"Villa Bellini, interventi sì, ma senza stravolgerla"
di Vittorio Romano*
La Carta di Firenze del 1891, meglio conosciuta come carta italiana dei giardini storici, all'articolo 15: "Prima di toccare una sola pietra, bisogna discuterne collegialmente. Qualsiasi modifica, in ogni caso, deve preservare la storicità del giardino".
Parte da qui il cavaliere Ettore Paternò Del Toscano, decano dei paesaggisti d'Italia, assai apprezzato anche a livello internazionale, per parlare della Villa Bellini che definisce "il giardino storico di Catania". Che, come tale, va tutelato e preservato".
La Villa Bellini, secondo il progetto del Comune, è destinata a cambiare volto.
Grazie a 19,5 milioni di euro provenienti da Agenda 2000. Cifra che fa venire i brividi al cavaliere Paternò. "Da sessant'anni mi occupo di Giardini. Il "Bellini" negli anni ha subito delle modifiche, a volte anche un po'kitsch come l'orologio all'ingresso principale. Ma mai nessuno si è permesso di stravolgerlo. Oggi versa in uno stato di degrado ed avrebbe bisogno di un'opera di manutenzione straordinaria fatta da abili giardinieri, di un nuovo e moderno impianti di irrigazione, di una vasca per la raccolta dell'acqua, dell'apporto di terricci vegetali per curare le zone in pendenza, di nuove essenze mediterranee.Tutto questo comporta una spesa, è vero, ma non certo di 40 miliardi di vecchie lire-. Una buona parte di questi soldi, infatti, potrebbe essere messa da parte per continuare negli anni la manutenzione del Giardino".
Al cavalier Paternò del Toscano, presidente onorario dell'Etna Garden Club, l'associazione culturale che da 28 anni si occupa di studio, diffusione salvaguardia del verde, non piace affatto l'idea del laghetto artificiale, che, secondo il progetto del Comune, dovrebbe sorgere dove c'è il grande piazzale al centro del giardino. "Quello che è da sempre il luogo di aggregazione. E tale deve rimanere".
Perché, invece di pensare ad opere improponibili, non si sfrutta lo spazio per organizzare più spesso eventi culturali come mostre o concerti? Nell'idea del Gravina, che fece il primo progetto della Villa Bellini, esso era denominato "pianta del Giardino per passeggio". Ecco, il comune dovrebbe rispettare l'originaria concezione. Utilizzando il denaro per la manutenzione che, in un luogo storico come questo, si fa in punta di piedi".
Le proposte del cavalier Paternò sono condivise dagli altri membri dell'Etna Garden Club, con lui riuniti.. Secondo loro, l'idea del laghetto sarebbe poco originale", visto che "una vasca uguale esiste in un parco alla periferia di Parigi. In spazi molto più estesi che giustificano un lago così grande. Nel centro di Catania sarebbe del tutto fuori luogo".
La voce del cavalier Paternò è autorevole. Persino il brasiliano Roberto Burle Marx, uno dei più grandi architetti di verde mai esistiti da poco scomparso, quando nel settembre del '91 fu ospite a Villa Paternò, a S.Agata Li Battiati, gli diede atto di avere realizzato nella sua vita "giardini che hanno un grande equilibrio. Come quello di questa splendida villa".
E infatti, dice il cavalier Paternò, "un giardino è come un abito usato al quale si è molto legati sentimentalmente. Deve trasmettere serenità, armonia".
E perché ciò succeda, deve essere equilibrato".
Ma autorevole è anche la voce dell'Etna Garden Club, che chiede un confronto con le istituzioni e i cittadini, così come previsto dalla Carta di Firenze. Un confronto "che possa salvare e tutelare l'unico giardino storico della nostra città".
articolo pubblicato il 25 giugno 2004
25/06/2004


