
Il periodo di rodaggio del Sen. Stancanelli a capo dell'Amministrazione cittadina è finito. Al suo posto assistiamo ad un progressivo e diffuso lamento sulle disgrazie e le colpe degli altri, tutti quegli altri che non sono lui e che a suo dire, sono la genesi dei suoi mali come amministratore pubblico.
È ormai da un anno che ci scodella la favola dei 140 milioni, denaro che è passato (come le sue promesse) dallo stato solido a quello aeriforme.
E che dire di tutte quelle iniziative che ha adottato d'imperio, spesso contro il volere dei cittadini, a partire dalla ZTL e sino ad arrivare alle improbabili dichiarazioni di risanamento della disastrosa situazione economica della città. Oggi sappiamo che quelle dichiarazioni erano tali ovvero: solo parole, al punto che "interrogato" dai Professori contabili, è stato rimandato perché non aveva fatto i compiti sulle municipalizzate.
Il sistema anarco-podestale che ha instaurato, sino ad oggi ha prodotto solamente delle decisioni che non rispecchiano assolutamente le istanze dei cittadini. Infatti, sono state solamente il frutto dei suoi personali convincimenti che rappresentano lo scollamento e la distanza abissale che intercorre tra il sindaco virtuale e la realtà quotidiana.
Ma Lui è sicuro che il bene della città passa attraverso i suoi convincimenti? E se sbagliasse? (e sbaglia), se il bene fosse diverso per forma e sostanza da quello che lui immagina, come rimedierà a queste pantomime decisionali che ha messo in scena?
Addirittura mi sorge il dubbio che non abbia contezza di quali sono gli effettivi limiti territoriali di questo Comune perché, raramente e solo incidentalmente, è stato avvistato nei quartieri periferici (vedi Librino e s. Giovanni Galermo) e quando è successo, la gente si chiedeva chi fosse costui.
Insomma, è davvero convinto che questi quartieri che per estensione ed istanze concorrono addirittura con dei veri e propri comuni, possano essere lasciati nelle mani (per quanto volenterose) dei consiglieri e presidenti di municipalità?
Evidentemente non è informato perché la comunicazione e il confronto gli fanno difetto in quanto, probabilmente, non comunica neanche con se stesso e quando lo fa pubblicamente spesso sbaglia; arrivando addirittura ad arringare i rappresentanti della società civile che giustamente gli chiedono conto del suo operare (per es. l'incontro a città insieme). Lui preferisce decidere da solo tanto, di quello che pensano i cittadini, non gliene frega assolutamente nulla.
I catanesi non sono un popolo di persone abituate all'imposizione. Per conquistare il consenso bisogna convincere, coinvolgere, condividere e confrontarsi. Solamente in questo modo, umilmente, può distribuire le responsabilità che verranno condivise, sulle scelte ed attuare attraverso una verifica preventiva degli effetti sulle decisioni future.
La verità è che lui sconosce la città ed i cittadini e di conseguenza non ha idea del comune pensare e inoltre non pare adeguato nella gestione di un ente complesso come la nona città d'Italia. E non riesco a convincermi del contrario neanche ricordando la sua attività di assessore regionale perché, come ben sappiamo, Palermo è mare grande e tutte le inefficienze vanno a finire nella pentola comune del carrozzone rappresentato dall'Ente Regione.
Allora che si fa? Magari potrebbe fare un bagno di umiltà e cominciare a parlare con i catanesi con rinnovato spirito, da un punto di partenza diverso che non è quello che ha adottato sino ad oggi.
Catania ed i catanesi sono impietosi, non danno credito a chi non li considera e se traditi nelle aspettative (e Stancanelli aveva presentato un programma elettorale che gli ha dato credito vincolatamente alla trasformazione delle buone intenzioni in fatti compiuti), puoi considerarti definitivamente confinato in tribuna e quindi neanche tra le riserve.
Forse il sindaco Stancanelli si è accorto di tutto questo (anche se ne dubito) e malgrado ciò rimane tranquillo perché, alla fine, la poltrona romana per lui è sempre calda anche se, rispetto ad altri rappresentanti del popolo eletti al senato, non rappresenta un fenomeno di profitto (sarei curioso di poter citare un suo intervento in aula). E ci sarà un momento in cui bisognerà fare i conti con questa indolenza e con gli elettori.


