L'ultimo bagno
degli affreschi
di La Red
La storia di una volta affrescata, dei proprietari preoccupati per i lavori che vi si facevano proprio sopra e della "leggerezza" con cui sono state date le autorizzazioni. Ora quei dipinti, che erano sottoposti a vincolo della soprintendenza, sono una grande macchia. E il proprietario della casa, Andrea Perra si chiede: la soprintendenza è un ufficio preposto a tutela dei beni vincolati o degli imprenditori?

Sarà stato per trovare refrigerio in questi giorni di solleone. Oppure per "semplice" leggerezza da parte degli uffici preposti. Ma a Catania anche alcuni "affreschi" settecenteschi, per salvarsi dal caldo, stanno a mollo. Nel vero senso della parola.
Ironia a parte, quella che segue, è davvero una storia di ordinaria follia. Di quelle che, come direbbero in tanti, "posso succedere solo a Catania".
La storia è quella di un bellissima volta affrescata in una sala del Palazzo Nicotra, a piazza Manganelli, dei proprietari di questa casa, della ditta che esegue i lavori in tutto l'immobile. Ma è anche la storia di come gli enti preposti alla tutela del patrimonio artistico e culturale, spesso, pecchino, diciamo, di "disattenzione".
Andiamo con ordine e facciamoci raccontare la storia proprio da uno dei protagonisti, Andrea Perra, antiquario e proprietario, insieme alla madre Maria Antonietta Rizzo, del piano nobile del Palazzo in cui si trova la sala da ballo con la volta affrescata.

«La mia storia - spiega Andrea Perra - inizia nel maggio 2006 quando acquisto, dalla S. Michele Srl il piano nobile di Palazzo Nicotra, immobile di notevole interesse sottoposto a vincolo storico-architettonico. Nel luglio 2006, la San Michele Srl presenta una prima Dia di inizio lavori, allegando una relazione tecnica di asseveramento a firma dell'ingegnere Luca Venora (lo stesso del parcheggio di Piazza Europa!!!) e dell'architetto Salvatore Puleo (pure!!!), in cui si dichiarava che le opere di ristrutturazione non avrebbero interessato la staticità dell'edificio dato che non si sarebbero sostituite o realizzate opere in calcestruzzo armato o elementi strutturali».

Sono passati quattro anni, cos'è successo?
«Alla Dia iniziale ne sono seguite altre tre con modifiche strutturali. Da notare, però, che tali richieste venivano inoltrare solo quando noi lamentavamo agli organi competenti - Soprintendenza in primis, Comune di Catania e genio civile, a seguire - difformità rispetto ai progetti che ci venivano forniti dall'ufficio competente del Comune di Catania. In pratica veniva seguito esattamente l'iter opposto al protocollo: si fornivano le richieste quando, dopo i lavori, noi le reclamavamo. Ma l'atteggiamento buonista e comprensivo da parte della Soprintendenza raggiunge il picco più alto quando, dopo il sopralluogo di accertamento di fine lavori, nel verbale redatto e inviato al neoeletto amministratore di condominio, geometra Pisano, riscontrando diversità e anomalie tra lo stato di fatto e gli ultimi progetti presentati, si invitano i nuovi proprietari acquirenti della S. Michele srl a presentare nuovi progetti al fine di rilasciare l'ennesima autorizzazione».

Un atteggiamento che sicuramente ha suscitato nervosismi tra gli interessati.
«Nel corso dei lavori, più volte, abbiamo allertato e sollecitato la soprintendenza a rivedere il nullaosta rilasciato alla S. Michele srl relativo alle esecuzioni dei lavori sulla volta che consistevano nel variare la quota di calpestio mediante gradoni di cemento armato, in modo da rendere abitabili, inconcepibilmente, a cucine, wc e lavanderia. E sottolineo "inconcepibilmente" in quanto proprio per la scelta di mettere sopra la volta questi locali, all'interno dei gradoni sono stati collocati tutti gli impianti termoidraulici che risultano una vera spada di Damocle sulle decorazioni dipinte a tempera. Perché, per chi non lo ricordasse, la tempera, a contatto con l'acqua, si dissolve».

E voi avete, più volte, fatto notare questo alla soprintendenza.
«Più volte? In due anni non so più quante volte mia madre ha sollecitato l'intervento dei funzionari, sentendosi sempre dire che "loro sapevano quel che facevano, che non c'era approssimazione e che non ci sarebbe stato alcun problema". E invece eccoci ora al danno e, ovviamente, alla beffa. Giorno 10 agosto rientrando da una vacanza, si è concretizzato davanti ai nostri occhi ciò che avevamo temuto: ci siamo ritrovati davanti a una cascata d'acqua sui dipinti che si dissolvono, simultantanemente, ricreando decorazioni astratte stile Chagalle. Un guasto alle tubature e gli affreschi si sono disciolti. Quello che mi chiedo è: la soprintendenza è un ufficio preposto a tutela dei beni vincolati o degli imprenditori? Perché si è voluto mettere a rischio, anche se a sentire loro rischio non c'era, la decorazione della volta per permettere alla società di trasformare un sottotetto in lussuosi appartamenti. Io mi aspetto delle risposte».
Oltre al danno "estetico", Andrea Perra è preoccupato per via di altri accertamenti che sono stati fatti.
«Dai documenti in nostro possesso risulta che la variazione degli ambienti sovrastante la volta e l'intero terzo e ultimo piano non ha riguardato soltanto la superficie calpestabile ma anche quella delle altezze. Non capisco come mai,. anche se presente più volte in cantiere, un funzionario della soprintendenza non si è mai accorto che l'impresa stesse alzando di parecchio la quota del colmo del tetto. Questa variazione è stata da noi segnalata e supportata da una documentazione aerografica. Le immagini provenienti dal satellite dimostrano che c'è una diversa quota delle coperture tra l'inizio e la fine dei lavori. Inoltre dalla documentazione si evince la comparsa di tante altre terrazze che si aggiungono alle tre esistenti. Ribadisco che i lavori sopracitati sono stati eseguiti su un palazzo del XVIII secolo e sottoposto a vincolo e che il vincolo riguarda, in particolare, la volta del salone de ballo e una loggia a tre arcate in pietra bianca affacciata sul cortile. Purtroppo anche la loggia non è stata risparmiata dallo scempio. Infatti una struttura in lamiera e vetro ha ingabbiato e occultatp lapide e colonne. Naturalmente, nonostante abbiamo chiesto alla soprintendenza, tramite raccomandate e telegrammi, di intervenire, l'orrenda struttura di ferro sovrasta e altera la corte interna».

Ma questi lavori non hanno solo deturpato la bellezza del palazzo, giusto? Sembra ci siamo anche problemi di tipo strutturale.
«Esattamente. Oltre al problema di tipo estetico avevamo sottoposto anche quello di tipo statico. Dopo i vari sopralluoghi, lettura dei progetti con relativi calcoli forniti dalla ditta, l'ingegnere Gaetano Randazzo ha eseguito per noi una relazione tecnica dal contenuto allarmante. L'ingegenre Randazzo, noto professionista catanese che si è occupto dei problemi statici di palazzo Biscari e della Cappella Bonajuto, dichiara che per come sono stati eseguiti i lavori di ampliamento della quota di calpestio sulla volta e avendo determintato nuovi e diversi carichi su di essa, in caso di sisma, è assai probabile che la volta originaria, posta al di sotto del pavimento di nuova realizzazione crolli. Adesso, "interverranno" o dovremmo attendere che si concretizzi quello che l'ingegnere Randazzo prevede: il crollo. D'altronde a Catania si dice: a S. Agata prima a rubanu e poi ci ficiru i canceddi».



16/08/2010
di Nino Milazzo
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Flexsecurity. Per il senatore Bianco il punto «non è l'attacco all'articolo 18». Sul tema anche in Sicilia è scontro tra sindacati e imprenditori. L'articolo pubblicato dal "Riformista"
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di Nino Milazzo
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di Nino Milazzo 
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