
Prima di tutto un tanfo indicibile. Poi condizioni di degrado assoluto, carcasse di animali, escrementi, siringhe, vestiti, immondizia ovunque, accampamenti alla meno peggio, cumuli di scarpe e vestiti, stanze adibite a servizi igienici, vetri rotti, strutture divelte, porte usate come giacigli. E ancora tende accampate sul piazzale, materassi buttati a terra, panni stesi alla meno peggio. E' la dura realtà dell'ex palazzo delle poste in viale Africa, "abitazione" di centinaia di disperati che hanno "conquistato" questi luoghi abbandonati dal Comune e che insieme all'attiguo edificio che sarebbe dovuto divenire un centro culturale a all'ex consorzio agrario, sono ormai una vera e propria "catena" di rifugi per disperati, senza tetto e clandestini. «Siamo qui per dire alla città e al sindaco che alcuni edifici pubblici abbandonati che sono diventati ricettacolo di criminalità, droga e disperazione. C'è una situazione drammatica, dal punto di vista igienico e sociale, innanzitutto. Tra questi edifici, l'ex palazzo delle poste in viale Africa è il simbolo di una emergenza che fa di questi spazi un vero angolo di terzo mondo», dice il senatore del Pd Enzo Bianco, durante il "blitz" di questa mattina all'ex sede delle poste in viale Africa, accompagnato dal capogruppo del Pd in Consiglio comunale Rosario D'Agata, dal vicecapogruppo Francesca Raciti, dai consiglieri Carmelo Sofia, Pippo Castorina, dal consigliere provinciale Giuseppe galletta e dal consiglieri di municipalità Francesco Marano, per denunciare le condizioni di degrado assoluto di «un pezzo di città in pieno centro». Mezz'ora prima, i carabinieri, arrivati a bordo di quattro auto, hanno effettuato un controllo portando via alcuni extracomunitari.
«Avevamo tenuto riservata l'informazione del nostro blitz - dice Bianco - e ci auguriamo l'intervento delle forze dell'ordine sia stato causale. Comunque ben venga il loro controllo. La nostra non è soltanto una denuncia, ma anche l'offerta della massima disponibilità in tutte le sedi istituzionali, dal Parlamento nazionale alla Regione, per affiancare le amministrazioni locali, il Comune in particolare, e trovare finalmente una soluzione a questa situazione di degrado che va affrontata senza perdere tempo. Questi disperati hanno bisogno di aiuto, di vivere comunque in condizioni civili e igienicamente sicure. La città non po' essere indifferente a questo problema e deve trovare delle soluzioni per offrire ospitalità a chi non ha niente», spiega Bianco. «Da parte nostra -aggiunge il capogruppo del pd in Consiglio comunale Rosario D'Agata - in Consiglio chiederemo ai servizi sociali del Comune di mettere in campo tutte le iniziative necessarie a garantire ospitalità in condizioni degne di una città civile ai disperati che oggi popolano questa ed altre strutture abbandonate».
«Questo edificio, oggi così mal ridotto, è un patrimonio per la città - prosegue Bianco - . Nacque come sede delle Poste, ma poi fu ritenuto sovradimensionato. Nel 1999, quando ero sindaco, la mia idea era quella di riunire tutti gli uffici dell'amministrazione della giustizia (oggi disseminati in una decina di edifici con costi ingenti e disservizi per i cittadini e per gli stessi impiegati) in un'unica cittadella giudiziaria. Avevo pensato alla caserma Sommaruga, ma non era una soluzione praticabile nel breve periodo. Così pensammo di suddividere gli uffici giudiziari in due sole strutture: palazzo di Giustizia e l'ex palazzo delle poste in viale Africa. Il Comune avviò la pratica per acquisire l'immobile dalle Poste a un prezzo conveniente. L'edificio fu acquistato con rogito del notaio Attaguile. Poi gli uffici comunali fecero un pre-progetto per la ristrutturazione e sulla base di questo pre-progetto la delibera di giunta (Scapagnini) del 9 luglio 2001 stabilì che per ristrutturare l'edificio ci sarebbero voluti 7 miliardi delle vecchie lire, 3 milioni e 700 mila euro. Fu fatta la gara per la progettazione esecutiva. La ditta che se l'aggiudicò, disse che occorrevano 31 milioni e 250 mila euro per la ristrutturazione. Dieci volte di più della stima fatta dal Comune! I conti non tornano. Adesso - afferma il senatore del Pd - sappiamo che c'è un contenzioso in corso con la ditta e che il sindaco sta cercando un accordo. Ma i problemi riguardano anche la continua rimodulazione del progetto, in particolare sull'ubicazione di archivi, garage, sistemi di sicurezza».
«Diciamo basta a questo "balletto" che dura da dieci anni - continua Bianco -. Il Comune decida se fare un mutuo per ristrutturare l'edificio, un'operazione che può essere effettuata quasi senza incidere sulle casse comunali, poiché, tolto il periodo della ristrutturazione, il costo del mutuo potrebbe essere ripagato dai canoni corrisposti dal ministero della Giustizia. I margini per studiare l'operazione ci sono, ma si agisca al più presto. O, se non si è in grado, in ultima istanza si venda l'immobile. Dal canto mio farò una interrogazione al ministro della Giustizia, il Pd è a disposizione per andare a sentire il ministro Alfano, il ministro Maroni, la Regione. Ma occorre trovare una soluzione - conclude il senatore del Pd - perché questa situazione, ancor di più se vista da dentro l'edificio, è francamente inaccettabile».


