Commissariare il Sud, come ha detto Paolo Mieli a Cortina? Con tutto il rispetto che si deve all'autorevole giornalista, che è anche un apprezzato storiografo formatosi alla prestigiosa scuola di Renzo De Felice, l'idea sarebbe soltanto bizzarra, se non si trattasse di una mera provocazione lanciata col semplice scopo di porre in termini paradossali un problema che è realmente grave. Le dichiarazioni di Mieli, insomma, non possono configurarsi come una proposta concreta, come un persorso veramente praticabile. Che altro significherebbe, infatti, commissariare una vasta area del Paese se non sospendervi la democrazia? Questo tipo di interpretazione - come si sa- è stato applicato al caso del governo Monti nel quale qualcuno, politicamente e costituzionalmente strabico, ha visto appunto una sospensione della democrazia. La tesi era chiaramente strumentale e nessuno infatti l'ha presa seriamente in considerazione. Il governo dei tecnici scelto dal presidente Napolitano in una situazione di autentica emergenza nazionale è stato costituito sulla base e nel rispetto di tutte le prerogative che la Costituzione conferisce al capo dello Stato. Discorso chiuso, dunque.
Ora, che senso ha invocare il commissariamento del Sud in nome della necessità di espellerne in blocco la inetta classe politica che lo amministra? Come e in forza di quale principio di legittimità si fa decadere un'intera classe politica eletta secondo le regole vigenti? Che si fa: si sciolgono tutte le assemblee regionali, provinciali e comunali? Si smantellano le giunte e si esautorano governatori, presidenti, sindaci, come avviene nelle situazioni in cui viene accertata l'infiltrazione mafiosa all'interno di organi amministrativi? E' evidente che non si può ragionevolmente immaginare un simile repulisti motivandolo semplicemente con l'incapacità degli eletti.
Se un simile metodo fosse valido, non il solo Sud dovrebbe essere commissariato, bensì l'intero Paese. Del resto, qualcosa del genere è già avvenuto ad opera dell'Europa e del Fondo monetario internazionale allorché hanno deciso di sottoporre i nostri conti publici al controllo dei loro esperti. E non è tutto. Il semi-commissariamento dell'Italia ècinoppugnabilmente documentato anche dalla famosa lettera di Trichet e Draghi con cui la Banca centrale europea ha dettato a Berlusconi le linee maestre della manovra finalizzata all'obiettivo di un aggiustamento del bilancio, anticipato al 2013. Ed è altresì comprovato dai continui diktat che il direttorio franco-tedesco ha disinvoltamente esercitato finché non è andato al governo Mario Monti, il quale, quanto meno, ha ridimensionato il peso della diarchia Merkel-Sarkozy.
Nessuna di queste considerazioni, naturalmente, tende a sottovalutare le patologie del Sud. Con la sua cronica arretratezza, con i suoi ritardi economici, sociali, infrastrutturali, con le sue mafie, vere superpotenze della criminalità internazionale, il Mezzogiorno è una ferita che non si rimargina ed è una fonte enorme di guai per tutta la comunità nazionale. Ma sarebbe utile prendere coscienza anche di un'altra verità: quella che ci dice come non tutti i guai dell'Italia siano storicamente addebitabili alla parte meno fortunata del Paese. Il fascismo, il terrorismo, il piduismo, Tangentopoli non sono nati al Sud. E lo stesso discorso può farsi per il berlusconismo del bunga bunga e delle leggi ad personam; per il leghismo del dito medio, delle pernacchie e delle avventure e disavventure bancarie; per la vicenda di Don Verzè. Il Mezzogiorno è malato, ma è il solo malato.
E dunque no: non è con le sparate paraleghiste come quella del commissariamento che si trova la risposta adatta al secolare problema del Sud. La cosiddetta questione meridionale è una questione antica e complicata che richiede un'opera lunga, costante di rigenerazione a più livelli. E, tanto per cominciare, probabilmente, bisognerebbe finalmente mettere mano a una riforma complessiva dello Stato, delle sue istituzioni, della sua burocrazia, del suo sistema giudiziario, delle sue regole, prima fra tutte la leggel etorale.
( Ai pochi amici che leggeranno questa mia nota, desidero comunicare che ho deciso di rinunciare a seguire i programmi televisivi che ospitano esponenti della Lega. Non sopporto la sguiatezza nè sopporto il razzismo, soprattutto quando proviene da un contesto antropologicamente barbarico qual è quello in camicia verde.)


