Un "balilla" tra i forconi
di Nino Milazzo
L'OPINIONE / Forconi e forza d'urto, dinanzi alla gravità di ciò che è accaduto non si può restare inerti o indifferenti, limitandosi a una rassegnata archiviazione della "pratica". Per come sono andate le cose, si avverte l'esigenza di un'analisi attenta e rigorosa che permetta di fare chiarezza su tutte le dinamiche, le responsabilità e ambiguità dei fatti

Paolo Mieli aveva proposto di commissariare il Sud. E la risposta, ben più radicale, dei siciliani non si è fatta attendere. E' arrivata sotto forma di un movimento di "forconisti" che, in un torbido scenario di ribellismo vecchio stampo, è riuscito a mettere le manette alle istituzioni e alla politica, travolgendo tutti i presidi di legalità. Poteva e doveva essere una comprensibile e legittima protesta civile contro il precipizio dell'economia e dell'occupazione nell'isola; si è trasformata in qualcosa di profondamente diverso. Non una mobilitazione ordinata e controllata, dunque, ma una confusa concitazione di massa pervasa da un qual certo spirito da jacquerie: questo e non altro è stata la rivolta che in questi giorni ha messo in ginocchio la Sicilia. Qui, per quasi una settimana, la democrazia è stata davvero sospesa e i diritti dei cittadini , assieme ai loro bisogni, sono stati calpestati. E non è detto che l'incendio sia definitivamente domato.

Ora, dinanzi alla gravità di ciò che è accaduto, è evidente che non si può restare inerti o indifferenti, limitandosi a una rassegnata archiviazione della "pratica". Per come sono andate le cose, si avverte l'esigenza di un'analisi attenta e rigorosa che permetta di fare chiarezza su tutte le dinamiche, le responsabilità e ambiguità dei fatti. Troppe le ombre, infatti, e altrettanti gli interrogativi, qualcuno anche molto inquietante, che si addensano attorno alla genesi, all'azione e agli obiettivi della eterogenea coalizione di "guerriglieri" che ha stretto d'assedio le città siciliane provocando in tutto il territorio inaccettabili disagi alla popolazione e pesanti danni alle aziende. Andando oltre le motivazioni e rivendicazioni di ordine economico che sono state urlate dalle schiumanti squadre di indignados in "formato Trinacria", si tratta di capire chi sono e che cosa vogliono veramente gli strateghi della cosiddetta "Forza d'urto".


Questa domanda di chiarezza non è assolutamente dettata da insane attitudini repressive né tende a criminalizzare tutte le migliaia di persone che hanno voluto testimoniare lo stato di particolare sofferenza in cui versano alcune categorie produttive siciliane - gli agricoltori, i pescatori, gli autotrasportatori - nel quadro già preoccupante del generale malessere prodotto dalla crisi nazionale e internazionale. Nessuno, insomma, può disconoscere le ragioni della protesta e, con esse, la buona fede di una gran parte di coloro che l'hanno attuata. Ciò che è in discussione è altro: innanzi tutto gli spregiudicati metodi che sono stati scelti e imposti dagli agitatori in cabina di regia col palese intento di conferire la maggiore potenza possibile alla sfida lanciata contro lo Stato e la Regione, ma le cui conseguenze si sono abbattute unicamente sui cittadini siciliani. Ebbene, non è normale né tollerabile che gruppi sociali in lotta rovescino su un'intera comunità tutto il peso della loro battaglia. Ma questo è proprio quel che è stato cinicamente programmato ed è successo. La Sicilia, tutta la Sicilia, è stata tenuta in ostaggio dai rappresentanti di alcune categorie che l'hanno privata per diversi giorni di ogni genere di approvvigionamenti. Vogliamo definire questo comportamento? Esiste un preciso sostantivo per farlo: ricatto.

Uno dei punti più oscuri da chiarire è, poi, quello delle presenze mafiose notate fra i dimostranti e denunciate dai vertici regionali di Confindustria. Il fronte dei Forconi respinge l'accusa. Ma Ivan Lo Bello, presidente di Sicindustria, replica annunciando un circostanziato esposto alla magistratura. Aspettiamo e vedremo. Si vuol sapere se, in quale misura e con quali finalità e complicità il potere mafioso è intervenuto sulle leve della protesta. Ma sin da ora è facile rilevare - con amaro, amarissimo realismo - che questo tipo di intromissione appare molto probabile e, se confermato com'è prevedibile, non potrà suscitare sorpresa alcuna trattandosi di un episodio del tutto rispondente alla sintomatologia dell'antica indomabile malattia siciliana. Se da decenni, infatti, la mafia trova spazio - eccome se lo trova, purtroppo - nella politica, nelle istituzioni, nell'economia, perché mai dovremmo stupirci se è attiva in una vasta azione di protesta come quella alla quale abbiamo appena assistito e stiamo ancora assistendo?
Questo nulla toglie, naturalmente, alla necessità di indagare sugli eventuali interessi e intrecci criminali che si fossero insinuati nel sottosuolo di questa sollevazione dei Forconi. Accanto a questo processo, però, ce n'è un altro, anch'esso importante, da aprire e da aprire hic et nunc. Esso non appartiene alla competenza della magistratura, ma alla coscienza e alla sensibilità dell'opinione pubblica e dei media, che la rappresentano (o dovrebbero rappresentarla). Questo processo è rivolto alla politica, alla sua afasia e alla sua incapacità di mediare fra gli opposti interessi e i diversi soggetti sociali che si muovono all'interno della collettività siciliana come di qualunque altra collettività.

I fatti parlano chiaro. Davanti agli allarmanti sviluppi di questa emergenza i partiti, come paralizzati, altro non hanno fatto se non arroccarsi in una imbarazzante immobilità e in un imbarazzato silenzio. Né si è comportato meglio il governo regionale con i suoi balbettii e la sua ormai cronica inconcludenza, nemmeno mascherata ormai dalle vacue parole che un tempo riempivano le molte promesse poi non mantenute e i tanti programmi presto dimenticati. E completamente disinteressato si è finora mostrato anche il governo centrale, in tutt'altre faccende affaccendato nell'imperversare della crisi che tiene nella morsa l'Italia e l'Europa dell'euro. Come sempre, la Sicilia può attendere. Se ne parlerà il 25 gennaio, quando il presidente Monti riceverà il governatore Lombardo.

L'inerzia della politica siciliana in queste ultime drammatiche circostanze costituisce l'ennesima conferma di una antica tradizione di subalternità e inaffidabilità, tradizione che presenta davvero poche eccezioni. Di essa conoscevamo soprattutto la speciale destrezza con cui riesce a conquistare il consenso degli elettori. Salvo poi tradirlo una volta acquisito. Niente di nuovo, insomma. Sarebbe ingiusto,però, attribuire alla classe politica siciliana tutte le responsabilità dello storico deficit che caratterizza la condizione sociale ed economica dell'Isola. Esistono altri attori da mettere metaforicamente alla sbarra. Primo fra tutti proprio lo Stato che da 150 anni ci lesina o addirittura ci nega le attenzioni e le opere di cui abbiamo bisogno (ultimo esempio di discriminazione la scandalosa situazione nel settore ferroviario). Ugualmente negativo è l'atteggiamento dei petrolieri che avvelenano la Sicilia e nello stesso tempo le infliggono la prepotenza di prezzi insopportabilmente esosi.

Al netto del tipico vittimismo che generalmente accompagna e deforma ogni rivendicazione siciliana, diversi altri "imputati" indubbiamente potrebbero trovar posto in un cahier de doléances di questo genere. Ma è anche vero che, se la Sicilia resta debole e se continua ad accumulare ritardi su ritardi nella corsa per lo sviluppo, è soprattutto perché non riesce realizzare le due precondizioni necessarie per compiere il sospirato scatto in avanti: cioè liberarsi del cappio mafioso e nello stesso tempo poter contare finalmente su un ceto politico efficiente sul piano amministrativo e in grado, da un lato, di proporsi come interlocutore credibile dello Stato e, dall'altro, di sostenere con efficacia il confronto con i "poteri forti" (i quali non sono affatto delle entità astratte, come ci insegna appunto il ruolo dei petrolieri nell'Isola).
Come dire: ciò di cui c'è bisogno è una santa rivoluzione: sì, insomma, una rivoluzione culturale. Ma questa speranza di rinnovamento non può certo essere affidata alla subcultura dei Forconi, il cui esordio è stato battezzato, tra l'altro, con il piccolo rito di un tricolore dato alle fiamme da un balilla del neoseparatismo siculo o forse più semplicemente e modestamente dell'ultra- autonomismo che sta crescendo nel pittoresco giardino sicilianista.



23/01/2012
Venerdì 24 febbraio, alle ore 17, l'appuntamento con il presidente del PD Rosy Bindi e il presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello a Palazzo Platamone, a Catania. Modera Gad Lerner
di Nino Milazzo
Le chiamano categorie di riferimento. Sono le aree protette dei partiti, quelle che nel tempo hanno fatto dell'Italia un arcipelago di corporazioni e di poteri lobbistici. La politica le presidia tutelandone i privilegi e le posizioni di vantaggio, in qualche caso monopolistiche, per averne in cambio l'appoggio elettorale...
La proposta di Laboratorio per Catania Cittaperta di un gruppo di persone che hanno deciso di attivarsi. La società civile etnea dà segni importanti di risveglio. C'è voglia di partecipazione
Pericolo per l'incolumità pubblica in via San Giacomo. L'Amministrazione persevera nel non interviene. La denuncia di Marcello Tringali, consigliere del PD alla settima Municipalità
Pubblichiamo un'intervista, uscita sul Riformista, a Giuseppe Condorelli, l'industriale che produce i famosi torroncini: «Il mercato estero risente meno della stretta dei consumi. La congiuntura economica ha avuto delle ricadute sulle nostre prospettive di crescita. Bisogna favorire la crescita del Pil, le liberalizzazioni, gli sgravi per chi investe al Sud. Manca il periodo della "primavera di Catania", ma non ho perduto la fiducia nel futuro».
Una delegazione dell'assocazione che fa capo a Daniele Capuana ha consegnato alla responsabile del centro servizi Talità Kum, Giuliana Giannino, materiale didattico e giocattoli raccolti a favore dei 150 bambini dell'associazione che opera nel quartiere catanese
Flexsecurity. Per il senatore Bianco il punto «non è l'attacco all'articolo 18». Sul tema anche in Sicilia è scontro tra sindacati e imprenditori. L'articolo pubblicato dal "Riformista"
La battuta di Paolo Mieli è un paradosso che nasconde problemi gravi. E' evidente che non si tratta di una proposta concreta. Ancorchè inattuabile sarebbe una sospensione della democrazia. Il Mezzogiorno è una ferita aperta, fatta di sprechi ed inefficenze. Ma è anche vero che tanti guai del Paese, dal fascismo, al terrorismo, dal piduismo a Tangentopoli non sono nati al Sud. Occore riformare tutta la macchina dello Stato.
Dichiarazioni e parole, tra il 2009 e il 2011. Per esempio: «Risolviamo così l'annoso problema degli allegamenti nel villaggio Santa Maria Goretti che si trascinava da ben 15 anni». «Questi alla agamenti sono ormai un lontano ricordo...». E infatti... tutto risolto!
Villaggio Goretti allagato, aeroporto in tilt  (FOTO)
Forse dopo una crisi come quella che stiamo vivendo ci sarà una fase di sviluppo, ma la situazione è grave. Occorrerà riformare profondamente l'Europa, altrimenti si disgregherà. Grande assente è la classe politica. Quella che si è affermata in questi anni è inconsistente e incompetente. Anche la poltica, se vorrà riaffermare il suo primato, dovrà cambiare radicalmente
La "ricetta" di Pasquale Pistorio per rendere più competitivo il Paese, il Sud e la nostra regione. All'incontro Un'Italia che torni competere. Vista da Sud, organizzato dai Liberal Pd, anche l'intervento di Andrea Cuomo, presidente di 3Sun: «Il Sud può farcela con fatica e lavoro, e un certo grado di autonomia può essere un'opportunità». Ma prima di ogni cosa servono infrastrutture anche immateriali come la banda larga, legalità e sicurezza, crediti di imposta automatici per gli investimenti
VIDEO / LE INTERVISTE A PISTORIO, BIANCO, CUOMO 
Finalmente Berlusconi è uscito dal suo arroccamento tanto ingiustificabile quanto dannoso. L’evoluzione della crisi non dipende più soltanto dai suoi comportamenti e dalle sue intenzioni. Ora tutte le forze politiche sono in gioco con pari opportunità e identiche responsabilità. Dal centrosinistra e dal PD si attende una partecipazione diretta e concorde, che metta in mostra le capacità di fare quello che non ha saputo fare il centrodestra
Confermata la pena per Scapagnini. Soddisfazione da parte dello Studio legale del prof. Giovanni Grasso, difesa del senatore Enzo Bianco, parte civile costituita nel processo relativo ai rimborsi Inpdap erogati ai dipendenti del Comune di Catania. Il senatore: «"La sentenza ha detto chiaramente come le elezioni del 2005 siano state viziate. Ora tutti abbiamo cognizione dei comportamenti che la Magistratura ha ritenuto illeciti»"
Gheddafi è stato per lungo tempo un tragico clown della scena internazionale. Da quando ebbe inizio la sua torbida avventura umana e politica con il golpe fino alla sua uccisione, ha segnato per 42 anni la storia della Libia. Ora sorge un interrogativo inquietante: "siamo proprio certi che le insorgenze di quei popoli troveranno sbocco nella concordia e nella democrazia?"
Il sentimento dell'antipolitica ha, in questo determinato momento storico, un formidabile appeal. Dire che la politica è tutta da buttare e criticare è però fuorviante e profondamente ingiusto. Il messaggio di Della Valle, per quanto poi esplicitato meglio, ha avuto con quel titolo "Politici, ora basta!" una connotazione che rischia dar spazio a chi ha atteggiamenti qualunquisti.
di Nino Milazzo
Tutto in Italia rimane pericolosamente bloccato, mentre i governi e l’opinione pubblica del’UE ci guardano e ci giudicano con diffidenza e sconcerto e mentre le forze sociali, all'interno, avvertono, concordi, che il tempo è scaduto e le piazze intanto si infiammano. L'unica possibilità di dare una scossa è incalzare il presidente del Consiglio perché risparmi al Pese il biasimo internazionale
Due anni e 9 mesi all'ex sindaco. Condannati anche molti suoi ex assessori e collaboratori, da Strano ad Arena, sino a Drago e Vasta. Le prime reazioni. Licandro: "E ci accusavano di disfattismo". Città Insieme: "Di fronte ai disastri di Catania è possibile cercare e trovare i responsabili"
di Nino Milazzo 
Ci sono delle analogie - seppure con tante differenze - tra il movimento internazionale e quanto avvenuto quarant'anni fa. Ci vuole ancora prudenza per fare questo accostamento, ma anche oggi i giovani danno la carica a questo mondo per svegliarlo e spingerlo alla ricerca di maggiore equità
Il senatore del Pd presenta un disegno di legge costituzionale: previsto un risparmio di 14 milioni l'anno. Pubblichiamo l'articolo di oggi su Repubblica
Ora che la polvere si è posata sul palcoscenico del consiglio comunale, prenotato venerdì scorso dall'impresario Stancanelli, autore della sceneggiata amletica "Sindaco o non sindaco", possiamo provare a fare un po' di chiarezza
Intercettazioni, barzellette, allusioni. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi di certo non ne fa un mistero. Ecco una canzone irriverente e goliardica che riassume "una parte" delle vicende politiche degli ultimi anni
Inaugurato stamattina il nuovo impianto di 3Sun nel Modulo M6 alla zona industriale. La nuova scommessa della joint venture tra StM, Enel Green Power e Sharp. Assenti rappresentanti del governo nazionale
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