Il Meridione cambia,
il meridionalismo no
di Giuseppe Giarrizzo
Era tempo. In modo sghimbescio il Mezzogiorno torna a porre, accanto alla questione morale, la storica questione meridionale. Tutti sembrano accorrere al capezzale del Sud malato, da Napolitano al CNEI, da Berlusconi a Tremonti. L'antica questione del Mezzogiorno, nell'articolo di Giuseppe Giarrizzo pubblicato su La Sicilia di martedì 27 luglio

Era tempo. In modo sghimbescio il Mezzogiorno torna a porre, accanto alla questione morale, la storica questione meridionale. Tutti sembrano accorrere al capezzale del Sud malato, da Napolitano al CNEL, da Berlusconi a Tremonti. Quanto alla Svimez, ormai è solo un ufficio statistico senza idee né meriti - un cimitero degli elefanti. Su tutto e su tutti l'ordine di Berlusconi a Maroni, di assolvere il compito «storico» di cancellare la mafia cancro del Sud! In vent'anni, nessuno gli aveva spiegato che camorra e mafia dall'origine loro ottocentesca e dal '90 del secolo scorso la 'ndrangheta dovevano identità e successo all'estensione fuor dai confini originari, seguendo le fiumare dell'emigrazione.

Dopo le ultime vicende, e la denuncia clamorosa della Boccassini (nessuna vittima di taglieggiamenti, nessun complice nel «nuovo» Nord ha denunciato o collaborato), non mi illudo eppur spero che almeno Maroni abbia capito. E che, per quanto positiva, la lotta al crimine organizzato non è stata, non è la via maestra del «riscatto» del Mezzogiorno.
E vecchio meridionalista, provo fastidio a sentirmi riproporre slogans usurati e logori approcci - quasi lo stesso fastidio di questo ennesimo trattamento, ricostruttivo prima e «alla Lazzaro» poi, della mummia dell'intellettuale, la cui parabola avviata alla fine dell'Ottocento si è chiusa meno di 100 anni dopo. All'inizio degli anni '90 ero quasi contento della reazione alle mie denunce - della congiunta retorica dell'intellettuale, e del meridionalismo nuovissimo. Chiedevo, e non era paradosso, un Mezzogiorno senza meridionalismo, dal momento che questo ormai serviva a tenere in vita un'immagine del nostro Sud non più rispondente al vero: e proponeva modelli di sviluppo incoerenti e/o contradittori.

E ora siamo, dopo vent'anni, a riproporre i vecchi slogan: se lo Stato non può o non vuole investire nel Sud, come attrarvi i privati? Il governo ha trovato la ricetta, ora che l'Irlanda è in rianimazione: il Banco del Sud, nato sine matre dal cervello di Tremonti, ed il meraviglioso (Sacconi) metodo Pomigliano: - in attesa che il federalismo fiscale porti Sud e Nord ai blocchi della nuova partenza. E a entrambi, a Tremonti e Sacconi, dedico perciò i versi che Nino Martoglio affidava alla saggezza degli ubriachi: «vui diciti, mintemo: il capitali / ed il lavuro su all'opposizioni .. / Cunfermu; ma nell'ebbrica attuali, / nun ci si po' pigghiari cupioni. // Pirchì il processu, 'mpari, è juntu a tali / ca l'omu 'nventa machini e 'nvinzioni / e chidda ca è stati la fa 'nvernu // Ma la corpanza è sempri del Covernu, / (non so si siti di st'opinioni) / pirchì non pensa all'omu suciali!".

Ma torniamo al nostro Sud, com'era, com'è, come vorrebbe essere. Il punto di partenza fu la scoperta del razzismo interno: i calabresi inferiori ai siciliani, i pugliesi superiori ai lucani, e Napoli alle prese con progetti puntiformi di industrializzazione. Accanto, era lo squilibrio esistente tra il governo locale in termini di cittadinanza e di partecipazione e l'incidenza dei politici meridionali nella composizione della classe politica nazionale.

Nacque così la questione meridionale, ed il meridionalismo ove si scontrarono approcci popolazionisti ("la colonizzazione interna") e il nittismo con la sua rivoluzionaria politica di riordino del territorio e delle acque. Da Giolitti a Mussolini si scelse invece la linea colonialista: e, caduto il fascismo, il «nuovo meridionalismo» del secondo Dopoguerra volle trarre dal movimento contadino una matrice politica ruralista, di cui la Svimez di Saraceno si pose come alternativa nel progetto ambizioso di realizzare l'unificazione economica a 100 anni dall'unità politica.

Qui non importa rifare la storia dei tentativi e dei progetti, dei costi imponenti e dei modesti ricavi di venti anni, dai Cinquanta ai Settanta, della politica per il Mezzogiorno. In conseguenza della stessa, e in parte nonostante, il nostro Sud cambiava: l'emigrazione e il boom ne mutavano la struttura demografica, quando la borghesia provinciale - già sotto la pressione rivendicazionista del movimento contadino, poi alle prese con una decrescente offerta di lavoro a basso costo - toglieva dalla terra i capitali per investirli nel boom edilizio degli anni '60.

Negli stessi decenni scuola (primaria e media) riformata e diffusione della multimedialità riducevano gli spazi dell'analfabetismo anche in conseguenza della rapida urbanizzazione (da contadini a muratori e artigiani) della popolazione rurale. Contemporaneamente si costituivano nel Sud imprese ad alto contenuto tecnologico, nel settore dell'edilizia e del vasto indotto, molte delle quali utilizzarono nuove opportunità nel Medio Oriente e in Africa, e altre provarono a cogliere occasioni nel trasporto marittimo prima che gli armatori greci occupassero gli spazi più contesi.

Sta qui, e con i drammatici anni '70, l'arresto di un processo di sviluppo del Mezzogiorno, delle sue imprese, e di una forza lavoro alfabetizzata cui la politica, nazionale e locale, mutò il contesto e si configurò un orizzonte di crisi - che ha dominato il nostro passato, e non si è ancora dissolto nel degrado, politico e morale, della «lunga transizione». Gli anni '70 furono, non dimentichiamolo, gli anni dell'istituzione delle Regioni a statuto ordinario: e il loro disegno territoriale, approssimativo nel Sud (ove già erano presenti due regioni a Statuto speciale), ancorato alle vecchie ed «inutili» province, per un verso amplificava le deformazioni dell'impianto originario, e per l'altro lasciava il territorio al saccheggio sconsiderato dei politici locali.

Nello scenario nazionale, la crisi politica divenuta rampante e accelerata dalle incursioni terroristiche, esasperava la contesa elettorale continuamente alle prese con la sfida del fattore K: la politica per il Mezzogiorno, che si sfilacciava in misure di incoerente sostegno ad opere pubbliche o privato-pubbliche, alimentava clientelismo politico e corruzione, e trovava una facile sponda nella criminalità organizzata vecchia e nuova.
Le mafie entravano alla grande negli anni '70 e '80 nella politica, elezioni ed amministrazione, occupando d'intesa col politico di riferimento ogni spazio di profitto, e accrescevano il radicamento locale nel momento stesso in cui nuove lucrose attività internazionali (droga, armi, etc.) imponevano leadership autorevoli e unitarie. Muore lo Stato, le radici della Costituzione si inaridiscono; e si salda il triangolo mafia-politica-imprese, dove la politica è in misura rapidamente crescente al servizio del patto mafia-imprese, e non solo il sottogoverno ma il governo locale con la elefantiasi delle assunzioni, con gli automatismi (corretti) delle promozioni, con un'interpretazione burocratica del potere che ne amplifica arbitri e privilegi estende - vi convergono i poteri regionale, provinciale, municipale - il controllo a nuove agenzie, a comitati, alla perpetuazione delle strutture d'emergenza.

Ho avuto parte nel dibattito politico e culturale del meridionalismo, ne ho seguito il declino e la morte: ho provato, senza successo, a porre il territorio al centro di ogni seria politica di sviluppo. E ora, nel pieno di una grande crisi, sono come tanti alla ricerca dei luoghi e degli uomini cui affidare, con il buon governo presente, la residua speranza di futuro nostra, di noi meridionali. Al centro il territorio delle isole e del Sud continentale nella sua identità e con i suoi problemi, e come parte di un disegno geopolitico obbligato nel Mare interno: per esso occorre toglier di mezzo le province, che sono state e sono il letto di Procuste del territorio; e avviare il processo della Regione leggera che aiuti finalmente l'ente locale nel governo del proprio territorio, e nei processi di cittadinanza. Il meridionalismo alla Tremonti o alla Bonanni non è un elisir alla Scapagnini, è solo una polpetta avvelenata.

 



27/07/2010
di Nino Milazzo
Le chiamano categorie di riferimento. Sono le aree protette dei partiti, quelle che nel tempo hanno fatto dell'Italia un arcipelago di corporazioni e di poteri lobbistici. La politica le presidia tutelandone i privilegi e le posizioni di vantaggio, in qualche caso monopolistiche, per averne in cambio l'appoggio elettorale...
La proposta di Laboratorio per Catania Cittaperta di un gruppo di persone che hanno deciso di attivarsi. La società civile etnea dà segni importanti di risveglio. C'è voglia di partecipazione
Pericolo per l'incolumità pubblica in via San Giacomo. L'Amministrazione persevera nel non interviene. La denuncia di Marcello Tringali, consigliere del PD alla settima Municipalità
Una delegazione dell'assocazione che fa capo a Daniele Capuana ha consegnato alla responsabile del centro servizi Talità Kum, Giuliana Giannino, materiale didattico e giocattoli raccolti a favore dei 150 bambini dell'associazione che opera nel quartiere catanese
Pubblichiamo un'intervista, uscita sul Riformista, a Giuseppe Condorelli, l'industriale che produce i famosi torroncini: «Il mercato estero risente meno della stretta dei consumi. La congiuntura economica ha avuto delle ricadute sulle nostre prospettive di crescita. Bisogna favorire la crescita del Pil, le liberalizzazioni, gli sgravi per chi investe al Sud. Manca il periodo della "primavera di Catania", ma non ho perduto la fiducia nel futuro».
La battuta di Paolo Mieli è un paradosso che nasconde problemi gravi. E' evidente che non si tratta di una proposta concreta. Ancorchè inattuabile sarebbe una sospensione della democrazia. Il Mezzogiorno è una ferita aperta, fatta di sprechi ed inefficenze. Ma è anche vero che tanti guai del Paese, dal fascismo, al terrorismo, dal piduismo a Tangentopoli non sono nati al Sud. Occore riformare tutta la macchina dello Stato.
Flexsecurity. Per il senatore Bianco il punto «non è l'attacco all'articolo 18». Sul tema anche in Sicilia è scontro tra sindacati e imprenditori. L'articolo pubblicato dal "Riformista"
Forse dopo una crisi come quella che stiamo vivendo ci sarà una fase di sviluppo, ma la situazione è grave. Occorrerà riformare profondamente l'Europa, altrimenti si disgregherà. Grande assente è la classe politica. Quella che si è affermata in questi anni è inconsistente e incompetente. Anche la poltica, se vorrà riaffermare il suo primato, dovrà cambiare radicalmente
Dichiarazioni e parole, tra il 2009 e il 2011. Per esempio: «Risolviamo così l'annoso problema degli allegamenti nel villaggio Santa Maria Goretti che si trascinava da ben 15 anni». «Questi alla agamenti sono ormai un lontano ricordo...». E infatti... tutto risolto!
Villaggio Goretti allagato, aeroporto in tilt  (FOTO)
Finalmente Berlusconi è uscito dal suo arroccamento tanto ingiustificabile quanto dannoso. L’evoluzione della crisi non dipende più soltanto dai suoi comportamenti e dalle sue intenzioni. Ora tutte le forze politiche sono in gioco con pari opportunità e identiche responsabilità. Dal centrosinistra e dal PD si attende una partecipazione diretta e concorde, che metta in mostra le capacità di fare quello che non ha saputo fare il centrodestra
La "ricetta" di Pasquale Pistorio per rendere più competitivo il Paese, il Sud e la nostra regione. All'incontro Un'Italia che torni competere. Vista da Sud, organizzato dai Liberal Pd, anche l'intervento di Andrea Cuomo, presidente di 3Sun: «Il Sud può farcela con fatica e lavoro, e un certo grado di autonomia può essere un'opportunità». Ma prima di ogni cosa servono infrastrutture anche immateriali come la banda larga, legalità e sicurezza, crediti di imposta automatici per gli investimenti
VIDEO / LE INTERVISTE A PISTORIO, BIANCO, CUOMO 
Confermata la pena per Scapagnini. Soddisfazione da parte dello Studio legale del prof. Giovanni Grasso, difesa del senatore Enzo Bianco, parte civile costituita nel processo relativo ai rimborsi Inpdap erogati ai dipendenti del Comune di Catania. Il senatore: «"La sentenza ha detto chiaramente come le elezioni del 2005 siano state viziate. Ora tutti abbiamo cognizione dei comportamenti che la Magistratura ha ritenuto illeciti»"
Gheddafi è stato per lungo tempo un tragico clown della scena internazionale. Da quando ebbe inizio la sua torbida avventura umana e politica con il golpe fino alla sua uccisione, ha segnato per 42 anni la storia della Libia. Ora sorge un interrogativo inquietante: "siamo proprio certi che le insorgenze di quei popoli troveranno sbocco nella concordia e nella democrazia?"
di Nino Milazzo
Tutto in Italia rimane pericolosamente bloccato, mentre i governi e l’opinione pubblica del’UE ci guardano e ci giudicano con diffidenza e sconcerto e mentre le forze sociali, all'interno, avvertono, concordi, che il tempo è scaduto e le piazze intanto si infiammano. L'unica possibilità di dare una scossa è incalzare il presidente del Consiglio perché risparmi al Pese il biasimo internazionale
Il sentimento dell'antipolitica ha, in questo determinato momento storico, un formidabile appeal. Dire che la politica è tutta da buttare e criticare è però fuorviante e profondamente ingiusto. Il messaggio di Della Valle, per quanto poi esplicitato meglio, ha avuto con quel titolo "Politici, ora basta!" una connotazione che rischia dar spazio a chi ha atteggiamenti qualunquisti.
di Nino Milazzo 
Ci sono delle analogie - seppure con tante differenze - tra il movimento internazionale e quanto avvenuto quarant'anni fa. Ci vuole ancora prudenza per fare questo accostamento, ma anche oggi i giovani danno la carica a questo mondo per svegliarlo e spingerlo alla ricerca di maggiore equità
Due anni e 9 mesi all'ex sindaco. Condannati anche molti suoi ex assessori e collaboratori, da Strano ad Arena, sino a Drago e Vasta. Le prime reazioni. Licandro: "E ci accusavano di disfattismo". Città Insieme: "Di fronte ai disastri di Catania è possibile cercare e trovare i responsabili"
Il senatore del Pd presenta un disegno di legge costituzionale: previsto un risparmio di 14 milioni l'anno. Pubblichiamo l'articolo di oggi su Repubblica
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Inaugurato stamattina il nuovo impianto di 3Sun nel Modulo M6 alla zona industriale. La nuova scommessa della joint venture tra StM, Enel Green Power e Sharp. Assenti rappresentanti del governo nazionale
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