Bilancio regionale, 
il gioco delle "tre carte"
di Camillo Oddo*
Quanto attendibili sono i bilanci della Regione Siciliana? La questione si è riproposta con la recente audizione, alla commissione Bilancio dell'Assemblea regionale, di Rita Arrigoni, presidente delle sezioni riunite in sede di controllo della Corte dei conti. Il bilancio? Una "messinscena" che sposta di un anno i problemi senza risolverli. L'illuminante articolo del Sole 24 Ore sui conti regionali

Quanto attendibili sono i bilanci della Regione Siciliana? A ogni intervento della magistratura contabile l'interrogativo riaffiora e rinvigorisce gli avversari di Raffaele Lombardo, che guida il governo di Palazzo dei Normanni dal 2008 con una giunta anomala sorretta da Movimento per le autonomie, Pd e Futuro e libertà per l'Italia, da cui s'è da poco sfilato l'Udc.

La questione si è riproposta con la recente audizione, alla commissione Bilancio dell'Assemblea regionale, di Rita Arrigoni, presidente delle sezioni riunite in sede di controllo della Corte dei conti. C'è un passaggio affilato della sua relazione dove si afferma che il bilancio previsionale 2012 «non appare costruito in modo metodologicamente corretto». Le argomentazioni sono squisitamente tecniche: «Al fine di conseguire valori migliorativi rispetto ai saldi programmati, tale documento reca improprie correzioni di stanziamenti con l'intento di ripristinare successivamente, in sede di legge finanziaria o, addirittura, nel corso della gestione, la dotazione di tali poste nella misura ritenuta adeguata».

Traduzione: la Regione sottostima alcune voci del bilancio per poi correggerle nella fase di gestione dell'esercizio. «Il disavanzo tendenziale che dovrebbe risultare nel bilancio... è stato "coperto"... tramite una minore dotazione di tutta una serie di voci di spesa e la previsione di nuove entrate». All'inizio si finge di spendere meno come per dire ai cittadini e alle istituzioni «avete visto come siamo virtuosi?». Poi, nel corso della gestione, si fanno emergere le poste mancanti: operazione scorretta, perché gli aggiustamenti dovrebbero riguardare le novità effettivamente intervenute in corso d'opera. Il risultato di questa messinscena, che sposta avanti sempre di un anno i problemi finanziari senza mai risolverli, è la scarsa attendibilità del documento di previsione.

Prendiamo la Sanità, la principale voce del bilancio. A partire dal 2007 la Regione Siciliana ha avuto imposta una graduale maggiorazione dell'aliquota di compartecipazione alla spesa sanitaria, dal 42,50% fino al 49,11 per cento. Secondo i tecnici di Palazzo dei Normanni, questa misura sarebbe dovuta valere per tre anni, trascorsi i quali l'aliquota sarebbe dovuta tornare al livello di partenza. In caso contrario la Regione sarebbe stata compensata con la retrocessione di una quota delle accise sui prodotti petroliferi consumati nell'isola. Per far valere questa interpretazione la Sicilia è ricorsa alla Corte costituzionale. Ma i giudici della Consulta sono stati implacabili: non se ne parla nemmeno. Nonostante ciò nel bilancio di previsione lo stanziamento è calcolato con la vecchia aliquota del 42,50 per cento. Se, come è certo, resterà in vigore la nuova, la Regione dovrà iscrivere a bilancio altri 635 milioni. O glieli dà lo Stato o nei conti si apre un buco.

Non solo sono sottostimate le spese, ma sono anche sopravvalutate le entrate, la cui correzione avviene in un secondo tempo in sede di assestamento o di finanziaria. Tipico il caso degli immobili. La Regione prevede per il 2012 un incasso di 500 milioni dalla valorizzazione del suo patrimonio immobiliare. Ma è dalla presidenza Cuffaro che questi stessi immobili entrano ed escono dal bilancio restando invenduti. Far finta di smobilizzarli ora, quando tutti sanno che il Paese è in recessione, serve solo a creare una posta fittizia.

Altro caso di potenziale sottovalutazione della spesa: il trasferimento dei 250 milioni per la formazione professionale dai conti regionali al Fondo sociale europeo. Fan così tutte le Regioni. I problemi verranno al momento della rendicontazione delle somme spese dagli enti di formazione. Le regole europee sono molto severe in questo, non ammettono furbizie. Il rischio è che una parte di quei 250 milioni possa ricascare addosso alla Regione.

Insomma, sui conti la giunta Lombardo annaspa. Tant'è che per il terzo anno consecutivo è dovuta ricorrere all'esercizio provvisorio del bilancio. Per di più dovrà comprimere la spesa di oltre un miliardo. La stima dei tagli per il 2012 è di 771 milioni per effetto della manovra Berlusconi (la Corte ne aveva previsti 858) e di 380 milioni per la manovra Monti. Aggiungiamo altri 487 milioni per l'accensione di un nuovo mutuo. I conti sono presto fatti: nel bilancio di previsione c'è un buco potenziale di 3 miliardi che dev'essere rattoppato, e non consideriamo il calo di alcune centinaia di milioni del gettito fiscale per il peggioramento del ciclo economico.

Ricadono inoltre sul groppone di Palazzo dei Normanni, pur non essendo consolidati in bilancio, i debiti delle società partecipate, che Dio solo sa a quanto ammontano, e quelli dei Comuni verso gli Ato rifiuti, che superano i 2 miliardi e la Regione s'è impegnata a finanziare con un altro mutuo. Vogliamo parlare anche delle 108 autolinee private, rimborsate senza alcun controllo sui chilometri percorsi? E che dire dell'esercito dei dipendenti della Regione? Gli occupati diretti a tempo indeterminato sono 13mila, quelli a tempo determinato 7mila e i pensionati, anch'essi a carico del bilancio corrente, 16mila. Un dipendente della Regione costa ai siciliani 210 euro a testa; in Lombardia, che ha quasi il doppio degli abitanti della Sicilia, il costo è di 10 euro. Si tiene in vita una mostruosa macchina clientelare in cui allignano corruzione e mafia per caricare sul lavoratore dipendente il massimo dell'addizionale Iperf, l'1,4%, che dopo la manovra Salva Italia potrebbe balzare all'1,7 per cento.

«Tutto va bene, tutto è sotto controllo», ribattono dagli uffici dell'assessore all'Economia, Gaetano Armao, professore in aspettativa di diritto amministrativo dell'Università di Palermo e titolare di uno tra i più noti studi legali dell'isola. Dorme all'apparenza sonni tranquilli il ragioniere generale, Enzo Emanuele, il superburocrate custode del segreto dei conti, sottratto non a caso da Lombardo allo spoil system.
Armao attribuisce le criticità del bilancio alle giunte precedenti, rivendica il percorso di risanamento avviato dal governo Lombardo, la riorganizzazzione della giungla delle partecipate, la riduzione della spesa dopo gli anni folli del cuffarismo; invoca un federalismo equo e solidale. E tra le cose buone di questo governo vanno anche ricordate le azioni dell'assessore Massimo Russo per comprimere il disavanzo della Sanità e la riforma dell'assessore all'Economia, Marco Venturi, che ha soppresso carrozzoni in perdita come le Aree di sviluppo industriale per sostituirle con un unico ente di gestione, snello ed efficiente.
Il ricorso sistematico all'esercizio provvisorio è tuttavia una sirena d'allarme, il segno di una crescente tensione finanziaria da cui al momento non si intravvede via d'uscita.

Dichiara Innocenzo Leontini, capogruppo del Pdl all'Assemblea regionale, oppositore di Lombardo: «Anche quest'anno il bilancio sarà approvato all'alba del primo maggio, quasi a metà dell'esercizio. Il copione è sempre lo stesso: tra agosto e settembre il presidente emana un decreto di blocco della spesa a tutti i rami dell'amministrazione e da quel momento prevale la sua attività discrezionale». Il blocco dura fino all'approvazione del bilancio successivo. Nel frattempo i Comuni restano a secco di trasferimenti, i fornitori non vengono pagati, mentre i consulenti e gli esperti proliferano. «La Regione ne ha in carico 1.207 in tutto. L'esercizio provvisorio - dice Leontini - consente al presidente e ai suoi assessori di decidere una spesa in dodicesimi svincolata da qualsiasi criterio di programmazione».

Ad aggravare ulteriormente lo stato dei conti sono i 5,1 miliardi di indebitamento finanziario del 2011, su cui la Corte stima per l'anno prossimo il 41% di oneri in più rispetto a due anni fa. All'esposizione vera andrebbe inoltre aggiunta quella occultata nei residui attivi, che hanno raggiunto i 15,3 miliardi nel 2010 (ultimo dato disponibile). I residui attivi sono entrate accertate ma non riscosse e presto saranno un problema perché, con l'armonizzazione dei bilanci della pubblica amministrazione, vicina alla sperimentazione, bisognerà indicarne l'anno di riscossione. Regioni come Sicilia e Campania, che galleggiano in un mare di entrate fasulle, dovranno far emergere la massa dei debiti mascherati.



09/01/2012
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