
Una grande alleanza trasversale per la città, a prescindere dalle appartenenze politiche, che alimenti un progetto per Catania, città piegata, assuefatta al degrado. Una chiamata a raccolta di idee che vengano dalla società, dai cittadini che devono riassumere un ruolo centrale e partecipe, riappropriarsi del proprio diritto di cittadinanza. E così c'è l'idea di portare fuori dai depositi del Castello Ursino i tesori delle collezioni del principe Biscari e la pinacoteca dei Benedettini; l'idea di una mobilità integrata metta insieme parcheggi di scambio, metrò, metropolitane leggere, tramvie; uno sviluppo della costa che riprenda le mosse dal patto territoriale; una scommessa sul waterfront e la suggestione delle teleferica che dia ai catanesi la prospettiva di vedere la città dall'alto; e la necessità di rispettare l'ambiente e il territorio, l'idea di dare vita alla fondazione Bellini Festival. Questo e tanto altro è venuto fuori dall'incontro "Idea Catania - Idee per Catania domani" tenutosi in uno stracolmo auditorium dell'ex monastero dei Benedettini, organizzato dall'associazione Dimensione Pandora in collaborazione con la facoltà di lettere e filosofia dell'Università di Catania e voluto da Enzo Bianco e Nello Musumeci. Insieme, per proporre alla città una chiamata alla partecipazione, partendo dalle loro esperienze amministrative che negli anni Novanta avevano fatto rinascere la città.
Coordinato dal giornalista Andrea Lodato, l'incontro è stato aperto da un intervento di Nino Milazzo. Poi Nello Musumeci ed Enzo Bianco, quindi gli interventi di Enrico Iachello, preside della facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Catania, Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, Laura D'Arrigo Mancuso, presidente della Fondazione Angelo D'Arrigo, Alberto Pasqua, ingegnere esperto in materia di mobilità e trasporti, Giuseppe Saffo, presidente regionale del Sindacato italiano Balneari, Tino Vittorio, docente di Storia contemporanea nella facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Catania.
UNA FONDAZIONE DEI MUSEI DI CATANIA. "Catania ha perso l'occasione di diventare città metropolitana - ha esordito Musumeci - e sul fronte della cultura e del turismo la situazione è desolante. Alberghi vuoti, musei chiusi. Cosa ci vorrebbe e mettere insieme i pochi spazi privati, a creare una Fondazione dei Musei di Catania, lasciando ad ognuno la sua identità, ma coordinando eventi, aperture e reinserire Catania nei circuiti dei tour operator?".
CATANIA, SIRAUCSA, RAGUSA, IL DISTRETTO DEL SUD-EST. "Catania è il centro geografico di una vasto distretto culturalmente e socialmente omogeneo, che comprende anche Siracusa e Ragusa, in parte Enna sino a Gela. Infrastrutture, attività produttive, beni culturali - suggerisce Enzo Bianco, che sottolinea il suo impegno per la città anche fuori dall'aula del Consiglio comunale -. Tutto è gestito e promosso in modo non unitario. Come possiamo affrontare un progetto sul futuro senza considerare tutt l'area geografica che gravita su catania? Come vogliamo competere con i distretti del bacino del mediterraneo senza essere un distretto territoriale competitivo? Catania e il distretto del SuD Est devono puntare a un marchio Doc, sulla qualità in tutte le attività, dai servizi ai cittadini, all'offerta culturale e turistica, allo sviluppo produttivo".
TIRIAMO FUORI I TESORI CULTURALI DA CASTELLO URSINO. "Sono contento di discutere con Musumeci e Bianco, ma mi piacerebbe che ci fosse anche il sindaco, perché dobbiamo recuperare la capacità di discutere insieme - afferma Il preside della facoltà di lettere e Filosofia Enrico Iachello -. Vengo al tema cultura: e dico che se non recuperiamo i tesori (il grosso del patrimonio culturale di Catania) che sono "nascosti" a Castello Ursino, rischiamo solo di fare chiacchiere e di dimenticare i nostri tesori. Propongo invece di tirarli fuori, di farli fruire in vari spazi in città. Altrimenti nessuno ricorderà la collezione del Principe Biscari o la pinacoteca dei Benedettini. E' un progetto che come facoltà abbiamo già predisposto, è pronto, l'abbiamo anche presentato alla Regione. Basterebbero 200 mila euro e riempiremmo la città dei tesori di Castello Ursino. Pensate se durante Sant'Agata si potessero tirare fuori i tesori della città e lasciarli ammirare a tutti. E se non sarà possibile per Sant'Agata ormai, potremmo provare a farlo per Pasqua".
DALLA CULTURA ALLA MOBILITA'. "Negli anni della giunta Bianco passò il concetto che l'ente locale può creare sviluppo - spiega l'ingegnere Alberto Pasqua -. E in quegli anni si avviò una nuova fase della programmazione urbanistica. Ma in quella stessa occasione si aprì una nuova fase del modello di mobilità. Occorre pensare a un territorio più vasto, per esempio il distretto del sud Est accennato da Bianco. Il PUM piano urbano della mobilità come un piano integrato in cui convergono le principali infrastrutture della Sicilia Sud Orientale: autostrade, ferrovie, porti, aeroporti".
"L'area metropolitana di Catania raccoglie circa 720 mila abitanti. La combinazione di parcheggi di scambio, navette di trasporto pubblico, la chiusura al traffico del centro storico in modo generoso, e una unità tariffaria su tutti i mezzi. Questo è il modello che tutt'oggi è ancora valido ed è, è giusto dirlo, quello ritenuto valido anche dall'amministrazione comunale. Nell'hinterland sono previste tre linee di metropolitana leggera che dovrebbero congiungersi con le linee tranviarie urbane che a loro volta dovrebbero integrarsi con il metrò e l'Amt, la "cenerentola" del trasporto pubblico catanese. Tutto questo insieme, pensate cosa potrebbe essere. Per adesso è soltanto un'idea che necessita di speranzoso ottimismo".
MARE, ARIA E NUOVE TECNOLOGIE. "C'è già operativa una grande idea in questa sala - afferma Tino Vittorio -. Qui prende corpo il ninomilaszzismo, cioè il mettere insieme le esperienze di due grandi amministratori come Musumeci e Bianco, che provengono da due storie diverse ma che convergono nel far rialzare una città che è disperata, accasciata, che non ha idee e sta aspettando il colpo alla nuca. La mia vecchia idea è questa: da quando sono cadute le ideologie, la gente oggi vive questa epoca e vuole viverla bene ora e adesso, basta coi propositi a scadenza ultragenerazionale. Guardiamo all'architettura per scoprire le risorse di Catania. Guardiamo al mare e all'aria. Penso a una strategia waterfrontiana che faccia recuperare la risorsa mare e a una città che si espanda nell'aria con le teleferiche, dandoci una visione dall'alto. Abituiamoci a costruire sull'aria e non più sulla terra. Questo può rendere i catanesi più ariosi, ad avere una dimensione più aerea del proprio destino. Quindi cogliere la fantasia, la capacità di osare, di sfidare non Torino o Milano, ma Dubai, Miami, Boston. E poi penso a Catania come la cittadella tecnologica di Valencia, un posto dove le nuove tecnologie la fanno da padrone".
I BAGNI TUTTO L'ANNO E LA NOSTALGIA DEL PATTO TERRITORIALE. Il mare come risorsa dunque, non ancora valorizzata appieno. Soprattutto per chi con il mare ci lavora. "Dal Patto territoriale abbiamo capito che dovevamo innovare e innovarci. Oggi siamo imprese in rete, che fanno anche aggregazione sociale, garantiscono sicurezza e tutela ambiente della costa. Dobbiamo competere con la concorrenza internazionale, offrendo servizi di qualità a costi accessibili - dice Giuseppe Saffo -. Eppure vorremmo rivivere la stagione iniziata nel 2001 col patto territoriale e con i fondi del Cipe, molti di noi abbiamo assunto impegni, abbiamo demolito strutture in cemento ritenute non più adeguate. Le nostre idee: Catania e tutto il sistema turistico devono giocare le proprie carte su qualità e integrazione delle offerte: mare, arte ed eventi culturali. E poi delocalizzazione per colmare il gap tra centro e zona costiera, attualmente ancora trascurata. La città ha peculiarità invidiabili, quindi bisogna promuovere la destagionalizzazione dei flussi per utilizzare la risorsa mare tutto l'anno, una cosa detta ma non ancora attuata. Il Sib si è fatto promotore del consorzio turistico integrato Parco del mare: ma costruito lo strumento, adesso è necessario cerare le sinergie con istituzioni e operatori. E serve la concertazione, occorre far sì che lo sviluppo del settore balneare avvenga insieme con le istituzioni: non possiamo programmare la prossima stagione senza sedersi tutti attorno a un tavolo, amministratori e operatori turistici".
CITTA', NATURA, AMBIENTE. Laura D'Arrigo Mancuso interviene dopo un video sul marito Angelo: "Rispettare la natura. Moltissimo possono fare i sindaci su questo tema nei piani edilizi. Rispettino l'ambiente, il suolo; ogni palazzo è un "essere vivente" che deve integrarsi con l'ambiente. Spero che non ci siano soltanto parole, ma cha da parte di tutti noi ci sia un impegno convinto e forte".
CULTURA DELLE REGOLE E NIENTE RETORICA. Duro e senza reticenze Ivan Lo Bello: "Credo che per fare una riflessione vera e utile sulla città, ma anche più ampia, bisogna avere anche il coraggio di uscire fuori dai luoghi comuni, dalla tentazione di far cadere tutto in retorica e dirsi anche qualche cosa sgradevole che non annulla quelle positive, anzi le valorizza: il vizio della retorica è riflettere sul nulla, non diventare mai proposta, mai essere figlia di un progetto di rinnovamento culturale. In Sicilia e a Catania purtroppo c'è un'assenza totale di qualsiasi visione dell'interesse generale. Naturalmente mi permetto di generalizzare. Occorre superare un rapporto squilibratissimo tra società e politica, la città è subordinata alla politica che tende a occupare ogni spazio. Ma questo fa sì che la città sia complice di una politica che ha distrutto la città negli anni passati. La società catanese deve avere una cura e un'attenzione agli interessi generali che in questi anni ha avuto solo in piccole minoranze".
"La seconda questione - dice ancora Lo Bello - è legata al mondo imprenditoriale: abbiamo riconosciuto i nostri difetti e limiti e oggi il nostro mondo esprime due culture antitetiche: c'è una parte che ritiene che il mercato e al concorrenza possano creare ricchezza e c'è chi ancora guarda a mercati protetti, a collusioni, a rapporti poco trasparenti. Di questo non abbiamo più bisogno. Questa è una città che esprime una società civile molto attenta, una imprenditoria moderna, ma che soffre un pericolo di infiltrazione mafiosa molto forte. Ci sono segnali che non sono positivi. Quando un ragazzo imprenditore , seppure totalmente incensurato, con un cognome importante diventa presidente di una settore delicato come quello dei trasporti credo che questa città debba fare una riflessione. Se a Palermo il figlio di Provenzano diventasse rappresentante di qualcosa, la città avrebbe un sussulto. A Catania non c'è stato".
"Catania - continua Lo Bello - è cuore pulsante di un'area molto più vasta, che ha alcuni elementi di omogeneità: valore industriale doppio rispetto alla Sicilia occidentale, un valore infrastrutturale che nonostante tutto riesce a sopperire alle mancanze. Finiamola di pensare a un'area che si sviluppa solo a Catania, ma se non pensiamo in modo più ampio discutiamo del nulla, facciamo retorica e non possiamo permettercelo".
"Ma c'è una enorme questione sociale - ammonisce il presidente di Confindustria Sicilia -. Pensate che una grande città possa svilupparsi senza risolvere senza risolvere la questione di quartieri al di fuori della legge? Possa privarsi di decine di migliaia di persone che rinunciano al proprio diritto di cittadinanza scambiando il proprio voto per pochi euro o per una promessa di favore? Allora, prima di tutto la Cultura delle regole. Se viviamo in condizioni di degrado tutti ne saremo assuefatti e rassegnati e questo è un elemento che non è facile correggere in tempi rapidi, ma depotenzia le energie vitali di una città. Evitiamo di coltivare una assuefazione al degrado e alla mancanza di regole".
"Questa è la questione fondamentale - conclude Lo Bello -. La politica è forte e alta se fa strategie e progetti non se occupa pezzi di società. Credo che questo vada fatto contribuendo a mettere insieme quel pezzo di classe dirigente che queste cose le sostiene da sempre e quel pezzo di classe dirigente diffusa che ogni giorno si misura su queste cose. La condizione di oggi è una condizioni di assoluta anormalità rispetto a qualsiasi altro contesto. Smettiamo di chiedere solo alla politica la soluzione dei problemi della città, dobbiamo farcene carico noi. E' questa assunzione di responsabilità che ha pagato la nostra scelta, in Confindustria, di dire no alla mafia. Credo che oggi a Catania ci sia una società subordinata, assuefatta al degrado. Per superare questa condizione ci vuole una società libera, autonoma, forte, ma bisogna bandire ogni autocelebrazione passando per un'autocritica severa e feroce".
MUSUMECI: NO AL BENALTRISMO E SI' A NUOVA LEGGE ELETTORALE. "Possiamo immaginare un progetto a Catania - dice Nello Musumeci - soltanto s c'è il coinvolgimento della città, che deve trovare uno scatto d'umore, ritrovare la coesione pubblica e superare l'arroganza privata. Questa città ha bisogno di darsi un progetto. A cominciare dal suo tessuto urbano. Il regolamentto edilizio è vecchio di 70 anni, il prg è vecchio di 40 anni. Difficile senza un progetto immaginare Catania fra 20-30 anni. La città deve riappropriarsi dei propri quartieri. Negli anni 90 la città era policentrica. Vanno recuperati alla loro vivibilità e sono preoccupato quando sento che nuovi grandi supermercati sorgeranno ai limiti della città. Siamo al dramma se pensiamo che i luoghi di aggregazione devono essere i grandi ipermercati. Stiamo praticando l'eutanasia dei nostri quartieri e dei centri storici".
"Abbiamo il dovere di inventare una politica del decoro urbano, segnaletica, bagni pubblici, immagino un consorzio tra commercianti e operatori per gestire la pulizia della loro zona ed essere esentati per le tasse sulla nettezza urbana, oppure una sorta di associazionismo di periferia incentivato dal Comune. Piccole grandi cose. E dico no al "benaltrismo", cioè il "c'è ben altro a cui pensare". Dobbiamo superare la logica dell'emergenza per capire che oltre ai conti di bilancio occorre dare vita a grandi progetti perché altrimenti la città vive nell'incertezza del suo futuro. Il Bellini Festival è un grande atto di coraggio, ma è impensabile che un solo ente lo porti avanti. Occorre una Fondazione Bellini Festival con la partecipazione di tutti. La crisi si può e si deve superare. In tutti gli altri luoghi in prima fila c'è il Comune. A Catania il Comune già di per se è un problema. Diamo tutti una mano d'aiuto perché il Comune da problema diventi forza di traino. Ma senza l'etica della responsabilità e l'esempio non si va da nessuna parte. Torniamo alle regole prima di chiedere al catanese di fare il difficile mestiere di cittadino. Da qualche anno il sindaco e il presidente della Provincia sono protagonisti di una elezione indotta, i partiti sono tornati a condizionare le istituzioni pubbliche. Se si continua a votare con una sola scheda sarà davvero difficile permettere ai cittadini di scegliere l'uomo piuttosto che l'appartenenza. L'auspicio è che si torni a una effettiva elezione diretta, che il legislatore possa tornare in Sicilia a ridare ai cittadini la possibilità di scegliere il proprio sindaco o il presidente della Provincia. L'incontro di stasera una piccola fiaccola accesa nel buio di una città che non cerca miracoli ma vuole avere restituito il diritto di tornare a sperare".
BIANCO: UN'ALLEANZA TRASVERSALE PER DARE UN PROGETTO ALAL CITTA' CON IL CONTRBUTO DI TUTTI. OGGI PRIMO PASSO. "Trovo già un piccolo miracolo che a Catania s'è tenuta un'iniziativa come questa - conclude Enzo Bianco -. Un segnale positivo, quando in città si offre occasione di confronto sui temi veri Catania risponde. Qui ci sono idee per un Progetto Catania che deve continuare: l'idea del distretto della Sicilia sud oreintale, il tema del trasporto, della mobilità e del governo dell'area e della città metropolitana, che sono cose diverse. Splendida idea quella di Enrico Iachello, a cui mi sento di dare una mano, facciamo fund raising, mobilitiamoci. Ma mi vergogno del fatto che Catania non abbia dedicato una strada anche piccola, a un personaggio che sapeva volare alto come Angelo D'Arrigo, né a lui né a Tur Ferro né a Candido cannavò. Catania non riconosce i suoi figli".
"Oggi c'è un problema - aggiunge Bianco - tutti i progetti vivono se il Comune, la Giunta, il Consiglio recuperano la capacità di governo di questa città. Guardate, il cimitero di Catania è roba da vergognarsi; è così in tutti i campi, dall'abusivismo edilizio, vedi Oasi del Simeto, a quello commerciale. Può una città cambiare tre comandanti dei vigili urbani in 18 mesi e cercare quello nuovo a Milano con una selezione affidata a una società di ricerca del personale. Riconosco al sindaco di avere operato in modo serio per avere evitato il dissesto, ma non mi stanco di dire che ci sono mille iniziative a costo zero che si possono fare. Perché oggi un turista dovrebbe venire? I musei chiusi, sono tornati scippi e rapine, corso Sicilia è una casbah da terzo mondo. Voglio dare un messaggio: questo incontro è stato troppo positivo perché finisca qui. La città ha fame di un'alleanza trasversale - non parlo di una formazione politica perché ognuno resta appieno nella sua identità - che blocchi subito alcune cose che stanno avvenendo: Italia nostra ha denunciato uno scempio che si sta consumando, come quello del porto turistico davanti al Passiatore. Sono favorevole a che si trovi la soluzione a Corso Martiri della Libertà, ma vi pare ammissibile che si distrugga una scuola media per rifarla a pochi metri di distanza in un nodo nevralgico per la mobilità? Ma che razza di pazzia è? Oggi vogliamo che nasca un progetto per Catania che si può alimentare di mille idee, provenienti da tutti, dai cittadini che senza chiedersi che tessera hanno in tasca vogliono il cambiamento e una nuova rinascita per Catania".


