazioni del Sen. Enzo Bianco e del suo legale Prof. Giovanni Grasso.

«Giustizia è fatta e la verità è venuta a galla. Non avevo dubbi che questo giorno sarebbe arrivato per ristabilire in modo chiaro che la mancata vittoria del 2005, è stata falsata dalle azioni di Scapagnini che pur di vincere, ha commesso un reato trascinando con se gli inconsapevoli assessori e colpendo anche i dipendenti comunali, che sono stati beffati perché costretti in seguito a restituire le somme che erano state loro erogate. Il risultato di quelle elezioni è stato falsato. Lo dice in modo definitivo la Cassazione.

La somma oggetto del risarcimento, così come avevo deciso, sarà destinata ai quartieri più degradati della città, con iniziative concordate con le associazioni e le strutture che vi operano e delle quali darò pubblico conto.

Giustizia mi è stata resa anche se la città nel frattempo ha pagato un prezzo assai pesante».

 Sen. Enzo Bianco

 

“La difesa del Sen. Enzo Bianco, parte civile costituita nei confronti del Prof. Umberto Scapagnini, nel processo relativo alla vicenda delle illegittime erogazioni ai dipendenti del Comune di Catania a seguito dei fenomeni eruttivi e sismici dell’Etna del 2001 e 2002, esprime soddisfazione per la conclusione della complessa vicenda giudiziaria innanzi alla Terza sezione penale della Corte di Cassazione, che ha rigettato il ricorso presentato dalla difesa del Prof. Umberto Scapagnini avverso la sentenza emessa dalla Corte d’appello di Catania, Sez. II penale, che, con particolare fermezza, aveva condannato l’On. Scapagnini alla pena di anni due e mesi 6 di reclusione, oltre che al risarcimento del danno, quantificato in € 50.000, in favore del Sen. Enzo Bianco, le cui chances elettorali, fortemente accreditate dai sondaggi immediatamente precedenti le erogazioni in questione, sono state irrimediabilmente compromesse.

In particolare, la Corte si era incisivamente soffermata, sulla sussistenza del dolo intenzionale in capo al Sindaco Scapagnini, sottolineando «la rilevanza probatoria della spasmodica ricerca da parte dello Scapagnini delle soluzioni giuridiche più assurde per consentire la celere erogazione delle somme». In questo senso la Corte ha, altresì, evidenziato la particolare rilevanza probatoria del provvedimento con il quale il Sindaco aveva imposto al Ragioniere Generale che aveva bloccato il pagamento dei mandati autorizzati con le delibere incriminate, di dare immediata attuazione agli stessi perché, rileva la Corte «ad ogni costo le somme dovevano essere date ai dipendenti comunali subito solo perché due giorni dopo si sarebbe votato».

La Corte d’appello, nell’articolata decisione, ormai definitiva, ha, quindi, concluso nel senso che «tutti gli elementi in questione comprovano, al di là di ogni ragionevole dubbio la volontà degli imputati di attribuire un ingiusto vantaggio patrimoniale (ciascuno anche al fine di allargare il proprio consenso elettorale), mediante la corresponsione di somme che non potevano essere versate, in evidente violazione delle norme contestate, in particolare per lo Scapagnini anche in danno del concorrente candidato Enzo Bianco, accreditato di un vasto consenso sulla base di attendibili sondaggi elettorali»”.

 Prof. Giovanni Grasso



10/11/2012
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