
La vicenda umana di un imprenditore assurto a simbolo della ribellione contro il sopruso delle estorsioni si intreccia con le pietanze della tradizione culinaria siciliana. Il risultato? "Ricette di legalità" (Novantacento edizioni) un ricettario firmato da Andrea Vecchio che è una sintesi di ingredienti per piatti siciliani e per una vita entro le linee della legge. Il libro è stato al centro dell'incontro di lunedì 23 novembre nell'aula magna "Santo Mazzarino" del Monastero dei Benedettini, nell'ambito del ciclo promosso dalla facoltà di Lettere e Filosofia "Conversazioni in Sicilia". All'incontro con l'autore - coordinato dal giornalista Andrea Lodato e inaugurato dal preside Enrico Iachello - hanno partecipato, il presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello, la giornalista Elvira Seminara, il sen. Enzo Bianco e l'attore Vincenzo Pirrotta.
C'è un filo che lega le ricette culinarie di Andrea Vecchio alla sua ricetta di vita? Forse si, senz'altro c'è una scelta di fondo: l'amore un po' rigoroso per gli ingredienti genuini, tutti siciliani, tutti da ricercare in loco, quanto l'amore rigoroso per la sua professione e per la sua dignità di imprenditore e cittadino che non si presta a quella disgustosa commistione di connivenza - per scelta o per necessità - che l'accettare di pagare il pizzo impone a chiunque ceda alla minaccia della criminalità organizzata.
Così il libro di Andrea vecchio "Ricette per la legalità" è un racconto di vita, che mette insieme due passioni dell'autore. Da un lato quella per la buona tavola, senza la pretesa di fregiarsi del titolo di chef, piuttosto quella della famiglia che ritrova in tavola il sapore autentico della comunità, della forza del gruppo, della condivisione di scelte e momenti difficili da smorzare nel sapore autentico della cucina fatta come si deve, dalla ricerca degli ingredienti di stagione del territorio a una preparazione che non eccede in misure e in grassi. Dall'altro quello per il suo lavoro, imparato con pazienza e abnegazione negli anni, sin da giovane. Una gavetta familiare e lavorativa che nasce da un'educazione spartana e severa, che però ha insegnato all'autore il valore delle cose e dell'integrità morale. Un valore che vecchio ha trasmesso ai suoi figli, cresciuti a "pane e calce", nonostante gli studi universitari e le esperienze fuori Sicilia.
Ecco il quadro di un libro gradevole che dipana il racconto di momenti angoscianti e terribili come le richieste di pizzo, le minacce alla forza e all'unione della famiglia, e ai momenti di restituita serenità che donano le piccole gioie quotidiane come quella di mettersi a cucinare un piatto buono e genuino per la famiglia o gli amici.
E oltre alle ricette decisamente da conservare e replicare (interessante il risotto di funghi porcini, senza aggiunte di burro, o la pasta con i caliceddi o coi broccoli, o gli spaghetti ai ricci, tanto per citarne alcune) con inaspettata leggerezza che non toglie drammaticità ai fatti e gravità al fenomeno, Vecchio riesce a raccontarci e mettere a nudo quello che nessuno dice e racconta: come cioè funziona la macchina del pizzo e dell'estorsione e come questa si può sconfiggere o comunque a questa si può resistere. Senza essere eroi o supereroi, a costo di vedersi bruciati mezzi e intimiditi gli operai a suon di botte, a costo di lottare contro la paura e l'angoscia, contro la paranoia di vedersi minacciati in prima persone e negli affetti più cari: "sappiamo dove vanno a scuola i tuoi figli".
Un racconto degli episodi subiti, dal primo nel 1982, superato grazie al consiglio di un amico e del capitano dei carabinieri piazzando semplicemente una segreteria telefonica, a quelli più duri, ai colloqui anche accesi con gli estortori affrontati di faccia, senza concedere loro nulla, agli attentati, allo scoramento dei momenti difficili, tutti affrontati e superati - come dice l'autore : "fino ad oggi ho superato tutte le difficoltà" - con la forza di volontà, con una moralità rigorosa, con la fiducia nelle istituzioni anche quando prospettavano soluzioni a prima vista "pericolose".
Andrea vecchio ci racconta il "procedimento" del pizzo: dalla immancabile tanica di benzina con la scatola di fiammiferi appesa, al presentarsi di due uomini in cantiere o in ufficio con la richiesta di "mettersi in regola" perché altrimenti l'impresa "non può lavorare". E' l'immaginifico comune del pizzo che si fa realtà, l'allusione, il consiglio "per il suo bene", la minaccia, l'arroganza, la rabbia davanti al soggetto che non cede al ricatto.
Un libro che in 90 pagine testimonia il grande amore di Vecchio per questa terra, per i suoi cari e per sua seconda famiglia che è l'impresa con tutti i 250 operai, uniti, compatti contro gli estortori di turno. Con il grande rispetto per le istituzioni, unico e vero baluardo per difendersi dal sopruso e da un sistema difficile. C'è la speranza nel libro di vecchio, dettata dalla consapevolezza che si può dire di no, che qualcosa è forse cambiato, che c'è chi - dalle istituzioni alle forze dell'ordine a Confindustria e associazioni di categoria - oggi ti sta vicino in questa battaglia. Che per dura che sia, vale la pena di essere combattuta, facendo della quotidianità, degli affetti, delle abitudini, delle proprie passioni, della buona tavola che tra amici o nei momenti difficili è un piacere che ti aiuta a superare differenze, scontri, antipatie e tutti gli ostacoli della vita, un motivo in più per non mollare e godersi la vita con la coscienza pulita.


