Non sono bastati all'interno del centro-sinistra per capire il senso di una vittoria che i media locali fingono di non notare, rilanciando invece le sagre organizzate per successi tristemente provinciali. Non sono bastati per analizzare correttamente il senso e le ragioni del successo politico della candidatura di Ferdinando Latteri, che ottiene tanti voti quanto il presidente della Regione ed è il più votato a Catania.
Inutile girarci attorno, queste elezioni hanno dato un segnale chiaro per affermare che in Sicilia la gente del centro sinistra esiste e va a votare, ma che la politica del centro sinistra è timida, si chiude in casa e non sa come rilanciare sui suoi consensi.
Non ci sono spiegazioni che giustificano il silenzio sui primi (togliendo gli "abusivi" - nel senso dell'intenzione alla candidatura vera - Fini, Berlusconi e Cuffaro) cinque candidati più votati in Sicilia. Perché questi sono dell'Ulivo e questo è un dato certo.
E' un silenzio mediatico? Il centro sinistra sta subendo l'aggressione sui media e non si riconosce più se non si vede in Tivvù? Qui c'è un paradosso: a destra si festeggia alla grande un risultato concentrato in un'area definita e nella media su quella restante (la Sicilia e la Sardegna). Si festeggia un insuccesso. E' così, quando il risultato di una raccolta è territorialmente disomogeneo, sia che vendi spazzole per sciampisti, sia che hai piantato zibbibbo.
A sinistra si tace per un "ranking" che, se non paga sui seggi conquistati, è molto gratificante se valutato nella strategia complessiva. Cinque candidati "over the top" che rappresentano le diversità della Lista Unitaria, le differenti culture politiche, le difformi tradizioni di un progetto che ha un senso solo se frutto di contaminazioni e di differenziazioni. Cinque candidati che, unendosi, subivano la scure di una scelta che avrebbe tagliato di due terzi le potenzialità di raccolta dei tre partiti. Meno candidati meno voti: o no?
Il successo si saluta. Da qualche parte del mondo, dove la competizione è vita ed energia si parla di "Ambush Marketing" ("marketing da imboscata" o "parassitario"); avviene quando qualcuno sfrutta l'evento di altri per promuoversi. Se vuoi fare "ambush" ti devi mettere un cappellino con la marca di una bevanda energetica e poi passi per il green di un club di golf durante un colpo di Tiger Woods. Se sei fortunato e hai qualche media "consenziente" gli hai fregato un sacco di soldi e ti se fatto vedere in cinque continenti.
E' questo ciò che sta avvenendo. Il silenzio del centro-sinistra fa il gioco dell'avversario che festeggia con pizza in piazza e si frega lo sponsor. Cosa fare? Festeggiare anche noi? Certo, immediatamente. Organizzare incontri, riprendere il dialogo, ascoltare la gente. Capitalizzare il successo e non fermarsi per pensare di trovare solo il prossimo sindaco di una città.
Aldilà dei tecnicismi da segreteria di partito, il successo di Fava, Cocilovo, Latteri e Marziano non ha e non può avere un'unica regia. E' la sintesi di una ricerca elettorale che parte dal basso e intercetta ciò che la politica ragionata non riesce più a dare: il senso della società che cambia e che vuole risposte su temi che non sono più concentrati in un'area, ma hanno bisogno di contaminazioni culturali per emergere e ritrovarsi.
Questo voto mi ha convinto (qualora non lo fossi già) che da un po' di tempo dalla politica non si chiede più il posto per il figlio o la certezza per la pensione. Diventa sempre più forte la ricerca su temi intangibili come pace, star bene, respirare, guardare, sentire, capire.
C'è chi ha messo in cima ai propri programmi politici il "bilancio ambientale", la carta per le città o il "digital divide" e non mi sorprenderebbe se un giorno di questi possa anche diventare sindaco da qualche parte. Così, senza che il sondaggio se ne accorga.
22/06/2004


