La spesa farmaceutica nel nostro paese è tornata a crescere. Sono urgenti, dunque, azioni per il ripiano. Alcuni dati ci danno la misura del problema: si è registrato un incremento, nell'aprile 2004, del 16% rispetto all'aprile 2003 e una proiezione sull'andamento per l'intero 2004 calcola un possibile disavanzo pari a 1365 milioni di euro.
E' necessario ragionare su un programma di razionalizzazione finalizzato alla sostenibilità economica della spesa farmaceutica (in particolare di quella convenzionata) che costituisce il 13% della spesa sanitaria complessiva. Si tratta infatti di uno dei comparti più importanti delle politiche pubbliche dello Stato sociale, che va controllato e garantito dallo Stato e dalle Regioni.
Siamo convinti che, sotto il profilo economico, l'aumento dei costi e la crescita della spesa farmaceutica si fondino su alcune chiare ragioni. Da queste considerazioni ha preso il via l'azione dell'Ulivo in Parlamento di opposizione alla linea ed ai provvedimenti.
Dunque, le ragioni. In primo luogo, l'accesso a pieno titolo alla fruizione di tutte le prestazioni del Servizio sanitario nazionale di circa 700 mila cittadini stranieri. In secondo luogo, la decisione della commissione unica del farmaco di inserire nel prontuario farmaceutico alcuni farmaci contenenti statine, vale a dire sostanze importanti per la cura delle dislipidemie. Il terzo tema è quello che riguarda l'ordinanza del Ministero della salute, che inserisce a carico del Sistema sanitario nazionale i farmaci antistaminici.
Non si possono chiedere più servizi con le stesse risorse.
Oggi le risorse del Sistema sanitario nazionale sono il 5,9% del Pil; la nostra proposta è quella di arrivare al 7%.
Si tenga conto tra l'altro che nel 2003, la spesa farmaceutica pubblica nei valori pro capite in Italia è stata di 193,580 euro, con una incidenza sul Pil di 0,85%; in Francia è stata di 319,554 euro, con una incidenza sul PIL di 1,22%; in Germania è stata di 277,001 euro, con una incidenza sul PIL di 1,07%.
Sappiamo che ci sono problemi legati alla moralizzazione del settore, ci sono tempeste finanziarie che hanno attraversato ancora una volta questo comparto, gli incredibili aumenti dei prezzi di alcuni farmaci (vi sono stati ricarichi addirittura del 200%). Su questo versante si sono registrati però i maggiori limiti di un governo che si è mosso spesso in maniera intempestiva e altre volte è stato inerte.
Il governo ha avviato un percorso teso a coprire il disavanzo utilizzando le industrie farmaceutiche e le Regioni: ha riversato il 60% del ricarico sulle industrie farmaceutiche e il 40% sulle Regioni. Critichiamo questa strada: bisogna coinvolgere Farmindustria ed i medici prescrittori su un progetto etico. Non crediamo infatti che sia giusto attribuire solo ai produttori la responsabilità dell'aumento del consumo dei medicinali.
Sarebbe stata più equa la distribuzione dell'onere del disavanzo tra le categorie di tutti gli operatori coinvolti nel commercio dei farmaci. Diciamo questo perché temiamo per la tenuta delle nostre aziende, soprattutto quelle medie e piccole. Non vorremmo che al solito, al sorgere di alcune difficoltà economiche, a pagare fossero gli anelli deboli, le aziende localizzate nel Mezzogiorno e i lavoratori. Noi non vogliamo fare regali alle aziende: ecco perché alcune nostre proposte hanno avuto come obiettivo il potenziamento della ricerca, dell'innovazione di queste industrie. L'Italia in questo caso continua ad essere fanalino di coda.
Per le Regioni, poi, premesso che è noto il sottofinanziamento del Fondo sanitario nazionale, che c'è un ritardo nell'erogazione delle risorse e che le Regioni vantano un credito di 20 miliardi di euro, chiediamo ancora una volta che venga fatta una verifica tecnica che investa ogni singola Regione. Conosciamo la pesantezza della situazione in Sicilia dove c'è una vera e propria voragine della spesa sanitaria, che impegna il bilancio regionale ormai per il 55% del totale delle disponibilità.
Ricordo un comunicato del vicepresidente della Regione siciliana Castiglione, di Forza Italia, esplicitamente critico della bozza del decreto-legge dei ministri Sirchia e Tremonti anche per i riflessi sugli insediamenti produttivi nella regione. Castiglione proponeva la costituzione di un tavolo formato dai deputati siciliani per avviare un confronto con i ministri competenti per operare sì per il ripianamento del buco sanitario, ma allo stesso tempo per la salvaguardia della professionalità di coloro che lavorano nell'azienda farmaceutica siciliana. Castiglione così concludeva: «Sono certo che il mio appello verrà raccolto dagli altri colleghi, particolarmente sensibili ad un tema delicato come il lavoro nella nostra isola».
Non si ha notizia di questi tavoli. Come al solito, si è trattato di una strumentalizzazione di natura elettorale, un allarmismo creato, probabilmente, tra i lavoratori per dire che c'è sempre un protettore, in questo caso l'onorevole Castiglione.
D'altra parte, sappiamo che per la sanità sono stati spesi, in Sicilia, fiumi di denaro. Abbiamo detto più volte queste cose, ma il governo non si è mai dimostrato sensibile: questo governo non ci ha mai prestato ascolto quando abbiamo denunciato i conflitti di interessi che stanno portando al disastro la sanità pubblica in Sicilia e che stanno danneggiando i siciliani.
Sul decreto legge discusso in Parlamento abbiamo espresso parere negativo poiché esso rappresenta uno specchietto per le allodole, privo com'è di effetti concreti, se non quello di incrementare gli oneri a carico delle Regioni, le quali saranno costrette a riversarli sui cittadini.
*deputato nazionale della Margherita
16/07/2004


