Stazione e dintorni, "periferia"
in pieno centro da rilanciare
di La Red
Terza tappa del "viaggio" di Enzo Bianco nei quartieri cittadini. Dopo Librino e Nesima, un nuovo partecipato incontro nell'auditorium della scuola Vespucci di via De Nicola. Sicurezza, prospettive, utilizzo degli edifici come l'ex palazzo delle poste e l'ex ciminiera di viale Africa, necessita di pianificazione. Problemi e "ricette" degli abitanti, per risollevare una parte strategica della città, oggi abbandonata a se stessa

«Il paradosso è che una parte centrale della città, come quella che gravita intorno alla stazione, sia diventata una periferia urbana. Pochi servizi, problemi di sicurezza, un impoverimento della densità abitativa e nessuna serie idea da parte dell'amministrazione comunale su come rilanciare un'area urbana dalle grandi potenzialità, che potrebbe puntare sull'artigianato, sugli antichi mestieri, sul recupero di alcune strutture oggi in condizioni pietose o abbandonate come l'ex palazzo delle poste e l'ex raffineria di viale Africa, restituendo così dignità a un quartiere che può diventare il simbolo di una moderna integrazione sociale». Enzo Bianco rilancia la possibilità di pensare a un futuro migliore per il quartiere della stazione, "periferia" tra prima e della seconda Municipalità, eppure a due passi da via Etnea. Una vasta area urbana, che va dalla Civita a piazza Europa, comprendendo San Berillo vecchio, corso dei Martiri, viale Libertà, viale Africa.

«Una zona che può e deve essere rilanciata, una risorsa per la città», aggiunge Bianco al termine dell'affollato incontro di questa mattina nel plesso della scuola Vespucci in via De Nicola, incontro che segna il terzo appuntamento del "viaggio" nei quartieri cittadini che Bianco ha cominciato qualche mese fa. «Dopo Librino e Nesima, questo è il nostro terzo appuntamento con la città - dice Bianco -. Mentre il sindaco fa gli stati generali chiamando tecnici comunali e esperti esterni, noi preferiamo partire dall'ascolto della città, vogliamo sapere cosa vuole e cosa pensa la gente. Sentire proposte e bisogni è il primo passo, poi semmai si sentono i tecnici, gli imprenditori, i professori, gli esperti».

Oggi focus sui quartieri che circondano la stazione, dunque, con un incontro molto partecipato organizzato dall'associazione Catania Attiva e moderato dal consigliere provinciale Giuseppe Galletta nell'auditorium intitolato a Beppe Montana, proprio nell'edificio scolastico che il progetto di edificazione di corso dei Martiri vorrebbe buttare giù per ricostruirlo a piazza Giovanni XXIII. «Ci batteremo per evitare che questa "follia" venga compiuta - afferma Bianco - perché questo edificio è uno dei migliori edifici scolastici della città e perché urbanisticamente è insensato ricostruire la scuola in mezzo a piazza Giovanni XXIII, che è un crocevia di traffico. Noi siamo favorevoli a una soluzione alla "ferita" di corso dei Martiri, ma senza eccessi di cementificazione e pensando al tessuto sociale del quartiere, un importante aggregato urbano dove però non esiste un campetto di calcio, un impianto sportivo per far praticare sport e far giocare i bambini, dove non ci sono centri di aggregazione sociale», dice Bianco.

E proprio la realtà di questo anomalo quartiere - simbolo di una progressiva "fuga" dei catanesi dalla città (Catania ha perso circa 130 mila residenti negli ultimi undici anni, contando una popolazione che da oltre 430mila abitanti adesso sfiora appena i 300 mila) - è quella da cui ripartire per ridargli un'identità e rilanciarlo. «Bisogna puntare sull'artigianato, sugli antichi mestieri, sul restauro, sui servizi, che potrebbero essere di forte richiamo per riqualificare San Berillo vecchio e la Civita ad esempio, ma anche tutta l'area alle spalle di corso dei Martiri - sostiene Bianco - Però bisogna fare un'operazione lungimirante, come è stato fatto in altre città europee. Ma è anche inammissibile - continua Bianco - che da anni si parla di ristrutturare l'ex palazzo delle poste per destinarlo agli uffici giudiziari e non si faccia mai niente. O che l'ex raffineria di viale Africa abbia visto i lavori interrotti e sia stata abbandonata, quando potrebbe diventare un prezioso centro di aggregazione sociale e una struttura al servizio di associazioni civiche e di volontariato. Invece, tutto è abbandonato, ricettacolo di emarginazione. Ci batteremo perché queste due strutture vengano recuperate alla città e al quartiere, che con l'arrivo della metropolitana dovrà per forza cambiare volto, fornire anche servizi: è inaccettabile che il sabato gli uffici pubblici siano chiusi, proprio quando la gente potrebbe accedervi con più facilità».

L'area urbana attorno alla stazione centrale, dunque, come simbolo di una periferia in centro città, che va fatta rinascere. Platea folta (ci sono anche il deputato Giovanni Burtone e il consigliere comunale Pippo Castorina), idee e considerazioni sul tema al centro dei numerosi interventi della mattinata.

A cominciare da don Valerio Di Trapani, della Caritas diocesana di Catania che proprio qui opera: «In questo quartiere manca un'idea di città, è come se fosse sospesa. Però dobbiamo anche evitare di pensare che il territorio è di chi lo governa, perché invece è prima di tutto di chi lo abita. Quindi impariamo a pensare: cosa possiamo fare noi? Dobbiamo essere una cittadinanza attiva, proviamo a riappropriarci di alcuni spazi che possono essere utili ai fini sociali e delle esigenze di questa parte di città». Molti le considerazioni sul tappeto negli interventi che si sono susseguiti: dalla signora Elena, mamma che sottolinea la presenza di cani randagi e ubriachi che mettono in pericolo i bambini che vanno a scuola, dall'ex consigliere di quartiere Nino Balsamo che punta il dito sui lavori per la realizzazione del doppio binario da piazza Europa alla stazione senza che ancora si sappia chi gestirà il futuro servizio di metropolitana della riviera. Si parla della città, di idee e denunce, di fruibilità dei beni culturali (troppo spesso chiusi) come risorsa anche per l'occupazione (intervento dell'insegnante precaria Simona Milanese), dell'assurdità del rifacimento di via Marchese di Casalotto, il cui destino è segnato: «E' costata 3 milioni di euro, ha una pista ciclabile, l'unica in città, realizzata con un materiale specifico, eppure si sa già che quando verrà abbattuta la scuola (nel 2011) anche questa via sarà distrutta. E' così che programma l'amministrazione comunale?», dice Francesco Mascali, consigliere di circoscrizione. Anche il collega Giuseppe Strano, consigliere nella stessa zona, si lamenta per l'azione approssivamativa del sindaco che, defenestrando gli assessori, ha azzerato tutti progetti e i propositi che la Municipalità aveva avviato con loro. Un quartiere eterogeneo, che è centro storico e che "è un quartiere simbolo di integrazione - dice l'ex assessore Alba Giardina - Deve ritrovare la sua anima, anima che c'è già".

«Questa vasta area urbana ha grandi potenzialità - conclude Enzo Bianco - Bisogna fare in modo che emrgano attraverso un'attenta pianificazione nel Piano regolatore generale, difendendo la presenza della scuola, l'integrazione delle attività istituzionali con le esigenze degli abitanti, lavorare sull'integrazione, sui servizi, sulla sicurezza. Occorre un'idea di città per far ripartire questo quartiere, che diventerà sempre più strategico per l'intera Catania».

 

 



06/06/2010
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