L' avvocato capo del Comune che diventa presidente di una società partecipata dallo stesso Ente. E che continuerà, naturalmente, a fare l'avvocato capo. Un capogruppo consiliare trasformato in amministratore delegato della stessa Spa. Un ragioniere in quota Udc che rappresenta un pezzo di Centrodestra "da punire".
E che infatti sarà tirato fuori al più presto, giusto per dimostrare chi vuol comandare davvero a Palazzo degli Elefanti. E persino una prima richiesta bocciata dal precedente cda, e reiterata al neonato gruppo di amministratori: due milioni di euro da contribuire all'Amt per ospitare la pubblicità itinerante dell'Estate catanese. Giusto per non perdere tempo.
Si apre una nuova era nella Catania Multiservizi. Martedì mattina sono arrivate prima le dimissioni dell'ormai ex presidente Giuseppe Gitto, e poi le nomine del nuovo consiglio di amministrazione.
I nuovi consiglieri sono l'avvocato Mario Arena, il ragionier Sergio Calì, il dottor Aldo Canuto, il segretario della Uil Angelo Mattone e il coordinatore provinciale di An Gaetano Pirrone. Il collegio sindacale è invece composto da Maurizio Cassarino (che le solite voci di corridoio indicano molto vicino all'onorevole Giuseppe Castiglione), Mario Chiarenza e Filippo Donzuso.
Il sindaco Scapagnini ha "inoltre dato indicazioni" (dice proprio così il comunicato divulgato dall'ufficio stampa del Municipio) di affidare la presidenza della Catania Multiservizi ad Arena, avvocato capo del Comune, e la carica di amministratore delegato ad Aldo Canuto, già capogruppo di Forza Italia.
Il tutto condito da un piccolo giallo tragicomico: da collocare all'interno del consiglio di amministrazione c'era Rocco Cristofaro, candidato a sindaco di Scordia trombato dal candidato di Centrosinistra Salvo Agnello.
Erano tanti i giornalisti che avevano segnato nel loro taccuino il suo nome, sicuri di poterlo affidare alle rotative. Solo che Scapagnini ha letteralmente "dimenticato" di dirlo in assemblea. Per poi tornare indietro sui suoi passi. Troppo tardi però. Pare dunque che la vita di consigliere di Calì sia comunque segnata.
E poi ci sono le voci da prendere per ora come tali - che circolano sul tentativo poi andato a male di inserire persino il fratello del presidente Lombardo nella rosa dei consiglieri. Un "segnale"al Presidente di via Nuovalucello nel caso non si fosse accorto chi è il più forte nella Casa delle libertà.
Scapagnini, che dà il benservito a Gitto ed all'amministratore delegato uscente Turi Monti, ha parlato di "normale dinamica gestionale" e preferisce denominare il turn-over, "una rotazione che non deve suonare penalizzante per gli amministratori che troveranno una nuova compagine societaria radicalmente differente per composizione azionaria".
Il sindaco si riferisce all'imminente chiusura della partecipazione di Italia lavoro, ma rimane il fatto che il bilancio approvato dal vecchio consiglio non era niente male. Lo ha ricordato anche il portavoce dell'intergruppo dell'Ulivo Saro Condorelli: "Le preoccupazioni che avevamo espresso nell'ordine del giorno col quale chiedevamo all'amministrazione di relazionare in consiglio comunale sulla Multiservizi, prima di assumere qualsiasi decisione, sono state confermate dai fatti. L'amministrazione Scapagnini, dapprima approva il bilancio della società con un utile netto di oltre 3 miliardi di vecchie lire e poi licenzia il cda che ha raggiunto tale risultato, mentre conferma la propria fiducia ad amministratori di altre aziende comunali che perdono oltre 28 miliardi di vecchie lire".
Condorelli, però, aggiunge altro. "Ma quello che ci preoccupa di più è la logica di "spartizione delle poltrone" che privilegia segretari di partito, capigruppo consiliari e forse anche candidati trombati alle elezioni. Fa specie che in questo contesto il " partito azienda " affidi al proprio capo gruppo consiliare la gestione operativa della Multiservizi dopo il congelamento della nomina ad assessore. Insomma una società che era stata realizzata per mettere ordine in un mercato non sempre trasparente e garantire centinaia di lavoratori rischia di veder depauperare un patrimonio della collettività. Tutto ciò è già emerso nella poca chiarezza con cui è stata affrontata la vicenda dell'acquisto del 49% delle azioni di Italia Lavoro che il comune sta gestendo in modo quantomeno eccessivamente complicato con atti intempestivi, contraddittori, e inerzie in violazione dei deliberati del Consiglio comunale.
Non vorremmo che si prefigurassero prospettive di smantellamento di un'azienda che dà lavoro a circa 1000 persone e faremo valere, con tutti gli strumenti a nostra disposizione, le prerogative di indirizzo e controllo del Consiglio comunale, per bloccare eventuali ipotesi di svendita di un patrimonio che è è bene ricordarlo della collettività catanese".
Meglio chiudere con una domanda. Secondo voi lo sponsor che vale quattro miliardi di vecchie lire, lo pagheranno oppure no?
30/06/2004


