Non è vero che non sono stati toccati i finanziamenti per le agevolazioni, né tantomeno risponde al vero che sono state utilizzate solo risorse che non sarebbero state comunque spese.
Facciamo due conti: Le risorse previste dal quadro finanziario unico introdotto dalla Finanziaria del 2003 ammontavano per lo scorso anno a 2271 milioni di euro e per il 2004 a 1329. Una disponibilità 3600 milioni (pari a circa 7000 miliardi di vecchie lire) che viene falcidiata dalle decisioni assunte dal Governo.
Infatti la manovra economica taglia 250 milioni di euro alla programmazione negoziata, 150 al bonus occupazione, 100 al Fondo Unico per le aree sottoutilizzate, ben 750 alla 488, che è la legge sugli incentivi più largamente utilizzata dagli imprenditori meridionali.
Un totale di 1250 milioni di euro (pari a quasi 2500 miliardi delle vecchie lire), che si traduce in un drastico ridimensionamento delle risorse disponibili per il Mezzogiorno.
Ma c'è dell'altro: il piano antideficit riduce le disponibilità finanziarie di Anas. FS, Poste, che saranno con ogni probabilità costrette a ridimensionare i nuovi investimenti, a cominciare da quelli previsti nelle aree meridionali.
Per esempio, potrebbe subire ritardi, o addirittura venir messo in discussione, il progetto per l'interramento dei binari nel tratto Ognuna- Stazione Centrale che sta tanto a cuore all'Amministrazione Comunale di Catania. Sono inoltre a rischio una parte delle quote nazionali di cofinanziamento dei fondi comunitari di Agenda 2000.
Insomma, le aziende si troveranno prive degli incentivi cui hanno diritto e, saranno costrette a ridimensionare gli investimenti, i cantieri per le infrastrutture non verranno aperti o, nella migliore delle ipotesi, subiranno ulteriori ritardi.
Il Sud perderà decine di migliaia di nuovi posti di lavoro che sarebbero stati attivati da risorse destinate alle aree deboli del paese e che Berlusconi usa invece per far quadrare i conti dell'allegra finanza di questi tre anni di governo del centrodestra.
Non v'è alcun cambiamento di segno dopo le dimissioni del ministro Tremonti: la manovra resta violentemente antimeridionale ed ancora una volta gli interessi delle imprese, dei lavoratori, dei disoccupati del Mezzogiorno vengono sacrificati alla demagogia ed al populismo.
Che dicono AN e l'UDC, che hanno fatto della spesa per il Mezzogiorno il nerbo della polemica contro l'ex ministro dell'Economia?
Oppure, mi sia consentito il pensiero cattivo (ma, come diceva Andreotti "a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si indovina") il centro delle loro preoccupazioni era, piuttosto, la creazione di nuovi equilibri all'interno della coalizione con la creazione di un inutile ministero per il Mezzogiorno che ci riporterebbe ai tempi- per Lor Signori beati- della Cassa per il Mezzogiorno?
Non servono nuovi dicasteri: urgono scelte chiare che destinino al Sud nuove risorse pubbliche da utilizzare per ammodernare le infrastrutture (risanamento ambientale, ferrovie, sistema idrico, portualità , logistica, strade), nuovi fondi per l'innovazione industriale e per la ricerca, un programma straordinario di qualificazione del sistema formativo e dell'Università.
Sarei felice di sentire la voce dell'impresa meridionale a sostegno di questa linea, così come sta facendo il nuovo presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo.
Mai come in questo momento, nel quale anche la nostra isola rischia di venire ricacciata indietro verso il sottosviluppo, sarebbe utile un confronto aperto e leale tra le forze sociali e produttive.
Forse, mi permetto di dirlo in tono cortese all'editore- direttore del quotidiano cittadino, sarebbe servito di più un contraddittorio che un'affermazione apodittica e destinata, purtroppo a rivelarsi falsa.
08/07/2004


