L'Ulivo siciliano e il caso Latteri
Se le differenze sono valore aggiunto
di Mario Centorrino*
Qual è la lezione che arriva dai voti di Latteri? Ce lo spiega Mario Centorrino dalle colonne di Repubblica edizione palermitana. "C'è in Sicilia uno schieramento dell'Ulivo che è riuscito a trasformare le sue differenze interne in valore aggiunto".
Qual è la lezione che arriva dai voti di Latteri? Ce lo spiega Mario Centorrino dalle colonne di Repubblica edizione palermitana. "C'è in Sicilia uno schieramento dell'Ulivo che è riuscito a trasformare le sue differenze interne in valore aggiunto".


La lezione che arriva dai voti di Latteri
di Mario Centorrino*
Una direzione di transito che, diciamo la verità, toglie fiato ai malpancisti sempre in agguato. E che - malgrado i tempi stretti della sua visibilità e la necessità di «accelerare» una proposta personale che avrebbe richiesto per essere opportunamente illustrata e motivata più passaggi mediatici e contatti con la platea elettorale di quelli concessi - riesce a convogliare ben 150 mila voti. Cioè quanto il «tesoretto», preferenza più preferenza meno, del presidente della Regione siciliana e uomo di spicco dell´Udc, Salvatore Cuffaro.

Diciamo subito che, intanto, il caso del rettore dell´Ateneo di Catania dimostra i limiti di una legge elettorale grazie alla quale - nel rispetto delle piccole formazioni - si trasformano in parlamentari (europei, in questo caso) soggetti che con un gruzzolo di voti pari a meno di un decimo da quello accumulato da altri.

Ma il caso Latteri suggerisce osservazioni ben più profonde. La lettura dei dati permette, incrociando i risultati ottenuti dai vari esponenti del cosiddetto Triciclo qui in versione isole, di sostenere che su Latteri in maggior misura si sono concentrati i flussi elettorali in uscita da Forza Italia, il cui tracollo a Catania e Siracusa assume dimensioni impreviste.

Si può azzardare che un´ampia quota di «borghesia professionale», come l´ha definita ieri Enzo Bianco sulle pagine di questo giornale, delusa nelle sue aspettative di riforma, prima alimentate dal «nuovismo» berlusconiano colorito di un inedito, anche se poi rivelatosi finto, pragmatismo decisionale, sia ritornata sui suoi passi. Attratta ora dall´offerta di un professionista con alto spessore culturale e con esperienza politica collaudata. In estrema sintesi, e forzando un po´ l´argomentazione, guardando alla lista sardo-siciliana dell´Ulivo potremmo distinguere tra tipologie di voto: il voto di apparato, il voto di opinione, il voto di ritorno.

Fava potrebbe aver catturato fasce del primo e del secondo; Latteri, del secondo e del terzo. Con margini di miglioramento, come si dice nel linguaggio calcistico, sia per Fava (che fa da riferimento credibile per l´area della sinistra più radicale) sia per Latteri (la cui indiscutibile affermazioni attirerà, è intuitivo, altre libere uscite favorite dall´attuale crisi interna di Forza Italia). E, al tempo stesso, si rafforza l´ipotesi di una piattaforma elettorale nelle prossime amministrative di Catania, vincente per quantità e qualità.

C´è insomma in Sicilia uno schieramento dell´Ulivo che - grazie anche ad altri rappresentati di spicco oltre a quelli qui citati - è riuscito a trasformare le sue differenze interne in valore aggiunto. Questo Ulivo siciliano può rappresentare sponda per tante speranze di riscatto. Il caso Latteri, così come il caso Fava, a queste speranze danno le gambe. O meglio, per non indulgere sempre nel bieco politichese, i... numeri.


*Editorialista- da Repubblica, ed. Palermo, 19/06/2004
21/06/2004
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