Villa Bellini,
chiusa per quanto?
di Tiziana Campo
Ogni appalto che si rispetti ha una data di inizio a cui corrisponde una data di fine dal valore vincolante, ma Catania è l'eccezione. Così è accaduto per il nostro - quasi unico - polmone verde, il Giardino Bellini, quello che i catanesi chiamiamo affettuosamente "'a Villa". L'Assessore ai Lavori Pubblici Coppa: «il ritardo non è colpa nostra, ma l'abbiamo ereditato». Il comitato Sos Villa Bellini: «le responsabilità devono venire fuori».
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La storia infinita dei restauri e delle opere di miglioramento dei monumenti catanesi. Solo così può essere definita la situazione dei cantieri aperti nella nostra città per il recupero e il restauro delle nostre bellezze. Ogni appalto che si rispetti ha una data di inizio a cui corrisponde una data di fine dal valore vincolante, ma Catania è sempre l'eccezione.

Così è accaduto per il nostro - quasi unico - polmone verde, il Giardino Bellini, quello che noi catanesi chiamiamo affettuosamente "'a Villa", fortemente voluto, nel Settecento, con labirinti, siepi, fontane, statue, zampilli, dal Principe Ignazio Paternò Castello di Biscari; poi acquistato dal Comune di Catania dagli eredi del Principe; quindi ripensato dall'architetto Landolina, che ne dispose l'ampliamento. La Villa divenne uno dei luoghi più amati dalla cittadinanza, che vi si recava con i bambini per godere del suo verde, dei fiori che lo coloravano, degli animali che lo popolavano. A partire dalla metà degli anni Settanta, cominciò il lento ma inesorabile declino. Gli animali scomparvero per varie cause (non da ultimo per atti di vandalismo); la cura del verde venne progressivamente ridotta perché troppo esosa. Ovunque transenne e zone off limit ne mostravano abbandono e decadenza. Poi, finalmente, la bella notizia: l'approvazione del progetto per il "Recupero e la e valorizzazione del verde storico "Giardino Bellini" per una migliore fruibilità anche ai fini ludico-spettacolari".

Come si legge nella sintesi della relazione al progetto esecutivo, "L'intervento, in fase di realizzazione, è mirato alla riqualificazione di tutte le componenti naturali ed artificiali del giardino con l'obiettivo di recuperarne l'identità storica ed artistica valorizzando l'immenso patrimonio monumentale, artistico, paesaggistico che lo caratterizza; è mirato anche a migliorare la qualità della fruizione". Un'opera quasi mastodontica di ripristino e rivalorizzazione, dunque, peraltro doverosa per un patrimonio storico artistico tanto significativo.

Il ritardo nella consegna dei lavori: di chi la colpa? I lavori avrebbero dovuto essere ultimati entro ottobre, ma così non è stato. Non si sa bene quando la cittadinanza potrà rientrare in possesso della sua amata Villa. Abbiamo chiesto all'Assessore ai Lavori Pubblici Coppa di spiegarci le ragioni di questo ritardo. "Voglio puntualizzare - spiega l'Assessore -  che questo slittamento non è assolutamente dipeso dal Comune. Quest'amministrazione ha ereditato questa situazione, che doveva essere ultimata entro ottobre. La mancata consegna è dipesa da motivi burocratici e da ragioni addebitabili all'impresa, non a noi, lo ribadisco. Queste responsabilità furono poi accertate, ma, a causa di esse e dei conseguenti ritardi , si perse tempo  e - continua l'Assessore Coppa - abbiamo potuto rendicontare interventi solo per 12 milioni, rispetto ai 15 milioni di euro previsti. Abbiamo in sostanza perso 3 milioni di euro, che si spera di poter recuperare attraverso il capitolo delle risorse liberate dalla Regione. Se così non fosse - garantisce l'Assessore - c'è da parte nostra un serio impegno nel reperire risorse per ultimare i lavori, impegno che assumiamo pur non avendo alcuna responsabilità, essendo errori del passato". Ci chiediamo: ma se la responsabilità è da addebitare alla ditta, perché il Comune non si rivale su questa per il ritardo nella consegna e soprattutto per la perdita dei fondi conseguenti al ritardo stesso? L'Assessore ci ha risposto affermando che "è un'ipotesi che l'amministrazione sta valutando, ma siccome la posizione della ditta non è dipesa né dalla ditta stessa, né dall'amministrazione, ma per effetto di terzi, potrebbe corrersi il rischio che richiedere un risarcimento alla ditta, possa risolversi in un buco nell'acqua. È una'ipotesi che comunque l'avvocatura sta studiando".

Le perplessità del gruppo dei "cittadini per la verità su Villa Bellini": "Vogliamo chiarezza!"

Intanto un gruppo di cittadini, che si è identificato come "cittadini per la verità su Villa Bellini", lancia un grido di aiuto e verità, chiedendo a gran voce un  "sosVillaBellini". Abbiamo parlato con Alfio Lisi, che si è fatto portavoce delle perplessità di tutti coloro che attendono un po' di chiarezza. In merito alle dichiarazioni dell'Assessore Coppa sulle responsabilità del ritardo in capo alla ditta e a terzi e non certo all'amministrazione comunale, Lisi dice che "queste dichiarazioni  potrebbero essere considerate, se confermate, un primo passo verso la verità sui fatti, visto che da mesi il silenzio sui lavori della Villa  regnava sovrano all'interno delle mura di Palazzo degli Elefanti; silenzio rotto solo grazie ai sit-in e alle denunce dei cosiddetti  "cittadini per la verità su Villa Bellini" di cui faccio parte. L'Assessore Coppa - continua Lisi - lo scorso 4 novembre (a seguito del primo sit-in all'interno della Villa),  intervistato da una giornalista del Giornale di Sicilia, dichiarava, apertamente e per la prima volta, che i lavori nella Villa non erano terminati alla scadenza del  30 giugno 2009 in quanto gli oltre 12 milioni, stanziati (così nel rispetto della gara d'appalto) e destinati al completamento dei lavori della Villa, erano stati tutti spesi e, dunque, per finire tali lavori ci voleva un altro milione e mezzo di euro. Aggiungeva inoltre che, solo dopo aver trovato tali soldi, i lavori potevano continuare prevedendone la interminabile fine entro il giugno 2010, ossia dopo un anno esatto dalla proroga al giugno 2009. Dico proroga - specifica l'intervistato - perché di proroga si tratta, in quanto il POR 2000-2006 prevedeva la fine dei lavori entro ottobre 2008 e la rendicontazione definitiva entro lo stesso anno, pena la perdita dei finanziamenti". Lisi specifica e puntualizza inoltre che "lo stesso Assessore, intervistato da La Sicilia solo cinque giorni dopo (ossia lunedì 9 novembre) aumentava  anzi raddoppiava la somma che secondo lui sarebbe servita per completare i lavori, cioè da un milione e mezzo a tre milioni". Da non sottovalutare, a parere di Lisi, un altro aspetto non secondario, concernente la pubblicazione del bando di gara: "L'Assessore dovrebbe pure sapere che esistono anche gravi problemi riguardo la pubblicazione del bando di gara in quanto, e non mi risulta che nessuno lo abbia smentito, sarebbe stato pubblicato solo sulla Gazzetta Ufficiale Italiana e non su quella Europea così come previsto. Se quest'altro aspetto risultasse vero, il Comune dovrebbe restituire alla Commissione Europea gli oltre 12 milioni di euro che sarebbero stati già spesi, che peraltro, viste le visibili condizioni di degrado e abbandono in cui versa la parte chiusa al pubblico e transennata, non sarebbero bastati a completare i lavori".

Una perplessità viene espressa da Alfio Lisi: "Quando sento dichiarare che il problema è stato ereditato, spero che queste affermazioni siano involontarie. È, infatti, come se si parlasse di due città diverse, mentre si tratta sempre di Catania. Ricordo - prosegue - che l'attuale Capo di Gabinetto del Sindaco è non solo la progettista del recupero della Villa Bellini, ma è anche il Direttore dei Lavori, progettista assunta da anni con un contratto a tempo determinato, come qualcuno dice, di oltre cento mila euro l'anno (speriamo che non sia vero!)".

Il portavoce del gruppo dei "cittadini per la verità su Villa Bellini", lancia un monito: "Se delle responsabilità in questa sorta di ennesima Waterloo, non solo della Villa ma della stessa città,  vi sono, e non possono che esserci, debbono uscire subito fuori. Chi ha sbagliato (sia stata l'Impresa o la progettista o il Direttore dei lavori o gli altri tecnici o coloro che si sono occupati del bando di gara e così via) dovrà, o dovranno, coprire le spese per il completamento dei lavori. Questo dovrebbe valere - continua - anche nel caso che, facciamo i debiti scongiuri, gli oltre 12 milioni di euro dovranno essere restituiti all'Unione europea a causa del non completamento dei lavori alla scadenza imposta e/o per l'errore nell'espletamento della gara. La cosa che è certa a tutti - ammonisce correttamente Lisi - è che tali danni non dovranno in alcun modo essere pagati dai cittadini catanesi contribuenti, ma neanche da quelli europei di cui siamo parte integrante. Sarebbe un furto!".

Attendiamo tutti delle risposte. Attendiamo di conoscere la verità. Ma soprattutto attendiamo di vedere la nostra città rifiorire, valorizzata al punto da poter esprimere le sue enormi potenzialità, troppo spesso transennate in cantieri infiniti a causa di responsabilità di difficile accertamento, di empasse burocratiche o di altre ragioni talora arcane e misteriose. Nessuno spirito polemico il nostro, nessuna critica fine a se stessa. Siamo anche noi cittadini desiderosi di un po' di chiarezza, speranzosi di poter passeggiare nelle zone della città che ci appartengono e di cui siamo fieri, senza dover sbirciare tra i buchi delle recinzioni per poter vedere cosa è rimasto dei fasti della nostra Catania.

 

 



13/11/2009
di Nino Milazzo
Le chiamano categorie di riferimento. Sono le aree protette dei partiti, quelle che nel tempo hanno fatto dell'Italia un arcipelago di corporazioni e di poteri lobbistici. La politica le presidia tutelandone i privilegi e le posizioni di vantaggio, in qualche caso monopolistiche, per averne in cambio l'appoggio elettorale...
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Flexsecurity. Per il senatore Bianco il punto «non è l'attacco all'articolo 18». Sul tema anche in Sicilia è scontro tra sindacati e imprenditori. L'articolo pubblicato dal "Riformista"
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di Nino Milazzo
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di Nino Milazzo 
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