Per aprire uno squarcio di speranza per il futuro che arriva domani ci vuole un professionista dell'ottimismo. Enzo Bianco, ex sindaco di Catania, lo è sempre stato, negli anni brutti e in quelli belli. Ma, sottolinea subito il senatore del Pd, ottimista sì, ma non di quelli che vedono rosa dove c'è nero.
«Quelli - scherza - sono daltonici. Io mi sento ottimista come chi entra in una casa bella e non ferma gli occhi su un oggetto che magari non gli piace. Oppure entra in una casa brutta, ma cerca comunque qualcosa di gradevole, da valorizzare. Certo, oggi a Catania è difficile riuscire a trovare qualche elemento incoraggiante, qualcosa che conforti e che spinga anche ad un moderato ottimismo. Eppure c'è, lo sento, lo vedo, lo avverto girando per le strade della mia città, tra la gente, incontrando chi ha resistito, chi è rimasto, qualcuno che è, addirittura e per fortuna, persino tornato da fuori. Ci sono energie, risorse, ci sono punte di eccellenza nella ricerca nell'università, ci sono giovani che provano ad inventarsi ogni giorno nuove opportunità, ci sono imprenditori coraggiosi che hanno detto e dicono no alla criminalità organizzata e vanno avanti nel loro lavoro. Ecco, tutte queste cose mi fanno pensare che l'anno che sta arrivando potrebbe avere alcuni elementi positivi».
Al centro della speranza, inevitabilmente, non può che ruotare la questione lavoro, l'economia, gli investimenti. Ed Enzo Bianco fa due esempi che possono consentire di allargare un sorriso anche in questi tempi di crisi globale epocale.
«Viviamo la più grave crisi di questi ultimi decenni per il mondo occidentale, con ricadute drammatiche in una terra come la nostra. Eppure registro che un colosso come la St Microelettronics non solo non ha ridimensionato la sua produzione né l'indotto, ma sta pensando di trasferire qui alcune linee altamente innovative sino ad oggi operative in altre sedi europee. E penso anche alla Nokia, che sta cercando nuove frontiere. Ma penso soprattutto ai molti imprenditori catanesi che accettano la sfida dell'innovazione. Allora il sogno che abbiamo vissuto dieci anni fa, quello dell'Etna Valley, non si è inaridito, non si è dissolto, c'è ancora, forte e può autorizzare speranza».
Ma, dice Bianco, non basta sperare, bisogna darsi da fare, bisogna invertire una tendenza. Bisogna rimettere ordine e la politica deve fare la sua parte.
«E deve ricominciare a farla bene - sottolinea - perché i danni di recenti gestioni allegre e superficiali sono ancora sotto gli occhi di tutti. Anche la gestione amministrativa attuale, se da un lato ha imposto un po' d'ordine ai conti del Comune, per il resto vede un sindaco più assente che presente, distante dai cittadini, dagli impiegati comunali, dai vigili; senza progetto, senza ambizione, senza emozioni. E i risultati, ahimè, si vedono. Catania langue. Bisogna invece ripartire da uno sforzo collettivo; dal coinvolgimento, accanto alla migliore politica, di nuove intelligenze, di energie del volontariato. Io ripartirei da questo coinvolgimento».
Bianco non lo nasconde. L'idea di tornare a fare il sindaco lo tenta. Molti glielo chiedono. E, spiega, forse la cosa non è gradita da qualcuno.
«Partono le maldicenze, esattamente come accadde quando fui eletto sindaco di Catania e, non avendo altri strumenti, tirarono fuori la favola di mio suocero vivaista mentre era un noto medico, per di più scomparso allora già da vent'anni.E anche oggi, appena si è prospettata la possibilità di una mia candidatura, qualcuno mette in giro maldicenze sul mio conto, fantasiose invenzioni condite di particolari che girano per salotti. Sorrido e vado avanti, ma stavolta colpiró legalmente chi le alimenta con troppa faciloneria».
Ma la voglia di fare qualcosa di serio per Catania c'è, anche più forte, spiega Bianco, della crisi che attanaglia la città. "Una città al buio, come dicono i catanesi "‘n manu a nuddu". Una città che ha visto le sue quotazioni precipitare in questi anni, che l'ha vista sparire dai circuiti culturali, dove oggi rientra faticosamente più per iniziative personali ed per lo spirito di sacrificio e la dedizione di qualcuno, che non per una programmazione che non c'è".
Ma, chiediamo a Bianco, secondo lui la crisi che la città viveva alla fine degli anni '80 è paragonabile a quella di oggi, considerata la situazione del tessuto economico che barcolla paurosamente?
"Credo che allora fossimo davvero precipitati in fondo in tutti i sensi. Quando presi in mano la città era ultima in tutte le classifiche di vivibilità, di qualità dei servizi, della vita in generale. E ci sono voluti anni di impegno straordinario per tirarla fuori da quel baratro, operazione che andò in porto felicemente pur essendo andati in crisi in quegli anni tutti i grandi gruppi imprenditoriali, con diverse migliaia di lavoratori che si ritrovarono in mezzo alla strada. Ce la facemmo inventando soluzioni, cercandole con partner nazionali ed internazionali che scommisero sulla nostra città, con uno sforzo che fu anche quello dell'amministrazione provinciale, dove lo voglio ricordare c'era un esponente del centrodestra, Nello Musumeci, ma anche grazie al ruolo che ebbero il prefetto e tutti i responsabili delle forze dell'ordine, l'arcivescovo Bommarito, i sindacati. E coinvolsi anche grandi catanesi in un'operazione di rilancio della città, portando idee che affascinarono e conquistarono anche l'allora ministro dell'Economia, Carlo Azeglio Ciampi: egli volle che si svolgesse proprio a Catania il grande cantiere per il rilancio del Sud. Oggi siamo in una situazione oggettivamente diversa, ma non per questo meno preoccupante. Per questo ci vuole una grande azione di rilancio».
Bianco parla di Catania, parla di voci, parla di sussurri e allarghiamo il discorso anche alle accuse. C'è la questione morale che riguarda la città, quella reale e quella dell'accanimento, si è detto.
«Dico subito che non bisogna interferire con il lavoro dei magistrati. Esprimo, però, l'auspicio che indagini delicate e complesse possano concludersi - ne sono certo - in tempi ragionevoli. Catania è al centro di inaccettabili intrecci tra criminalità mafiosa, imprenditoria ed esponenti delle istituzioni. Lo ha segnalato con grande coraggio Ivan Lo Bello. Una situazione che rischia di penalizzare imprenditori onesti che operano in questa città con un coraggio che altrove non è richiesto. Per questo è necessario che le decisioni della magistratura arrivino appena possibile. Allora si vedrà chi sono coloro che si sono prestati a pericolose alleanze e chi ha fatto solo il suo mestiere di imprenditore. Il rilancio di Catania ha bisogno di legalità e di chiarezza».


