In questi giorni i partiti che hanno dato vita alla Lista Prodi si stanno esercitando nell'attività che preferiscono: lo psicodramma. Siccome non hanno ottenuto più del 33% dei voti (un risultato che era davvero difficile da raggiungere visto che storicamente in politica uno più uno non ha mai dato due ma sempre meno, il simbolo unico disorientava gli elettori, le gelosie interne, una linea politica non chiarissima, etc.) allora si comportano come se avessero perso. Eppure c'è chi ha perso davvero: Berlusconi.
Non voglio certo minimizzare le nostre difficoltà ma il Cavaliere ha perso voti e ha perso credibilità. La sua linea politica è stata sconfitta, le sue proposte bocciate, la sua maggioranza traballa. Di questo, allora, si dovrebbe parlare e invece si vive collettivamente lo psicodramma dei riformisti. Allora sarebbe bene ricordare che Berlusconi ha veramente fatto di tutto e di più per non finire sotto il 25% dei voti delle europee '99, per non parlare del 29% delle politiche 2001, e per non essere travolto dal centrosinistra nelle amministrative.
Pensando di avvantaggiarsi del traino del suo nome e della figura istituzionale di Capo del governo, ha accorpato europee e amministrative negli stessi due giorni, facendo votare per la prima volta gli italiani, di sabato; si è candidato come capolista nei cinque collegi delle europee pur non potendo essere eletto; ha trascinato e mantenuto l'Italia nell'avventura irachena, al solo scopo di dimostrare che era il campione di un atlantismo anni '50 contro la maggioranza dei governi europei e contro i partiti del centrosinistra (pensando così di schiacciare questi ultimi in una posizione antiamericana e c'è quasi riuscito);
ha fatto il finto congresso di Assago (ma per la verità non ne ha mai fatto uno vero perché Forza Italia è molto più un'azienda privata che non è un partito) in piena campagna elettorale e a ridosso dell'apertura delle urne (pratica sconosciuta ai partiti della Prima Repubblica);
ha chiesto a Bush di venire a Roma per celebrare il sessantesimo della Liberazione, a pochi giorni dal voto e nonostante (o proprio per questo) gli evidenti rischi di incidenti di piazza;
ha utilizzato al di fuori di ogni regola democratica il suo ruolo di Capo del governo per invadere tutti gli spazi radiotelevisivi, relegando le opposizioni in un angolo;
è arrivato a spedire milioni di inutili sms sui telefonini per vincere la tendenza all'astensionismo che, secondo gli esperti, avrebbe penalizzato soprattutto Forza Italia; ha speso una quantità di denaro superiore alla somma di tutto quello che hanno speso gli altri partiti di maggioranza e opposizione insieme; ha continuato a fare incredibili promesse sul taglio delle tasse per tutta la campagna elettorale e infine è arrivato a fare un comizio sulla porta del suo seggio elettorale (comizio illegale che in un sussulto di dignità e di buon senso, è stato censurato anche dalle sue tv).
Ha fatto tutto questo, eppure ha perso. Ma è stata sconfitta complessivamente anche la sua maggioranza sia in termini di seggi che di voti. E ha straperso le elezioni amministrative.
Inoltre quel poco che hanno raccolto in più i suoi alleati di governo, non compensa assolutamente la débacle di Forza Italia, ma soprattutto ora gli si ritorce contro. Già perché il successo relativo di An, Lega e Udc rende ancora più debole la sua leadership, appanna definitivamente il suo carisma di vincente.
Lo vediamo già in questi giorni con le richieste, tutte legittime ma confliggenti, dei suoi alleati. Fini chiede più collegialità, cioè di avere voce in capitolo nelle scelte economiche, a scapito del fantasista di via XX Settembre, Giulio Tremonti.
Follini fa una richiesta analoga e come Fini, chiede per l'Udc, maggiore visibilità'. La Lega, in cambio dell'apparentamento ai ballottaggi delle amministrative, ha chiesto e ottenuto, impegni precisi sul federalismo.
Perfino De Michelis ha chiesto più visibilità' oltre che, e questo è davvero ridicolo, di cambiare il nome della maggioranza levando la parola destra'. Una situazione sul filo della crisi, tant'è che subito, alla riapertura della Camera, due provvedimenti molto importanti come la riforma dell'ordinamento giudiziario e di quello bancario, si sono bloccati in aula e sono stati rinviati alle calende greche. Difatti manca ancora un accordo politico e così i 100 parlamentari di maggioranza alla Camera e i 50 al Senato, diventano un'entità virtuale.
Una situazione che può essere superata solo facendo ricorso al voto di fiducia, uno strumento, che se reiterato troppe volte, rischia di ritorcersi contro chi lo usa.
Ecco dunque che lo stesso Berlusconi, è scomparso di scena. È silente dal 14 giugno, com'è giusto che sia per chi le elezioni le ha perse. Lui le ha perse, non noi.
Segretario Provinciale SDI*
23/06/2004


