Le parole spesso non bastano per ricordare chi ha fatto bene in vita e adesso ci ha abbandonato. Però ci sono atti e memoria che non vanno dispersi e vanno riconosciuti anche a distanza di tempo. Così l'Unione i ex allievi Don Boscoi dei salesiani delle Salette, nel cuore del quartiere catanese di San Cristoforo, hanno voluto assegnare il premio "Quartiere Vivo" ai familiari di Paolo Berretta, in memoria del vicesindaco di Catania negli anni della primavera etnea in cui Enzo Bianco era primo cittadino.
Così Alfredo Petralia, ex allievo salesiano, ha voluto per questa seconda edizione del premio (andato anche alla memoria di padre Innocenzo Bonomo che tanto ha fatto per il quartiere) ha voluto assegnare il riconoscimento a quello che Paolo Berretta ha rappresentato per questa città: un uomo che ha lavorato con grande passione e responsabilità a migliorare le condizioni di vita dei quartieri più disagiati, come San Cristoforo e Librino in primis. «Dal dopoguerra a oggi la questione San Cristoforo non è stata mai affrontata seriamente, è stato sempre un serbatoio di voti. Il premio costituisce la speranza che qualcosa cambi veramente. Per questo abbiamo deciso di premiare la memoria padre Bonomo per la sua dedizione al quartiere, così come abbiamo indicato Paolo Berretta per l'iniziativa di via Testulla, che riuscì a gavanizzare un gruppo di ragazzi espulsi dalla scuola, che furono aiutati a recuperare. Lui fu ispiratore e promotore di quella iniziativa e attraverso lui intendiamo premiare tutti quelli che fanno volontariato in questo quartiere».
A consegnare il premio, una statua realizzata dall'artista Orazio Ferlito, ai figli di Paolo Berretta, il deputato Giuseppe e Manuela e alla moglie Elisabetta Caponnetto è stato Enzo Bianco, che ha ricordato l'amico e compagno d'avventura negli della rinascita catanese senza celare la stima per la persona e per il suo appassionato impegno.
«La rinascita di Catania negli anni Novanta, da Librino a San Cristoforo, non sarebbe stata possibile senza Paolo Berretta. Una persona eccezionale, a cui mi legava anche una profonda amicizia personale. Un uomo che nella sua azione amministrativa ha coniugato valori come la solidarietà e l'attenzione per gli ultimi alla competenza, all'efficienza, all'onestà - ha detto Bianco - Conobbi Paolo all'Università e da lì comincio un lunga amicizia. - ha rivelato Bianco - Poi nel 1988, quando fui sindaco per la prima volta lo chiamai in giunta come assessore alla Pubblica istruzione, insieme con Franco Cazzola alla Trasparenza. Furono diciotto mesi intensissimi, in cui Paolo predispose un grande piano per l'edilizia scolastica in città. Nel 1993 lo volli come vice sindaco e come assessore ai Lavori pubblici, nonché con una delega politica sui quartieri della città. Paolo si dedicò con grande passione a questo mandato: riuscì a costruire sedici nuovi edifici scolastici, avviando una dura lotta alla dispersione scolastica, realizzando opere di urbanizzazione necessarie a cominciare da Librino, a cui furono destinati 400 miliardi di lire, e impianti sportivi e centri sociali come Villa Fazio».
«Paolo Berretta - ha aggiunto Bianco - aveva doti vere: una onestà indiscussa e indiscutibile, grande passione, una eccezionale conoscenza della città, estrema competenza. Non amava i salotti borghesi, si sentiva più a suo agio nei quartieri disagiati della città e questo è stato il motivo di fondo del suo impegno amministrativo».
«In una lunga stagione durata sette anni - ha detto ancora Bianco - Paolo è riuscito a dare un'impronta alla città, anche se forse non ha avuto la visibilità che meritava. Ma i veri meriti vengono fuori nel lungo periodo e questo premio consegnato ai figli Giuseppe e Manuela e alla moglie Elisabetta Caponnetto è un riconoscimento delle eccezionali qualità di Paolo, che di quegli anni fu protagonista ed esempio. Il suo impegno, e quello di altre due persone eccezionali che facevano parte di quella "squadra" come Antonio Guarnaccia e Rino Battiato, deve essere un insegnamento per il futuro. Da Librino a San Cristoforo - conclude Bianco - il futuro di Catania si gioca nei quartieri più disagiati, sul futuro di tanti ragazzi le cui intelligenze vanno incanalate nel modo giusto per farle diventare risorse di questa città».


