Diciotto mesi fa sono stato eletto al Consiglio Comunale della nostra città, insieme a Lei ed ai colleghi che oggi compongono il massimo consesso civico.
In questo già lungo periodo ho dovuto constatare, con sincera amarezza, che la nostra delicata funzione di rappresentanti del popolo catanese è profondamente svilita. Certo oggi pesa, non solo nella nostra città, la necessità di ripensare i compiti da attribuire ai Consigli Comunali, affinchè possano svolgere al meglio quelle delicate funzioni di indirizzo e di controllo che il Legislatore ha configurato.
Naturalmente non penso a compiti di amministrazione attiva o di cogestione: quelle responsabilità vanno esercitate in pieno dal Sindaco, eletto direttamente e dalla Giunta da lui nominata.
Penso, però, che le scelte strategiche da cui dipende l'assetto ed il futuro della Città vanno adottate dalla massima Assemblea elettiva. E su questo intendo adoperarmi, come Senatore della Repubblica e come Relatore dei disegni di legge sulla Carta delle Autonomie, nei prossimi mesi.
Ma devo registrare, nella nostra città, che a questa difficoltà, si aggiunge una ben più grave incapacità della Giunta e del Sindaco a predisporre e a presentare in Consiglio più volte annunciati provvedimenti di ampio respiro.
Da mesi non sappiamo nulla del Piano Regolatore, la cui influenza sull'economia cittadina è troppo evidente per essere ribadita, del Corso Martiri della Libertà, del riassetto delle partecipate, dell'AMT e della sua crisi, del Corpo dei Vigili Urbani, di un progetto organico di rilancio dell'economia cittadina.
Il Sindaco si è adoperato per evitare il dissesto, ha sicuramente stretto i cordoni della borsa dopo gli anni dell'allegra gestione della Giunta Scapagnini; ma delle mille iniziative che si possono assumere a costo zero non vi è traccia. Risulta persino difficile fissare una seduta del Consiglio per la doverosa Relazione sull'attività svolta.
Si aggiunga, senza alcuna polemica, che il Sindaco riveste come me contemporaneamente la delicata funzione di Senatore della Repubblica. Trovo io stesso qualche seria difficoltà ad assicurare una presenza assidua alle riunioni del Consiglio!
Sono sinceramente convinto che le due funzioni non possono essere svolte insieme e che, anzi, vi è una evidente incompatibilità. Così nel 1993, eletto sindaco della nostra città, immediatamente mi dimisi dalla Camera dei Deputati. Il Senato, sta iniziando l'esame del DDL che sancisce in modo esplicito anche questa incompatibilità.
Avevo preannunciato che, in assenza di iniziative di ampio respiro, avrei rinunciato a svolgere le funzioni di Consigliere Comunale. Purtroppo il tempo è trascorso inutilmente, come spesso capita nella città in cui all'allegra ed operosa capacità distruttiva della Giunta Scapagnini (che ha trasformato la città in una casbah) si è sostituita la prudente e pensosa inattività della Giunta Stancanelli che neanche gli annunciati Stati Generali ( in cui il Consiglio non è coinvolto) interrompono!
Continuerò, Signor Presidente, a seguire non solo come Senatore i problemi della Città. Ed anzi starò vicino al Consiglio Comunale, anche dai banchi del pubblico, tutte le volte in cui sarà chiamato - spero - ad assumere decisioni importanti.
Ed anzi il mio impegno per la città che amo crescerà ancora.
A Lei un sentito ringraziamento non solo per il garbo con cui assolve alla Sua delicata funzione, ma anche per il tentativo di guadagnare al Consiglio prestigio e rispetto; e per una certa autonomia che alcune volte ho apprezzato.
Buon lavoro a Lei e ai Colleghi di tutti i gruppi a cui rivolgo un affettuoso augurio di assolvere al meglio quella nobile funzione a cui siamo stati chiamati e che è preziosa e insostituibile palestra di democrazia.


