Alla fine sembravata arrivata la "promozione" e invece no. Gianfranco Micciché s'è messo di traverso e la candidatura di Antonio Fiumefreddo alla presidenza di Cine Sicilia è saltata. L'indiscrezione ce l'aveva data per prima la Gazzetta del Sud, in un trafiletto intitolato "Fiumefreddo al vertice di Cinema Sicilia". "Antonio Fiumefreddo - si legge nell'articolo - sovrintendente del Teatro Bellini, dopo essere stato consigliere dell'Azienda trasporti (Bianco), poi assessore comunale (Scapagnini), poi delegato dell'azienda turismo 8Lombardo), quindi sovrintendente (Cuffaro), nelle prossime ore verrà nominato presidente di "CinemaSicilia". Suo vice sarà il deputato Fabio Granata".
L'articolo continua così: "Per noi sarà una liberazione", dicono i sindacati del Bellini che sono in sciopero ad oltranza contro Fiumefreddo del quale hanno chiesto la rimozione. Non gli perdonano di avere preso il teatro con un bilancio in attivo mentre ora ha quasi tre milioni di debiti... (La Corte dei Conti sta visionando) per non parlare di mille abbonati in meno. "L'importante è che se ne vada... A la politica, questa politica che ci illude sulla meritocrazia, pure lo premia!".
"Dal teatro al cinema, dopo essere passato dai trasporti e dal turismo. Ovunque facendo interessare le cronache. E qualcuno si domanda se davvero gli organismi di gestione non possono fare a meno della sua preparazione. Polemiche cui Fiumefreddo risponde dicendo che in molti ce l'hanno con lui per aver denunciato sacche di sprechi e assunzioni facili".
Così termina l'articolo della Gazzetta del Sud. Poi, il giorno dopo, la conferma della nomina in fieri arriva da Repubblica, con un pezzo di Rosa Maria Di Natale. Poi di nuovo repubblica svela lo stop di Micciché. La candidatura al vertice di Cine Sicilia era una spiegazione pausibile al perché Fiumefreddo non sia dimesso da sovrintendente nonostante tutti lo abbiano sconfessato nel suo operato al Bellini, il sindaco, il Consiglio comunale, persino il suo più agguerrito sponsor, il presidente della Regione che qualche giorno fa aveva detto che la situazione era irreversibile e bisognava prenderne atto. Ma il sovrintendente nisba, inamovibile. Tutti si sono chiesti: come mai? Forse bisognava trovargli un'altra collocazione altrettanto o ancora più prestigiosa? Ipotesi verosimile che senza l'alt di Micciché sarebbe stata confermata. Adesso Lombardo dovrà trovare altre soluzioni. Ma una domanda è sempre valida: perché il presidente Lombardo è così legato a quest'uomo, tanto da attendere mesi, generare conflitti, rischiare di distruggere un ente lirico di grande prestigio pur di trovare per l'avvocato Fiumefreddo una nuova e prestigiosa sistemazione? Cosa lega così inscindibilmente i due? E quale incarico riceverà l'avvocato alla fine di questa vicenda?
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