
Il Potere (sì, proprio quello con la P) e la sua ostentazione sono andati in onda pochi giorni fa durante la festa di Sant'Agata. Il presidente della Regione, come ha fin troppo prontamente documentato un lungo reportage del nostro quotidiano cittadino, ha organizzato un sontuoso banchetto per 250 invitati a Palazzo del Toscano proprio la sera del 5 febbraio. In realtà sarebbe più corretto dire che è la Presidenza (intesa come istituzione) ad aver organizzato il mega party, a testimonianza del fatto che Lombardo ha invitato chi ha voluto e chi gli faceva comodo, ma a pagare è stata la regione e quindi i contribuenti.
Il problema in realtà è un altro. Il lusso di questa festa stride pesantemente in più punti con la realtà. C'è la crisi mondiale e Lombardo spende decine di migliaia di euro in festoni; c'è la crisi delle aziende catanesi (Cesame e Sat, per citarne solo due) e il presidente della regione da un calcio in faccia alla sobrietà proprio nella città etnea; c'è la crisi di Termini Imerese, la cui chiusura comporterebbe il fallimento di almeno 12mila famiglie siciliane, e il buon Raffaele pensa a caviale e cotillons; e infine c'è una città ancora in ginocchio, senza soldi tutt'ora per pagare i toner, per riparare gli ascensori, per pagare arretrati a tutte le cooperative sociali, e Lombardo mette in mostra il Potere.
E infine, anche se il governatore forse non se n'è accorto, ci sarebbe anche la festa di Sant'Agata, quella autentica tra la gente per strada e quella religiosa, la cui sobrietà e il cui significato fanno a pugni con questa festa del Potere, tra sacro e profano.
Forse dalle sue parti si usa così, ma consigliamo a Lombardo un po' meno provincialismo, dato che da tempo ormai ha tentato avventure oltre Piana di Catania e da qualche anno (senza grandi fortune, per la verità) pure oltre lo Stretto.
Durante i festeggiamenti agatini, com'è ovvio, ricevimenti privati sono sempre stati organizzati dalle famiglie-bene di Catania. Ma le istituzioni hanno sempre mantenuto un certo stile. Da sempre, ad esempio, i festeggiamenti a Palazzo degli Elefanti si svolgono a base di olivette di Sant'Agata e vermut, nient'altro.
Se Lombardo stato fosse nella sua villa in campagna a Grammichele o nell'attico di Catania avrebbe potuto fare quello che vuole, offrendo anche foi gras e Sauternes, ma questa festa "istituzionale", per come si è sviluppata, è stata davvero di cattivo gusto. Raffaele ha voluto strafare, come quelle vecchie ricche signore che, colpite dall'età e dalla decadenza, coprono in modo ridicolo, con chili di fondotinta e gioielli pacchiani, la bellezza andata. Si è dato coraggio con la festa del Potere, ma a Palermo, a Catania e a Roma i problemi del suo governo (e purtroppo di noi siciliani) sono tutti intatti.
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