«'U pisci feti ra testa»
urge una nuova
classe politica
di Pasquale Pistorio*
L'intervento dell'ex ad di StMicroelectronics sulle colonne de La Sicilia. «L'Isola punti su turismo e agricoltura di qualità, industria hi-tech e green economy»

Per me la Sicilia è la terra più bella del mondo. La bellezza e la varietà del suo paesaggio; la ricchezza della sua storia, che negli ultimi 3.000 anni ha visto fermarsi nell'isola molte civiltà mediterranee ed europee ognuna delle quali ha lasciato enormi eredita architettoniche, monumentali e culturali; l'ospitalità calda dei suoi abitanti; il clima mite e amichevole in tutte le stagioni; la ricchezza della sua cucina... tutto concorre a farne una terra di bellezza ed attrattività eccezionale.

Purtroppo, la Sicilia è anche afflitta da mali quali il ridotto sviluppo economico, la criminalità - organizzata e non - che pesa sullo sviluppo e sulla qualità della vita di tutti i cittadini, e un forte tasso di disoccupazione, che rendono difficile per chi ci vive desiderare di rimanere e poco attraente per chi ci vorrebbe andare, anche per brevi periodi.
Alla radice di questa condizione ci sono molte cause storiche anche antiche; la maggior parte risale però agli ultimi 150 anni, con particolare degrado negli ultimi 20 anni.

Non è questo il luogo per esaminare queste cause, ma riporto i tre problemi per me fondamentali dell'isola:
1) Burocrazia elefantiaca, lenta, incapace, spesso clientelare, se non addirittura corrotta;
2) infrastrutture, materiali e immateriali, totalmente inadeguate per un paese moderno;
3) criminalità organizzata diffusa e capace di contaminare sia l'economia che la politica e la gestione della "cosa pubblica".
Tutto ciò è possibile perché manca una qualsiasi politica nazionale per la valorizzazione del Sud, e perché la classe politica locale si è dimostrata largamente mediocre, spesso clientelare, e talvolta corrotta. Certo ci sono casi positivi come, per esempio, il periodo in cui Enzo Bianco fu sindaco di Catania, creando la Primavera di Catania e l'Etna Valley. Ma purtroppo molto più spesso l'esperienza delle amministrazioni locali non è stata positiva.

Dice un proverbio siciliano: "U pisci feti ra testa", il pesce puzza dalla testa. È da lì che bisogna partire (sia a livello nazionale sia locale), per affrontare i tre problemi fondamentali ricordati sopra e permettere alla Sicilia di trasformarsi in una terra di enormi opportunità per i cittadini, per gli ospiti italiani e stranieri, e per dare un contributo immenso alla crescita economica e culturale dell'Italia e dell'Europa.

Come ho sempre detto la Sicilia (e tutto il Sud Italia) possono diventare la California d'Europa.
Sta alla classe politica nazionale e locale combattere i tre problemi fondamentali detti sopra che io chiamo i fattori inibitori, e creare i presupposti per lo sviluppo con una misura "abilitante" fondamentale che è la fiscalità di vantaggio garantita per dieci anni per il costo del lavoro, per gli investimenti produttivi e per la ricerca.
Se queste condizioni si verificano, la Sicilia può puntare su grandi filoni di sviluppo:
1) il turismo di qualità;
2) l'agricoltura di qualità e l'industria agroalimentare;
3) l'industria high tech;
4) la green economy.

In tutti questi settori la Sicilia può diventare un leader di livello mondiale e un forte propulsore per lo sviluppo italiano ed europeo.
Il risultato sarebbe "La Sicilia che vorrei": una terra che offre opportunità ai giovani, sicurezza ai cittadini e alle imprese, solidarietà sociale, e una qualità della vita unica al mondo.

 

 



24/10/2012
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