Dai primi dati delle statistiche vien fuori che la crisi economica internazionale ha fatto flettere nel 2011 anche il settore alimentare, seppur in maniera molto più lieve rispetto agli altri comparti. Ne parliamo con Giuseppe Condorelli, industriale e figlio dell'inventore dei famosi torroncini, che da Belpasso alle pendici dell'Etna, ha espanso l'attività imprenditoriale del padre. Condorelli spiega: «Il settore alimentare ha registrato un calo dei consumi. La crisi economica che ha colpito il ceto medio italiano, ha conseguentemente modificato le abitudini dei consumi alimentari. Difatti, nel mese di ottobre, le vendite nel canale "super-iper" hanno registrato una flessione di quasi 1'1 per cento. Anche il settore dolciario ed in particolare quello dei "prodotti da ricorrenza", ha registrato un forte rallentamento delle vendite. Contrariamente agli anni passati, il "sell-out" dei prodotti da ricorrenza (Panettoni, Cioccolato, Torrone, eccetera) ha avuto inizio molto più tardi e sicuramente i risultati commerciali finali non saranno per niente positivi.
Ci racconti la sua testimonianza diretta. Dai famosi torroncini agli altri prodotti, qual è il trend per la sua azienda in questa fase?
La congiuntura economica nazionale ed internazionale ha avuto delle ricadute negative sulle nostre prospettive di crescita. Tuttavia, nel nostro caso, ci accingiamo a chiudere una campagna natalizia col risultato di aver consolidato le vendite registrate l'anno scorso, ma con la speranza che le vendite al consumo siano allineate alle nostre aspettative.
Dal mercato italiano a quello estero, vi sono sostanziali differenze?
Il mercato estero risente meno la crisi dei consumi. Infatti, alcuni paesi extra-Cee, quali Brasile, Usa, Canada non hanno registrato la crisi dei consumi come è avvenuto in Italia. Inoltre, abbiamo constatato come in alcuni Paesi esteri, il made in Italy e in particolare i prodotti di marca del-l'Italian Food riescono a emergere rispetto alla concorrenza.
In Italia, nel dibattito su come rilanciare il Paese, si discute molto di articolo 18. Ma il vero nodo è come va riformato il mercato del lavoro. Qual è la sua opinione in merito?
Sicuramente va rivisto l'intero sistema dei contratti di lavoro, ma l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori non rappresenta al momento una priorità. A mio modesto parere, l'attuale dibattito sull'articolo 18 rappresenta un espediente per glissare altre problematiche ancora più serie che attanagliano il nostro Paese. In questo momento di stagnazione dei consumi, di profonda crisi fmanziaria e di possibile rischio di default del nostro Stato, sarebbe auspicabile sentire parlare di provvedimenti orientati a favorire una crescita del PIL, di liberalizzazione dei mercati, di aiuti sostanziali al mondo dell'impresa.
Da imprenditore del profondo Sud, che in quest'area continua ad investire e crescere, cosa chiede al governo Monti? Ovvero quali sono gli interventi di politica economica necessari al rilancio dell'Italia?
Il governo Monti ha preannunciato che nel breve periodo l'Italia dovrà fondare la politica economica su tre punti: rigore, crescita ed equità. Sul primo punto, abbiamo già avuto modo di vedere quali sono e quali saranno le misure atte a ridimensionare la spesa pubblica, ma non abbiamo ancora visto nulla circa le misure per la crescita e l'equità. Da imprenditore del Sud, poiché l'Italia, a differenza di altri paesi europei , fonda il proprio sistema economico sulle piccole e medie imprese, sarebbe auspicabile agire su alcune aree: abbassamento del costo del lavoro, oneri sociali e contributivi a carico delle imprese, affinché si possa sollecitare una ripresa dell'occupazione e rendere le nostre imprese maggiormente competitive nei mercati internazionali. Sgravi fiscali alle imprese che investono nell'acquisto di nuovi impianti e macchinari. Fino a poco tempo fa, avevamo la possibilità di usufruire di finanziamenti agevolati e contributi grazie alla ex legge 488, che si è rivelata un'ottima legge di finanziamento perché obbligava l'imprenditore a dover contribuire attraverso la capitalizzazione della propria azienda. E nello stesso tempo i finanziamenti a Fondo Perduto venivano erogati a fronte di oggettivi investimenti".
Da industriale siculo-etneo le manca il periodo della "primavera di Catania" degli anni 90, con la politica economica puntata sull'high tech, la movida valorizzata sul piano politico-culturale, la grande visibilità nazionale della città?
Certo che mi manca, ma non ho perduto la fiducia nel futuro. Per fortuna le stagioni mutano.
*Da Il Riformista del 27/12/11


