Il Grande Maleficio sull'Europa 
e la politica inesistente
di Nino Milazzo
Forse dopo una crisi come quella che stiamo vivendo ci sarà una fase di sviluppo, ma la situazione è grave. Occorrerà riformare profondamente l'Europa, altrimenti si disgregherà. Grande assente è la classe politica. Quella che si è affermata in questi anni è inconsistente e incompetente. Anche la poltica, se vorrà riaffermare il suo primato, dovrà cambiare radicalmente

Quando le foreste bruciano, si ritiene che il fuoco avrà un effetto rigeneratore e che, dunque, il bosco risorgerà dalle ceneri più robusto e vitale di prima. Lo stesso criterio viene comunemente applicato alle guerre nel senso che a ogni grande conflitto segue uno scatto di progresso tecnico ed economico. Con questo, non vogliamo proporre un elogio dei fenomeni più distruttivi della natura e della storia. E' logico che preferiremmo che mai il fuoco incenerisse le foreste e, così pure, che mai le guerre devastassero le nazioni. Evidentemente è sempre meglio per tutti che il progresso tragga spinta e alimento da cause lontane e diverse da qualsiasi evento calamitoso o violento. Ma l'esperienza ci informa che,sulla base di misteriose leggi della natura e della storia, appunto, esiste una concatenazione fra disastri e sviluppo.


E' ipotizzabile che anche le grandi crisi che si abbattono ciclicamente sul capitalismo obbediscano a questa regola? Schumpeter non lo esclude e, anzi, ha collocato questa eventualità tra le previsioni delle sue teorie. Ma, nella situazione in cui ci troviamo, nessuno può prevedere quel che ci aspetta. La tempesta imperversa su tutta l'area dell'euro e l'Italia è prima linea del pericolo. Diciamo meglio, all'unisono con quanto dichiarato da Angela Merkel e Nicolas Sarkozy: se crolla l'Italia. crolla l'euro. Questa è la sola prospettiva che è chiara a tutti. Resta da vedere se - ed eventualmente a quale prezzo- sapremo superare questa durissima prova. E resta da capire inoltre se, una volta placatasi la bufera, troveremo attorno a noi macerie o avremo davanti un orizzonte nuovo da cui ripartire verso traguardi di stabilità e di sviluppo.


Al momento, siamo al buio e il vento della speculazione soffia con un impeto inarrestabile. E c'è paura. A tutte le ore, aspettiamo i telegiornali o interpelliamo i siti internet con la stessa ansia con la quale quelli fra noi che appartengono a una certa generazione aspettavano i bollettini di guerra trasmessi attraverso i microfoni dell'Eiar. Allora si trepidava per l'andamento delle operazioni sui vari fronti e per le conseguenze degli attacchi aerei che si susseguivano sulle nostre città; oggi ci si affligge per le cadute della Borsa e il volo minaccioso del maledetto spread. Anche questa è una guerra: incruenta ma densa di incognite. Una guerra di cui conosciamo i rischi, ma nella quale non riusciamo a individuare il nemico. Senza comprendere che molto spesso il nemico siamo noi stessi con i nostri errori e le nostre debolezze. O vogliamo dimenticare che la rovinosa frana dei debiti sovrani è una precisa responsabilità dei governi che nel corso degli anni abbiamo eletto?


Ci si chiede: chi può avere interesse a smantellare la roccaforte sbrecciata dell'euro? Chi sono i burattinai del complotto internazionale che qualcuno immagina sia stato ordito contro l'Europa? E ancora: chi è che oggi rema contro? Tutti interrogativi che non hanno risposta o perché sono privi di reale fondamento o perché il sospetto, che prospera laddove mancano le certezze, altro non è che un cattivo surrogato della verità.


Ma qual è, allora, la verità che ci può dare qualche consapevolezza? Sappiamo confusamente che - di là dalle devianze delle singole politiche statali - la crisi dell'euro si identifica con l'inadeguatezza e l'inceppamento dei processi di integrazione e democratizzazione dell'UE, appesantita da un allargamento che si sta rivelando improvvido. Abbiamo anche un'idea approssimativa dei dannosi limiti che sono stati imposti alla struttura e alla funzione della Banca centrale. E stentiamo a comprendere bene le ragioni e le conseguenze dello scontroso arroccamento della Germania, il gigante che, nell'incubo di una generale disintegrazione, vive ormai l'associazione con gli altri ventisei condomini europei come una minaccia per sé e non più come una risorsa per tutti.


Ora sarebbe sicuramente utile andare alle origini e penetrare le cause del Grande Maleficio che ha colpito il Vecchio Continente. Ma ancora più vitale dovrebbe essere l'individuazione della strategia necessaria per venir fuori da questa situazione che, giorno dopo giorno, si aggrava sempre più. Già si prospetta il pericolo di un default multiplo. E si sa inoltre che il sistema bancario internazionale si sta preparando al peggio simulando gli scenari che si aprirebbero se la caduta dell'euro si avverasse. Siamo, insomma, all'allarme rosso.


Che accadrà? Forse ci salveremo, forse no: chi può dirlo? Comunque vadano le cose, però, domani sarà davvero un altro giorno. Nulla potrà essere come prima, soprattutto per noi europei e quindi per noi italiani. In primis, il capitolo UE. Anche se l'edificio europeo resisterà al terremoto monetario, è più che evidente che esso dovrà essere rinnovato e potenziato. Ha bisogno di darsi una guida politica più articolata e salda (anche in termini di difesa e sicurezza), una robusta governance economica, un'armonizzazione delle politiche fiscali, un'estensione dei poteri della BCE. Insomma, ha bisogno di una profonda riforma strutturale: sicuramente non di un direttorio inteso come esito di arbitrari atti di forza. Diversamente, i suoi popoli, già in fase di disincanto, la rifiuteranno definitivamente mentre la macchina della globalizzazione la stritolerà.


Altro tema delicato. La fragilità della politica e delle sue pallide o squallide leadership non è più compatibile con la necessità di tutelare l'autonomia democratica e istituzionale degli Stati. Se la politica, infatti, non riesce a riempire il vuoto della propria inconsistenza saranno ancora i mercati a riempirlo, proprio come è avvenuto e sta avvenendo in questa drammatica congiuntura internazionale, in cui i governi cadono o vacillano sotto i colpi speculativi delle superpotenze finanziarie disseminate nello spazio senza confini della mondializzazione.


Il mercato sta strangolando la democrazia, si dice. E, certo, i motivi di preoccupazione sono seri. Ma sarebbe fumosa fantasia o futile giustificazionismo a beneficio della politica leggere la crisi come esclusivo prodotto di una cospirazione internazionale. Molto più semplicemente, la questione si spiega con l'elementare principio dei vasi comunicanti nel senso che la speculazione irrompe laddove il presidio della politica è debole o assente.


All'interno del tema complessivo della inadeguatezza della politica, che ha ormai assunto proporzioni continentali, esiste poi una questione tutta italiana che è rappresentata dal degrado che da qualche tempo caratterizza i criteri di formazione e selezione dei ceti dirigenti. E' a tutti noto che la politica non tralascia occasione per rivendicare con forza il proprio primato. E sia. Ma - ecco il punto- non può continuare a trascurare il valore della competenza come ha fatto soprattutto negli ultimi anni. Non è più ammissibile, cioè, che governi e parlamenti siano popolati da soggetti che possono vantare solo titoli di fedele militanza e di subalterna appartenenza all'ombra dei partiti. E le ragioni sono evidenti. Infatti, si deve proprio al criterio di scelta adottato durante l'epoca berlusconiana e facilitato da una infame legge elettorale,se abbiamo assistito a una precipitosa dequalificazione della classe politica del nostro Paese.


Soprattutto, se oggi siamo nei guai più di quanto lo siano i soci europei è perché sono stati mandati ai posti di responsabilità troppi incompetenti, che non hanno saputo intercettare con tempestività i segnali della crisi e poi, quando l'uragano ha investito in pieno nostri conti pubblici e la nostra economia, non sono riusciti ad alzare la diga che l'Europa e i più autorevoli organismi sovranazionali ci chiedevano. Dopo una simile disfatta, ci pare, dunque, un insopportabile esercizio farisaico scandalizzarsi per la formazione di un governo tecnico che alcuni settori della politica e della cultura si ostinano a presentare come fosse il frutto di una usurpazione antidemocratica. Nulla di più falso. Nell'operazione promossa e gestita dal capo dello Stato non è assolutamente ravvisabile alcuna offesa alle regole della democrazia. Il governo Monti, varato nell'emergenza e per l'emergenza allorché la maggioranza di Berlusconi è venuta meno in uno dei rami del Parlamento, opererà - questo è sicuro - assoggettandosi regolarmente a tutti i controlli di legittimazione democratica.


Lo scandalo è stato ben altro, ricordiamolo. E' stato quello di un ministro come Bracher, chiamato al governo alla vigilia di un processo, o come quello di Maria Stella Gelmini, la signora dei neutrini. E che dire del pittoresco Calderoli, reo confesso del Porcelum, la sua legge elettorale? O di quell'Umberto Bossi, che giura fedeltà alla Costituzione e poi minaccia la secessione della sua fantomatica Padania, lo stesso Bossi che esprime la propria personalità di "statista" esibendosi in gesti triviali o in invettive degne di un ultrà da stadio .("Questo governo fa schifo": ecco l'ultimo austero commento che il rais leghista ha pronunciato parafrasando il famoso slogan che Totò Cuffaro escogitò cercando di convincerci che era contro la mafia).


Ora dobbiamo voltare pagina. La crisi non consente altre fughe dalla responsabilità. La politica ai politici, dunque? E' questo che si vuole? D'accordo, ma che siano politici in grado di onorare l'impegno pubblico ai quali sono chiamati. Per il momento dobbiamo solo sperare che il professor Monti e con lui tutta la squadra dei bocconiani non falliscano.



29/11/2011
Venerdì 24 febbraio, alle ore 17, l'appuntamento con il presidente del PD Rosy Bindi e il presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello a Palazzo Platamone, a Catania. Modera Gad Lerner
di Nino Milazzo
Le chiamano categorie di riferimento. Sono le aree protette dei partiti, quelle che nel tempo hanno fatto dell'Italia un arcipelago di corporazioni e di poteri lobbistici. La politica le presidia tutelandone i privilegi e le posizioni di vantaggio, in qualche caso monopolistiche, per averne in cambio l'appoggio elettorale...
La proposta di Laboratorio per Catania Cittaperta di un gruppo di persone che hanno deciso di attivarsi. La società civile etnea dà segni importanti di risveglio. C'è voglia di partecipazione
Pericolo per l'incolumità pubblica in via San Giacomo. L'Amministrazione persevera nel non interviene. La denuncia di Marcello Tringali, consigliere del PD alla settima Municipalità
Pubblichiamo un'intervista, uscita sul Riformista, a Giuseppe Condorelli, l'industriale che produce i famosi torroncini: «Il mercato estero risente meno della stretta dei consumi. La congiuntura economica ha avuto delle ricadute sulle nostre prospettive di crescita. Bisogna favorire la crescita del Pil, le liberalizzazioni, gli sgravi per chi investe al Sud. Manca il periodo della "primavera di Catania", ma non ho perduto la fiducia nel futuro».
Una delegazione dell'assocazione che fa capo a Daniele Capuana ha consegnato alla responsabile del centro servizi Talità Kum, Giuliana Giannino, materiale didattico e giocattoli raccolti a favore dei 150 bambini dell'associazione che opera nel quartiere catanese
Flexsecurity. Per il senatore Bianco il punto «non è l'attacco all'articolo 18». Sul tema anche in Sicilia è scontro tra sindacati e imprenditori. L'articolo pubblicato dal "Riformista"
La battuta di Paolo Mieli è un paradosso che nasconde problemi gravi. E' evidente che non si tratta di una proposta concreta. Ancorchè inattuabile sarebbe una sospensione della democrazia. Il Mezzogiorno è una ferita aperta, fatta di sprechi ed inefficenze. Ma è anche vero che tanti guai del Paese, dal fascismo, al terrorismo, dal piduismo a Tangentopoli non sono nati al Sud. Occore riformare tutta la macchina dello Stato.
Dichiarazioni e parole, tra il 2009 e il 2011. Per esempio: «Risolviamo così l'annoso problema degli allegamenti nel villaggio Santa Maria Goretti che si trascinava da ben 15 anni». «Questi alla agamenti sono ormai un lontano ricordo...». E infatti... tutto risolto!
Villaggio Goretti allagato, aeroporto in tilt  (FOTO)
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La "ricetta" di Pasquale Pistorio per rendere più competitivo il Paese, il Sud e la nostra regione. All'incontro Un'Italia che torni competere. Vista da Sud, organizzato dai Liberal Pd, anche l'intervento di Andrea Cuomo, presidente di 3Sun: «Il Sud può farcela con fatica e lavoro, e un certo grado di autonomia può essere un'opportunità». Ma prima di ogni cosa servono infrastrutture anche immateriali come la banda larga, legalità e sicurezza, crediti di imposta automatici per gli investimenti
VIDEO / LE INTERVISTE A PISTORIO, BIANCO, CUOMO 
Finalmente Berlusconi è uscito dal suo arroccamento tanto ingiustificabile quanto dannoso. L’evoluzione della crisi non dipende più soltanto dai suoi comportamenti e dalle sue intenzioni. Ora tutte le forze politiche sono in gioco con pari opportunità e identiche responsabilità. Dal centrosinistra e dal PD si attende una partecipazione diretta e concorde, che metta in mostra le capacità di fare quello che non ha saputo fare il centrodestra
Confermata la pena per Scapagnini. Soddisfazione da parte dello Studio legale del prof. Giovanni Grasso, difesa del senatore Enzo Bianco, parte civile costituita nel processo relativo ai rimborsi Inpdap erogati ai dipendenti del Comune di Catania. Il senatore: «"La sentenza ha detto chiaramente come le elezioni del 2005 siano state viziate. Ora tutti abbiamo cognizione dei comportamenti che la Magistratura ha ritenuto illeciti»"
Gheddafi è stato per lungo tempo un tragico clown della scena internazionale. Da quando ebbe inizio la sua torbida avventura umana e politica con il golpe fino alla sua uccisione, ha segnato per 42 anni la storia della Libia. Ora sorge un interrogativo inquietante: "siamo proprio certi che le insorgenze di quei popoli troveranno sbocco nella concordia e nella democrazia?"
Il sentimento dell'antipolitica ha, in questo determinato momento storico, un formidabile appeal. Dire che la politica è tutta da buttare e criticare è però fuorviante e profondamente ingiusto. Il messaggio di Della Valle, per quanto poi esplicitato meglio, ha avuto con quel titolo "Politici, ora basta!" una connotazione che rischia dar spazio a chi ha atteggiamenti qualunquisti.
di Nino Milazzo
Tutto in Italia rimane pericolosamente bloccato, mentre i governi e l’opinione pubblica del’UE ci guardano e ci giudicano con diffidenza e sconcerto e mentre le forze sociali, all'interno, avvertono, concordi, che il tempo è scaduto e le piazze intanto si infiammano. L'unica possibilità di dare una scossa è incalzare il presidente del Consiglio perché risparmi al Pese il biasimo internazionale
Due anni e 9 mesi all'ex sindaco. Condannati anche molti suoi ex assessori e collaboratori, da Strano ad Arena, sino a Drago e Vasta. Le prime reazioni. Licandro: "E ci accusavano di disfattismo". Città Insieme: "Di fronte ai disastri di Catania è possibile cercare e trovare i responsabili"
di Nino Milazzo 
Ci sono delle analogie - seppure con tante differenze - tra il movimento internazionale e quanto avvenuto quarant'anni fa. Ci vuole ancora prudenza per fare questo accostamento, ma anche oggi i giovani danno la carica a questo mondo per svegliarlo e spingerlo alla ricerca di maggiore equità
Il senatore del Pd presenta un disegno di legge costituzionale: previsto un risparmio di 14 milioni l'anno. Pubblichiamo l'articolo di oggi su Repubblica
Ora che la polvere si è posata sul palcoscenico del consiglio comunale, prenotato venerdì scorso dall'impresario Stancanelli, autore della sceneggiata amletica "Sindaco o non sindaco", possiamo provare a fare un po' di chiarezza
Intercettazioni, barzellette, allusioni. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi di certo non ne fa un mistero. Ecco una canzone irriverente e goliardica che riassume "una parte" delle vicende politiche degli ultimi anni
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