Franceschini
e la politica "lunga"
di La Red
L'ex segretario del Pd ha presentato il suo libro "In 10 parole", che raccoglie dieci discorsi tenuti durante le primarie per la segreteria del partito. Una visione dlla società e della politica proiettate a guardare al futuro in un mondo globalizzato e in crisi. LE FOTO

Il pensiero "lungo" della politica, della politica per come la intende Dario Franceschini, ex segretario del Partito democratico e capogruppo del Pd alla Camera. Una politica che guarda al futuro in un mondo globale in cui occorre una nuova spinta ideale per sfidare una destra che tende a conservare lo status quo. Ed è questa l'idea di fondo del libro "In 10 parole - Sfidare la destra sui valori" (edizioni Bompiani) che il parlamentare ha presentato oggi nell'aula A1 dell'ex monastero dei Benedettini in un incontro moderato dall'avvocato Harald Bonura e in cui sono intervenuti il giornalista Nino Milazzo, il professore Antonio Di Grado, il deputato regionale Giovanni Barbagallo e il senatore Enzo Bianco. Un libro che raccoglie dieci discorsi tenuti da Franceschini in altrettante tappe della campagna elettorale delle primarie per la segreteria del Pd, in cui si condensa la sua visione della società e della politica. Un libro che è anche l'apporto finale e pubblico della sua mozione al dibattito interno al Pd, che secondo Franceschini, dopo aver cambiato 3 segretari in due anni, "adesso ha bisogno di stabilità".

"Viviamo una stagione di grandi cambiamenti e questa è la vera sorpresa di questi anni - dice Franceschini - perché dopo la caduta del muro e la fine dei blocchi contrapposti, dalla fine degli anni Novanta è passata l'idea che il mondo fosse destinato a vivere in un modello economico sociale vincente e definitivo segnato dalla globalizzazione, con un confronto politico ridotto a sfumature. Tutto questo era drammaticamente stupido ed è stato spazzato via dagli eventi. - aggiunge Franceschini - Oggi la crisi della globalizzazione ci mette di fronte a problemi enormi e a grandi cambiamenti, siamo in mare aperto, ma ci sono anche delle potenzialità nuove che sono nelle mani della politica. E fare il Pd in un tempo nuovo è un'opportunità formidabile e significa mettere tutto in discussione senza tralasciare le storie e il patrimonio che ci portiamo dietro, guardando avanti senza usare parametri di una società che non c'è più".

La destra secondo Franceschini è tutta ripiegata a non toccare nulla, in un conservatorismo assoluto. "Noi invece dobbiamo mettere in campo la sfida di offrire un cambiamento. - afferma l'ex segretario - Dobbiamo stare dalla parte dei più deboli, ma dobbiamo individuare chi sono i più deboli oggi: i precari, i piccoli commercianti e gli artigiani, i ragazzi del sud. Dobbiamo scuotere l'immobilismo di questa società chiusa che è un sistema di caste; il merito deve diventare la prima sfida per rendere competitiva la nostra economia. Ma per investire sul merito dobbiamo fare battaglia durissime". A cominciare dall'Università. "Abbiamo lavorato su un progetto di Erasmus interno - spiega Franceschini - Dovremmo aprire alla mobilità, i giovani del Nord al Sud e quelli del Sud al Nord. L'immigrazione - che oggi è declinata solo per dirne i rischi - è una delle chiavi: dovremmo aprire, portare studenti e cervelli qui, renderli protagonisti della nostra crescita".

"Il libro raccoglie i discorsi scritti da Franceschini di suo pugno e si vede nel complesso dei dieci discorsi un'unica visione della società italiana. - sottolinea Enzo Bianco - Una visione "moderna", "lunga", "ampia": dalla politica all'imprenditoria, i problemi che affronta l'Italia sono anche quelli dell'Europa e in questo si contrappone la nostra visione a quella della destra, a quella di Tremonti, che vede l'Italia e l'Europa come un fortino assediato, che va difeso alzando i ponti levatoi. Invece occorre liberare risorse, energie, puntare sui giovani, sul sud, tutto quello che il nostro paese non è oggi in grado di utilizzare. Una visione "profonda" che affronta tutte le antinomie della società italiana, il rapporto tra uomo e donna, il rapporto delle identità tra nuovi e vecchi italiani, il rapporto tra laici e cattolici. Direi anche che c'è una anche visione "nuova": il Pd non è una sommatoria tra due culture diverse venute a coabitare nella stessa casa. Ma senza rinunciare a nessuna delle due identità c'è l'idea che il Pd debba essere non una somma di quelle, ma qualcosa di nuovo che deve ripensare il passato e guardare avanti".

E se per Nino Milazzo "Franceschini illumina i nostri orizzonti senza nulla nascondere", Antonio Di Grado pone un accento critico sulle diverse anime che si confrontano nel partito. Giovanni Barbagallo, invece crede nel "partito plurale che Franceschini ha portato avanti nella sua mozione" e aggiunge una riflessione sulla situazione siciliana del Pd: "In Sicilia il centrodestra ha fallito, s'è diviso pur di conservare il potere. Ma noi dovremmo cogliere questa difficoltà per dare un altro progetto alla Sicilia. Questa omologazione tra centrodestra e centrosinistra non ci aiuta. Non possiamo essere spettatori di un girotondo all'interno del centrodestra, noi siamo portatori di valori e di progetti alternativi che non possiamo affrontare col vizio antico del trasformismo".


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