Battiato dice sì a Crocetta “Ma non cambio mestiere”
di Salvo Fallica*
Pubblichiamo l'articolo de l'Unità con il resoconto dell'investitura ufficiale di Franco Battiato ad assessore regionale alla cultura "chiamatemi Franco, sarò Franco", così ha esordito nel suo nuovo ruolo.

 

Franco Battiato è ufficialmente l'assessore alla Cultura del governo guidato da Rosario Crocetta.

Il cantautore-regista-filosofo si occuperà dei grandi eventi. In una sala gremita di giornalisti e di pubblico al palazzo della Cultura di Catania, Battiato ha spiegato che quando seguiva Crocetta in tv, si è fatto l'idea di una persona con una forza “travolgente”. E' in serata a Otto e mezzo ha annunciato: “Alle primarie voterò per Bersani. Lo farò per dare un voto in più a Bersani rispetto a Renzi”. “Scendo in  campo volentieri, seppure in maniera parziale, perché non posso e non voglio cambiare mestiere. Non sono un politico”.

Battiato mostra distacco dai partiti ma la sua scelta di campo democratica è chiara. E non è la prima volta. Nella stagione della Primavera di Catania, Battiato collaborò con il sindaco di centrosinistra Enzo Bianco, fu direttore artistico della felice estate etnea. E quando il centrosinistra fu sconfitto e a Catania vinsero i berlusconiani, il cantautore mise in guardia dalla “calata dei barbari”. Profetizzò un declino progressivo della città e in seguito vendette addirittura la sua casa catanese. Ogni volta che è tornato in Sicilia, è andato nella sua abitazione a Milo, sull'Etna. Allora le sue critiche provocarono grandi polemiche. Ma qualche anno dopo, Catania balzò agli onori delle cronache nazionali per il famoso buco di bilancio. Adesso governa un altro sindaco, sempre di centrodestra, ma dalle notizie di questi giorni Catania rischia ancora il default.

L'impegno di Battiato è un segnale di rinnovamento culturale e politico. Crocetta lancia il suo messaggio: “Il mio non sarà un governo di tecnici, ma di intellettuali”. Crocetta cita Elsa Morante ed insiste sui temi dell'identità, dell'amore per la Sicilia. Identità non campanilistica ma cosmopolita. E non a caso Battiato sottolinea: “Ho chiesto la libertà di organizzare eventi speciali che mettano in contatto la Sicilia con il resto del mondo. E' un progetto ambizioso ma si può realizzare con pochi soldi. La seconda cosa che ho detto a Rosario è che non voglio stipendio. Voglio essere libero in ogni momento di lasciare l'incarico”. Il pubblico apprezza, parte l'applauso. Ma alla parola assessore, Battiato risponde con ironia: “La parola mi offende. Preferisco essere chiamato Franco”.

Conclusa la conferenza stampa, Crocetta incontra diverse delegazioni di lavoratori, Aligrup, ex Cesame, lavoratori di cooperative sociali ed associazioni culturali. E sugli intellettuali che continuano a fare endorsement a suo favore, Crocetta risponde: “Per troppi anni gli intellettuali non sono stati considerati, anche se non pochi di loro si sono chiusi in una torre d'avorio. Vi sono state eccezioni positive, Andrea Camilleri con le sue coraggiose prese di posizione, Antonio Presti con il suo volontariato culturale. Non ho il tempo di elencarli tutti. Il fatto che Battiato scenda in campo è rivoluzionario, qui si scrive una nuova pagina di storia. Credo che si possa parlare di intellettuali in senso gramsciano, hanno un senso etico verso il loro Paese. Un vero politico è un vero intellettuale”.

Crocetta critica gli attacchi di una parte della stampa nazionale che “non coglie le novità isolane”. “La Sicilia è la terra di industriali che denunciano gli estorsori e creano sviluppo, di lavoratori onesti, di grandi intellettuali. Basta con gli stereotipi”. Difende l'Udc: “Si è decuffarizzato, ha appoggiato un candidato di sinistra, antimafia e gay”. Sorride e aggiunge: “Casini che dovrebbe fare di più? Sposarsi con Bersani?”.

Intanto a Crocetta arrivano pure i complimenti dell'ex ministro Pdl Stefania Prestigiacomo: “Gli va dato atto di una scelta coraggiosa e alta. La nomina di Battiato a responsabile della Cultura va salutata positivamente”.

 



08/11/2012
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