Approfitto dell'articolo "Stancanelli e Bruno esperti di risanamento" già uscito su questa testata, per parteciparvi alcune ulteriori riflessioni che contribuiscono ad integrare l'affresco sulla pessima situazione in cui versa il Comune di Catania. Tutto parte da un quesito aritmetico: quanto fa 50 - 66 = il risultato è -16. E tanti sono i presunti milioni del CIPE che il Sindaco Stancanelli ha già "speso" ancor prima di averli in cassa, operando un magheggio che al confronto Il mago Silvan si dovrebbe mettere la busta del pane in testa e rintanarsi in casa per la vergogna.
E non finisce qui, infatti, mentre si trovava con la bocca incautamente aperta (come è suo uso nelle questioni che riguardano i "numeri"), ha pensato di rincarare la dose elargendo virtualmente soldi alle cooperative sociali, all'AMT, a buona parte dei fornitori nella qualità di creditori pregressi poliennali e dulcis in fundo, a quegli sventurati che forniscono energia elettrica per la pubblica illuminazione (perché sennò le rinsecchite luminarie se le poteva scordare).
Allora mi vien da pensare: il signor sindaco c'è o ci fa? Perché penso che nessun amministratore pubblico può essere così incauto da dichiarare queste panzane! Infatti, questi 50 milioni presunti rappresentano solo un ventesimo del miliardo di debiti di cui soffrono le casse del Comune di Catania. Tutto il resto (e parliamo di più della metà) sempre debito è, sono sempre soldi di cui noi dobbiamo aver conto perché per i cittadini non esiste chi c'era prima o dopo, esiste solo un signore che ha presentato una candidatura a sindaco, è stato eletto e deve dare conto di tutto quello che fa nelle sue funzioni pubbliche.
Ma è possibile che nessuno gli ha mai spiegato come funziona la finanza pubblica? Come può lontanamente pensare di salire in cattedra (come ha fatto), per spiegare a chi di numeri se ne intende come gli stessi vanno gestiti? Come si può presentare dopo le "male fiure" che ha "accucchiato" nelle sue scorribande televisive e telefoniche fuorionda? Purtroppo non riesce ad essere talmente onesto con se stesso da riconoscere le sue mancanze. Sarebbe meglio sia per lui che per tutti noi catanesi che in attesa del prossimo sindaco, ce ne potremmo finalmente fare una qualche ragione anche al fine di risparmiare l'immancabile travaso di bile nel caso continuassimo a considerarlo adeguato al ruolo che ricopre.
E se malgrado tutto, miracolosamente rimarrà in sella dopo le elezioni regionali di marzo prossimo (quando probabilmente ci sarà un regolamento di conti politici nei confronti del suo vate Lombardo), è meglio che già sin da ora si iscriva a qualche corso (anche per corrispondenza) di economia domestica che, nel suo caso, gli necessita urgentemente sia per oggi che è un amministratore pubblico in carica che in futuro quando difficilmente potrà ritornare ad esserlo.
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