
Nei giorni scorsi il senatore-sindaco Stancanelli si è infuriato perché il senatore Bianco gli ha ricordato che è praticamente impossibile conciliare il doppio incarico tra il Senato di Roma e Palazzo degli Elefanti a Catania. Apriti cielo per il permalosissimo Stanky, ma in realtà non è la prima volta che qualcuno gli ricorda queste difficoltà, anzi la primogenitura è autorevolissima e politicamente vicina allo stesso Stancanelli.
«Adempiere adeguatamente ai due incarichi è difficile per un consigliere comunale - ha sostenuto Enzo Bianco - figurarsi per il sindaco», costretto a stare quattro giorni a settimana su sette nella Capitale per i lavori d'Aula. Figurarsi per il sindaco della nona città d'Italia. Figurarsi per il sindaco di una città con (ancora) gravi problemi finanziari, senza un comandante dei VV.UU., con la microcriminalità che ritorna prepotente, con aziende in difficoltà che licenziano. E ci fermiamo qui.
La reazione velenosa e sopra le righe del sindaco si può spiegare in tanti modi ma il motivo vero è che in questa vicenda Stancanelli ha il carbone più che bagnato. In realtà, infatti, l'argomento in questione non è nuovo ed è nato niente meno che dalla bocca del presidente della Camera, Gianfranco Fini, leader dello stesso partito di Stancanelli, An prima e Pdl oggi.
Siamo in grado di poter dire da fonte certa che in un incontro tra Fini e Stancanelli, avvenuto prima delle elezioni comunali catanesi, il presidente della Camera sostenne che era impossibile conciliare il doppio incarico e l'allora futuro primo cittadino di Catania diede la sua parola che si sarebbe dimesso da senatore una volta eletto a sindaco. Spettatore interessato e presente alla discussione fu Nino Strano (primo dei non eletti al Senato nel Pdl), che in virtù di questa solenne promessa fece una sperticata campagna elettorale per il buon Raffaele, ma dopo qualche mese capì che la parola d'onore non risiede dalle parti del sindaco.
Sono passati venti mesi e di dimissioni neanche a parlarne (anzi si inalbera se qualcuno gliele ricorda) e a questo punto della legislatura probabilmente Stancanelli non avrà più un sussulto di dignità per mantenere la parola data, dimettersi e dedicare il massimo tempo alla città. Insomma ci godremo la sua presenza (solo) per tre giorni su sette. E se fosse meglio così?


