
La temuta Assemblea Federale della Margherita non sarà convocata: ad annunciarlo all'Ansa è il presidente del 'parlamentino' dei Dl, Enzo Bianco, dopo un'ampia consultazione con i maggiorenti dell'ex partito. Bianco spiega però di aver registrato 'disagio' per il graduale spostamento del Pd verso lidi 'socialdemocratici', che escluderebbe il partito dall'interlocuzione con i ceti sociali più dinamici. Serve dunque più "coraggio" dal segretario Bersani altrimenti lo spazio politico 'riformista' verrà riempito 'da altri'.
«Ho avuto in questi giorni - riferisce Bianco - una serie di contatti con i maggiori esponenti di quella che era la Margherita: da Marini a Franceschini, da Bindi a Letta a Parisi, oltre a quanti avevano già parlato, come Gentiloni o Realacci. L'opinione prevalente è che non è opportuno procedere ad alcuna convocazione dell'Assemblea federale, per il momento, perché darebbe un segnale diverso dalla nostra intenzione».
«Non c'è alcuna idea - spiega - di far rivivere la Margherita, che ha svolto utilmente la sua funzione, ma che è un'esperienza del passato. Però assieme alla contrarietà alla convocazione dell'Assemblea, ho registrato un diffuso disagio sull'attuale condizione del Pd».
Rimettete in discussione Bersani come segretario?
«No - replica Bianco - non c'è alcun attacco a Bersani, verso il quali c'è da parte di tutti stima e l'auspicio che possa andare avanti. Ma molti gli chiedono di avere piu' coraggio, di assumere posizioni più determinate».
Per esempio?
«Per esempio il profilo politico rispetto alla Manovra non è stato adeguato. I singoli emendamenti sono assolutamente plausibili, ma manca una visione alternativa a quella di Tremonti. Tremonti ha agganciato la sua proposta a una politica di semplice restrizione, come quella della Germania. Noi avremmo dovuto contrapporci con un'altra linea. E in questo momento ce ne è solo un'altra, quella di Obama, che cerca di superare la crisi con una politica di sviluppo e crescita qualitativa e innovativa. Il Pd questo avrebbe dovuto fare».
«La seconda critica - prosegue - riguarda lo stato del Pd. C'è un partito che guarda indietro e valorizza le identità del passato, anzichè creare una identità nuova adeguata alla complessità. C'è poco coraggio anche in questo».
«E c'è una terza cosa - insiste Bianco - In questi giorni si stanno svolgendo i congressi provinciali e cittadini. Una parte dei vecchi Ds, con una politica fatta di tessere, stanno prendendo il controllo del partito, pur con una quota di minoranza e anche laddove l'opinione pubblica guarda verso orizzonti piu' ampi. Anche contro la volonta' di Bersani e' afflitto dalla sindrome dell'asso piglia tutto. Così il Pd avrà un profilo socialdemocratico, in continuità con i Ds».
«Questo sposta l'asse e la credibilità del Pd - osserva l'esponente Liberal - verso un'altra cosa. Lascia scoperto uno spazio enorme, quello moderato e moderno. Se il Pd si sposta a sinistra l'area più giovane e dinamica della società, quella che non è costituita dai pensionati o dagli operai di Pomigliano d'Arco, non trovera' nel Pd un interlocutore. Di questi argomenti discuteremo il 22 luglio all'Assemblea dei Liberal del Pd, dove avanzeremo delle proposte concrete».
Bianco lancia un ammonimento: «Il centrosinsitra deve attrezzarsi per parlare in modo credibile il linguaggio di questi ceti sociali che chiedono un profondo cambiamento, e anche dell'opinione pubblica moderata, senza la quale non si vince. Lo può fare con il Pd? Io credo di si - dice Bianco - ma se non lo fa con il Pd rischia che lo faccia qualcun altro. Ecco noi ci battiamo perche' lo faccia il Pd questo lavoro».
Infine Bianco chiede a Bersani che il Pd, «subito dopo la manovra, non lasci una tregua a Berlusconi consentendogli di superare il momento di difficoltà, ma lo incalzi, spingendolo verso l'abbandono».
«Il Pd dovrebbe offrire una alternativa, e cioè un governo in cui si possa collaborare anche con quella parte del centrodestra preoccupata delle condizioni del Paese e e che soffre per la questione morale. Però questo governo non può essere guidato da Berlusconi.
E riguardo la vicenda della cosiddetta P3, Bianco dice: «Berlusconi imiti Spadolini che, appena salito a Palazzo Chigi, prese provvedimenti per sciogliere la loggia P2». Il senatore del Pd propone poi una commissione Parlamentare di inchiesta sull'intreccio tra politica, affari e criminalità.
«Ritorna una stagione che sembrava chiusa - osserva Bianco - con due differenze: la P2 era una cricca dedita agli affari, però coperta dalla segretezza e vestita da un disegno di modifica istituzionale che gli dava una alone diverso; oggi sta venendo fuori un comitato di affari, pero' non c'e' segretezza e non c'e' neanche l'alone delle modifiche istituzionali. E' una cricca beceramente dedita alla logica del vantaggio: in siciliano si dice "pi mmia che c'è"».
«Mi sorprende - prosegue Bianco - che il Presidente del Consiglio, in una vicenda come questa, non trovi di meglio da fare che attaccare i giacobini. E mi viene in mente Giovanni Spadolini che divenne Presidente del Consiglio mentre l'Italia era sul baratro di quello scandalo, e che per prima cosa sciolse la Loggia P2. Anche Giovanni Spadolini - domanda Bianco - era un gicobino? Berlusconi faccia la stessa cosa, faccia pulizia al proprio interno, se ha dignita'; cacci via chi ha comportamenti oscuri. Questo non e' gicobinismo».
«Se fosse vera la minima parte di quello che emerge - insiste il parlamentare - ne uscirebbe fuori una immagine del Paese inquietante. Un Presidente del Consiglio che ha a cuore le sorti del Paese deve avere uno scatto di orgoglio. E dico a Fini che su queste questioni deve andare sino in fondo, tanto Berlusconi su queste vicende alla fine arretra, e scaricherà Cosentino e gli altri come ha fatto con Brancher. Berlusconi lo dovrebbe fare spontaneamente; ma forse non lo può fare».
Infine Bianco lancia una proposta: «Se il fenomeno ha queste dimensioni forse vale la pena pensare a una Commissione parlamentare di inchiesta su questo intreccio tra politica, affari e spesso anche criminalità», come dimostra la vicenda della Sardegna. Sta uscendo un fenomeno di proporzioni inedite. Pisanu sta facendo un lavoro egregio alla guida della commissione Antimafia, ma questo fenomeno lo dobbiamo guardare anche dal lato degli affari e della politica. Un Paese come l'Italia, in un momento di crisi - conclude Bianco - non può consentirsi zone di ombra e non puo' prendere la polvere e metterla sotto al tappeto. Abbiamo bisogno di pulizia».


