La recente polemica, a tutti nota, fra il settimanale "Famiglia cristiana" e la classe politica che attualmente ci governa, offrono non pochi spunti di riflessione a chi, oggi, ha il coraggio di dichiararsi cristiano.
I vari "Bondi, Gasparri, Sacconi, Gelmini..." che si autodefiniscono "cattolici" hanno qualche volta letto il Concilio Vaticano II° (Gaudium et spes, n°43) dove, a chiare lettere, si dice che le scelte politiche dei credenti sono affidate allo spessore della loro fede, alla loro capacità di compiere scelte non ispirate da interessi, ma suggerite dal vangelo? Dove si dice ancora che è possibile e "legittimo" esprimere un "giudizio diverso sulla medesima questione" quando si tratta di valutazioni politiche, e non di verità di fede?
Cosa pensare di Buttiglione che vuole far rinascere l'unità politica dei cattolici o dei ciellini che, stupiti dalla critiche al cavaliere, paragonano Famiglia cristiana al "Fatto" o all'"Unità"?
Per essere veri cristiani, dobbiamo prima essere berlusconiani?
Oppure il sottoscritto, che domenica prossima celebrerà il sacramento del battesimo dovrà modificarne il rito, chiedendo ai padrini (non si può purtroppo chiederlo ai battezzandi) di credere, prima che in Dio, a Berlusconi?
Catania, 26 agosto 2010
Don Salvatore Resca
vice parroco ai Santi Pietro e Paolo
Catania


