Par di vederlo il governatore della Sicilia Totò Cuffaro, affannato a dipanare la crisi che sta lacerando il governo Berlusconi. Chissà quante guance sta baciando, distribuendosi equamente tra il Cavaliere, l'ombroso Follini, il "forse che si, forse che no" ministro dell'Economia Gianfranco Fini ed il "lumbard" Maroni.
Mentre indossa la "veste di mediatore" del guazzabuglio nazionale, ha la serena coscienza di aver lasciato la Sicilia in ottime mani.
Quelle dell'assessore Cittadini, per esempio, che si propone di far quadrare i conti perennemente in rosso della sanità siciliana scaricando sui malati e sugli anziani un salatissimo ticket, oppure quelle dell'assessore al lavoro Stancanelli che, con attitudine al buongoverno degna di Quintino Sella, aveva promesso l'assunzione ad oltre cinquemila precari il giorno prima di candidarsi alle elezioni europee.
Per risolvere le difficoltà dell'economia nazionale, Totò Vasa Vasa pensa probabilmente di esportare nell'Urbe il suo modello di gestione della spesa pubblica che, nel giro di tre anni, ha portato il bilancio della Regione Siciliana sull'orlo della bancarotta.
Esemplare, poi, la trasparenza con la quale sta conducendo il rimpasto della Giunta regionale, avendo da sostituire un paio di assessori, tra cui uno azzoppato da un'inchiesta giudiziaria.
Ci sono da risolvere difficoltà dell'azione di governo, scontri tra gli assessori e problemi di assetto della maggioranza?
No! Si tratta di accontentare l'on. Lo Monte, il quale ha fatto sapere che "gli piacerebbe fare l'assessore", tranne che l'on. Lombardo ascenda allagognato ministero e gli lasci libero il posto a Strasburgo.
C'è da complimentarsi con personalità di tanta statura, preoccupate esclusivamente del bene dei cittadini siciliani. Al confronto Crispi e Di Rudinì non possedevano senso dello Stato.
Se la Sicilia non fosse sull'orlo del baratro, in preda ad una gravissima crisi economica e sociale, con metà dei giovani sotto i trentacinque anni disoccupati, il sistema produttivo allo sfascio, e la Giunta che propone una manovra tagliaspese per 950 milioni di euro, si potrebbe tranquillamente disinteressarsi dei giochi che si svolgono dentro un Palazzo sempre più lontano dalla realtà.
Ma la gravità della situazione è tale che non ci si può limitare all'ironia. La crisi nazionale è aperta a diversi esiti, non escluso il ricorso anticipato alle urne.
In tali condizioni,la permanenza alla guida della Regione di un presidente sul quale si addensano ombre inquietanti e che, con politiche di spesa assistenziali e clientelare, ha prosciugato le pubbliche casse, si fa ogni giorno più incompatibile con le esigenze e le aspirazioni dei cittadini siciliani.
Si apre una fase di dura battaglia politica; ma la stagione del 61 a 0 è ormai definitivamente alle nostre spalle e, questa volta, è possibile vincere.
15/07/2004


